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Emergenza continua

di Salvatore Di Cicco

- Ormai è una di quelle parole che sentiamo ripetere ad ogni occasioni, cioè quasi tutti i giorni. L’emergenza è diventata infatti la norma, diventando anche il paravento per nascondere qualsiasi respnsabilità. Emergenza alluvione, emergenza incendi, emergenza carceri, emergenza anziani e così via elencando. Insomma, c’è un’emergenza per tutti, un modo per difendersi e un modo pernon ammettere che, invece, non s’è fatto quello che si poteva e si doveva fare prima.

Come si reagisce a queste “calamità” che quasi sempre sono la conseguenza di incuria, distrazione, colpa o dolo, il tutto condito da da superficialità e pressappochismo?
Si reagisce, prima di tutto, con l’emozione del momento, che non permette di essere lucidi e freddi nell’esame degli avvenimenti. Poi si giustificano le spiegazioni (anche quelle più assurde) e infine ci si dimentica tutto fino alla prossima occasione.
L’esperienza, però, insegna che le emergenze vanno affrontate e risolte nel breve periodo. Poi bisogna pensare a mettere in chiaro gli errori per cercare di evitare di ripeterli. E qui casca l’asino, cioè noi, perché non ci rendiamo conto che quello che si spende dopo una “calamità” è molto di più di quanto si spenderebbe per evitare quella calamità. Lo sanno tutti, lo dicono tutti ma nessuno lo fa.

Qui sta il punto. Dopo aver pianto per i disastri non c’è mai nessuno che prenda in mano la situazione e dica a chiare lettere: è indispensabile fare così e cosà, anche se tutto costa, per impedire che certe cose si ripetano.
Non c’è nessuno perché l’egoismo (dei singoli e non solo) spinge in senso opposto ed ha sempre la meglio. Sarà forse meglio fare in modo che certe persone, che pure ci sono, siano messe in grado di cambiare direzione. Non c’è dubbio che questa inversione di corrente sarebbe una vera e propria “rivoluzione” e servirebbe, quindi, a proporre un nuovo stile di vita, come quello che i medici consigliano a chi è sovrappeso. Ecco, noi siamo sovrappesi di benessere e di libertà, per cui facciamo fatica a respirare quando dobbiamo accelerare il nostro passo per raggiungere una meta più lontana senza l’aiuto di terzi.

Scoprire che questo nuovo stile di vita ci darebbe molti più benefici di quanti pensiamo di averne girando lo sguardo dall’altra parte sarebbe una scoperta davvero clamorosa. Soprattutto perché capiremmo che solo il nostro impegno diretto – non a tutto campo ma costante – può dare a tutti quel benessere sociale che troppo spesso chiediamo ad altri di perseguire e di cui gli altri sembrano approfittare invece che prendere come un impegno nei confronti della società.

Questa può sembrare un’idea utopistica, e in parte lo è, ma chi ci ha preceduto ha visto crescere il mondo proprio sulla base delle utopie. Ovviamente, non vogliamo essere predicatori di alcun tipo. Vogliamo solo suggerire riflessioni su argomenti che coinvolgono tutti noi, al netto degli egoismi personali ma anche con la consapevolezza che solo insieme potremo fare un passo verso un domani migliore.
Sabato 21 gennaio 2012 alle 10:03:13




























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