Chi troppo vuole...
di Salvatore Di Cicco
- Le ambizioni (giuste o sbagliate) fanno parte della nostra vita, anzi ne sono il carburante indispensabile perché l’idea, soltanto l’idea di raggiungere un certo obiettivo basta a dare un senso alla propria vita, alle proprie azioni. Spesso, anzi, si scambia quell’idea per un progetto di vita che, comunque, si proietta nel nostro futuro.
Quando, però, le ambizioni superano ogni limite allora viene da pensare che qualcosa non funzioni nella testa di qualcuno. Vedere gente arrivata, che potrebbe non solo vivere di rendita ma migliorare ulteriormente la propria situazione economico-sociale, non accontentarsi degli obiettivi raggiunti e cercare di andare oltre ogni limite, allora viene da riflettere non tanto sulle ambizioni (giuste o sbagliate che fossero all’inizio) di certi personaggi bensì sulle capacità intellettive degli stessi.
Ciascuno di noi potrebbe portare ad esempio questo o quel caso che conosce da vicino. Qui, invece, vogliamo portare ad esempio personaggi della vita pubblica, nazionale e internazionale, che hanno occupato stabilmente le prime pagine di giornali e telegiornali proprio perché il loro sconfinato ego è andato a scontrarsi con i limiti del buon senso e, in qualche caso, con il rispetto della legge.
Per non far nomi citiamo Mister B. (Berlusconi) e Mr Murdoch, accomunati dagli stessi interessi nel mondo dei media. L’uno e l’altro sono rimasti impigliati nelle rete che loro stessi avevano approntato per caturare, da un lato, l’interesse della gente e, dall’altro, l’interesse privato.
Mister B., vivendo e operando in Italia, ha tirato per le lunghe una storia cominciata oltre vent’anni fa. Una storia nella quale ha recitato la parte principale, convinto di poterne uscire vincitore anchee con l’aiuto di quel mondo (politico) da sempre definito “teatrino” ma molto utile per risolvere i propri problemi. Alla lunga, però, è stato costretto a cedere. Pur restando alla guida di un colosso dell’editoria come Mondadori, infatti, è stato “toccato” proprio sul terreno a lui più sensibile, quello dei soldi. A parte la multa che sarà costretto a pagare, infatti, c’è il rischio di contraccolpi sul piano dell’immagine e degli introiti pubblicitari della casa-madre Mediaset, che già barcollava in Borsa.
In Inghilterra, invece, il magnate australiano è stato costretto a chiudere uno dei suoi giornali per l’intreccio con apparati dello Stato (Scotland Yard) per la voglia di strafare dei suoi giornalisti, colti con le mani nel sacco del gossip e di tutto quel mondo che ruota intorno alla fabbrica delle notizie.
Nell’un caso e nell’altro, insomma, si è ripetuta la storia di chi non s’accontenta di quel che ha e vuole strafare nel nome di un desiderio chiamato ambizione.
Ma la cosa più incredibile è che spesso non tutti sono disposti a condannare, anzi giustificano gli interessati come vittime sacrificali della dea fortuna e di quella cattiva società nella quale, fino a prova contraria, hanno nuotato come pesci nel mare. Del resto, se sono stati ribattezzati “il caimano” e “lo squalo” un motivo ci sarà. Ora, però, sappiamo che non sono pesci pericolosi. Sono solo difficili da digerire.
Sabato 10 settembre 2011 alle 10:17:14
SALVATORE DI CICCO
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