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la legge del contrappasso

la storia dello spezia più vicino a noi

- LA
LEGGE DEL CONTRAPPASSO

Lo Spezia di Filippi mostrò ancora, nella
stagione successiva, la grinta che l’aveva portata ai play-off. Pur tra
alti e bassi, la formazione bianca si tolse parecchie soddisfazioni in
un campionato non certo semplice. Gli aquilotti avevano nel frattempo
affinato gli schemi del mister, e, rinforzati dagli arrivi di Zamboni e
Perugini (ottimi centrocampisti di categoria) e di Fausto “Big”
Salsano, indimenticato idolo della Genova Blucerchiata, offrirono
diverse dimostrazioni di bel gioco, fra i quali spicca la gara del 3 a
0 al Picco sul Mantova dell’ex Cappelletti. Fu una delle gare più belle
tra tutte quelle che ho visto nel nostro stadio in questi ventidue
anni. Mi dispiacque sentire qualche fischio all’indirizzo di
Cappelletti. Non avrei però mai immaginato che pochi mesi dopo,
ascoltando la radio mentre andavo in auto, avrei pianto alla notizia
della sua improvvisa scomparsa. Il girone di ritorno degli aquilotti,
per fortuna, non fu condizionato più di tanto dall’incredibile
pomeriggio di febbraio, segnato da una sfida col Pisa interrotta dopo
soli otto minuti per incidenti. A proposito di questa vicenda, ricordo
nitidamente alcuni aspetti. Il primo è la sciagurata gestione, da parte
delle autorità, della settimana precedente la gara, quando le richieste
dei pisani (poi arrivati in 1.500) avevano sfiorato i tremila
biglietti. Il secondo è l’incredibile montatura che fu fatta dell’
episodio. Io, che ero in gradinata, non vidi volare proprio nessun
seggiolino. L’assistente dell’arbitro fu colpito da alcuni cartoncini
neri (quelli usati per la coreografia) sovrapposti e lanciati da pochi
metri. Infine, ricordo il livore dei pisani nei confronti della nostra
città, la mattina dopo, nelle vie della città toscana. Gli anziani,
fuori dai bar, parlavano di Spezia come di una città “fascista”. Molti,
nei giorni successivi, addossarono a tutta Spezia la colpa della morte
di Maurizio, ragazzo pisano cui era ceduto il cuore per un malore in
curva durante gli incidenti scoppiati tra tifosi spezzini e polizia.
Furono giorni difficili, anche per me che andavo a Pisa giornalmente.
Lo Spezia fu costretto anche a giocare fuori casa, a Carpi, tre gare
casalinghe. Alla fine però, come detto, gli uomini di Filippi e Borgo
non si fecero condizionare dai fattori esterni e arrivarono con merito
ai play-off, quinti ma staccati di sole tre lunghezze da Albinoleffe,
Mantova e Prato, seconde a pari merito. Nella semifinale l’avversaria
designata era, stavolta, l’Albinoleffe, vera e propria bestia nera
dello Spezia: a oggi, i bianconeri non hanno mai vinto sul campo della
squadra bergamasca. La gara di andata fu dominata dallo Spezia, che
segnò con Andreini e sfiorò con Perugini il raddoppio che avrebbe
garantito la sicurezza della finale. Le aquile affrontarono il viaggio
a Bergamo con grande fiducia, seguiti da un nutrito gruppo di
sostenitori. L’obiettivo era salire in C1, anche perché nessuna delle
altre pretendenti si era dimostrata superiore allo Spezia nella
stagione regolare. Per 90 minuti la squadra si difese con ordine, ma
nel recupero, quando già i tifosi aquilotti cantavano la loro gioia per
la finale, arrivò la beffa: Di Sabato, al 93°, condannò lo Spezia ad un
altro anno di purgatorio. Dopo la vittoria all’ultimo tuffo di Rimini
dell’anno precedente, una sorta di legge del contrappasso del calcio
stavolta ci condannava impietosamente. Era, però, l’ultima delusione
della storia spezzina in serie C2.

LA NUOVA ERA

L’estate del ’99
portò importanti novità, che sarebbero state decisive per ridare alla
città una squadra capace di far sognare imprese importanti. Un gruppo
imprenditoriale formato da quattro moschettieri acquistò lo Spezia e
cominciò a lavorare per dargli da subito un’identità vincente. Il
presidente Zanoli portò nella città sprugolina l’allenatore Andrea
Mandorlini, già protagonista con lui a Trieste. CI furono arrivi
importanti: Rubini, Melucci, Bordin, Coti, Catalano, De Vincenzo,
Mingazzini, Carlet, Fiori, Agostini i maggiori, oltre al ritorno
graditissimo dell’idolo Roberto Chiappara, dopo la sua parentesi in
serie A ad Empoli. Con una squadra così non si poteva fallire. E lo
Spezia non solo non fallì, ma polverizzò tutti i record della
categoria. Ben 76 punti realizzati, un attacco atomico, una difesa
quasi imperforabile, gol, divertimento e spettacolo. Fu la stagione che
tutta Spezia meritava per l’attaccamento e la passione dimostrati anche
negli anni più bui. Il campionato fu vinto in anticipo, dopo un
avvincente duello con l’Alessandria. Il campo però aveva dato il suo
verdetto già nella gara di andata, al Picco, in una delle partite più
belle che io ricordi. Davanti a oltre 8.000 spettatori, sotto la
pioggia, il 19 Dicembre lo Spezia giocò una gara epica. Sotto dopo
quattro minuti, gli aquilotti si riversarono anima, corpo e cuore nella
metà campo dei grigi, imbastendo un furioso tiro al bersaglio verso una
porta che sembrava maledetta. Poi, nella ripresa,sotto le luci
artificiali, arrivò come un lampo nel buio il pari di Zaniolo, che
mandò in visibilio la tifoseria di casa. Non era finita. Dieci minuti
dopo, Alan Carlet (quello che “quando entra ne fa tre”, e che da
giovane Mazzone vedeva come uno dei possibili più forti attaccanti
italiani) sparò un missile su punizione che si insaccò alle spalle di
Malatesta, portando via sfortuna, sofferenze, passato e paure. Ricordo
una gioia sfrenata, le lacrime che si mescolavano alla pioggia. Quando
tutto il Picco era pronto a liberare la propria gioia, l’arbitro
assegnò un rigore all’Alessandria. Il problema principale era che il
cronometro segnava il 94° minuto. Il Picco divenne bianco, stavolta non
di passione, ma nei volti dei suoi spettatori. Sul dischetto si
presentò Scazzola, ex bianco e ottimo protagonista della stagione
alessandrina. Io non posso descrivere cosa provai quando Hugo Rubini,
con un balzo felino, riuscì a togliere quel maledetto pallone dalla
porta. Posso dire, però, che quell’emozione non la dimenticherò mai. E’
una di quelle emozioni che provi per sempre. Lo Spezia festeggiò la
promozione matematica il 30 aprile del 2000, contro la Biellese. Furono
novanta minuti di meritata festa, in cui notai comunque un ragazzo,
nella Biellese, che mi impressionò per la sua somiglianza con Tacchi,
idolo della mia infanzia. Era il numero 11, e si chiamava Massimiliano
Guidetti. Pensai che mi sarebbe piaciuto vederlo in maglia bianca. Dopo
la partita festeggiai con i giocatori in Piazza Europa, i ragazzi erano
felici, Salsano disse che aveva visto scene del genere solo a Genova,
per le vittorie della Samp. Lo Spezia era tornato grande, e si
preparava a lottare per inseguire di nuovo l’agognato traguardo della
B. Giusto per far proseguire l’imbattibilità del Picco, le aquile si
tolsero anche la soddisfazione di rifilare un 4 a 1 al Milan di
Shevchenko nell’amichevole disputata per festeggiare le uniche due
squadre che, nel dopoguerra, avevano vinto un campionato italiano
restando imbattute. Un bel biglietto da visita per il ritorno nella
categoria superiore.

PROVE DI GRANDE SPEZIA

Nella stagione
successiva la squadra bianca parte con l’intenzione di recitare una
parte da protagonista. Pur venendo dalla categoria inferiore, la rosa
permette di lottare per obiettivi superiori alla salvezza, e lo Spezia
centra subito il quinto posto che vale i play-off. La stagione,
cominciata con diverse buone prestazioni (dallo splendido 3 a 0 col
Pisa, in notturna, alla sconfitta spettacolare con la corazzata Modena,
fino ad un altro 3 a 0 rifilato al Livorno di Protti e Alessi) proiettò
addirittura le aquile, rinforzate da Zaccardo, verso il sogno di
lottare per il primo posto. In estate, oltre al futuro campione del
mondo, erano arrivati fra gli altri il validissimo Menolascina,
Beltrame e Budel, e a Gennaio venne acquistato anche Orocini. Purtroppo
la corsa venne frenata da due inopinate ed immeritate sconfitte, con
Reggiana e Carrarese, subito riscattate dal 2 a 0 rifilato nell’ultimo
derby dell’andata alla Lucchese. Nel ritorno la marcia fu più
discontinua, l’emozione più importante fu rappresentata dalla vittoria
a Carrara: come nell’88-89, un gol al primo minuto di un numero 11
tascabile e guizzante regalò una bellissima soddisfazione. Lo Spezia,
dopo aver fatto soffrire il Modena, tenne testa al Picco anche al Como,
che si stava giocando il campionato proprio con i canarini. La
penultima giornata fu da cardiopalma, con il Como che vinse al Picco
una partita costellata di emozioni, gol annullati, pali, occasioni su
entrambi i fronti. Al 94°, quando i comaschi pensavano di essere in
testa, giunse la notizia che il Modena aveva segnato. Il Como pianse
per la sua vittoria, lo Spezia paradossalmente sorrise pur avendo
perso, perché guadagnò quel giorno l’accesso agli spareggi. Che avrebbe
giocato proprio contro i lariani.

L’ATTIMO CHE VALE UNA STAGIONE

Per
la prima partita che riportava le aquile a un passo dalla B dodici anni
dopo, la città visse momenti di vera euforia. I botteghini vennero
presi d’assalto, i biglietti polverizzati in poche ore, con annesse
risse per accaparrarseli. Lo Spezia giunse allo spareggio deciso a
tentarle tutte per azzardare il miracolo di eliminare la squadra
comasca, che aveva fatto venti punti in più degli aquilotti. La partita
fu intensa, il Como si difese, come aveva fatto per tutta la stagione,
con ordine e con fiducia nelle doti di un portiere, Brunner,
letteralmente in stato di grazia. Ci fu anche un intervento molto
dubbio su Zaniolo, che fece gridare al rigore. La partita si stava
incanalando su uno 0 a 0 che ovviamente andava meglio al Como, e che
avrebbe permesso al massimo agli aquilotti di sperare, nel ritorno, in
un’altra Rimini. A volte, nel calcio, ci sono però dei momenti che
cambiano il corso di una partita, di una stagione, a volte purtroppo
anche di anni di storia calcistica. A otto minuti dalla fine, uno di
questi attimi lo vive sulla sua pelle Stefano Sottili, uno dei
giocatori che più ho amato ed ammirato per la sua grinta, la sua
combattività, le sue capacità. Lo stopper spezzino cade in un liscio
che libera Colacone verso la porta spezzina. Il gol del bomber è una
doppia coltellata per i tifosi aquilotti, anche per il fatto che
Colacone in estate era venuto a Spezia per firmare con le aquile, salvo
poi scappare alla chiamata di Enrico Preziosi. Lo Spezia restò in C1.
Il Como volò in B dopo la doppia finale col Livorno. Una stagione
comunque positiva, dopo anni di sofferenza in C2.


Lunedì 1 ottobre 2007 alle 15:27:26
ALESSIO PINZA
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