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Sliding doors

- Solitario, condannato a vedere la partita da scomoda posizione, da lontano, è la sua storia. E’ lì piantato su una riga ad attendere che arrivino a metterlo in difficoltà, è il suo destino.”Ora che l’arbitro non è più mascherato da corvo nero- raccontava Galeano- anche il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori”. E’ la sua maglia. Abita in porta, quella che ti chiudi alle spalle e può essere l’ultima. Ti può coprire la verità, e spesso succede proprio questo. E’ il suo destino. Nell’immensità di una porta che dopo di lui è completamente vuota. E se le mani di acciaio ti diventano un bel giorno di seta è la tua fine, e quei pochi centimetri che hanno spostato la sfera dilaniata dal vento, diventano la maledizione della tua esistenza. Portieri non si nasce, lo si diventa.”Ero alto da bambino, mi misero subito in porta”, ricordava in una intervista Nicola Santoni tempo fa. Per dirla tutta, giocava anche a basket. La sua porta ha girato parecchio, si è colorata molto di più delle sue maglie, verdi, arancio, gialle, perfino rosa. Come tutti i portieri la folla lo ha amato ed odiato. Era successo a Palermo, successe qui alla Spezia. Al Bentegodi il 21 giugno 2007 giocò la gara perfetta, qualcosa da raccontare a figli e nipotini. I tifosi lo amarono e lo maledirono, come quando a Napoli uscì in maniera impresentabile regalando la palla a Calaiò che un gol così non lo aveva segnato neanche all’Oratorio. Nel momenti di difficoltà, mentre altri portavano a spasso una fascia da capitano, lui era quello che parlava, spronava, spingeva. Era il numero uno, non il primo a guadagnare ma il primo a pagare. Poche settimane fa, in una clinica, pochi centimetri gli hanno tolto il calcio. Dovevano essere 15 al massimo, per lui sono diventati 20. Il cuore, tanti se ne riempiono la bocca, forse perchè nel loro petto è solo una valvola. Ipetrofia cardiaca si legge:”Il medico si è avvicinato e mi ha detto che non avrei più potuto giocare. Mai sofferto, mai avvertito niente. Non ho capito più nulla”. Così, quella porta fissa è diventata girevole come quando in giornata negativa la squadra, il portiere paga per tutti, lasciato solo alle scorribande esterne.”Pensavo di poter dare al calcio ancora molto, sono salito fino al ritiro, ho ripreso la mia roba. Alcuni giorni dopo sono tornato per la rescissione. Pensavo di giocare ancora 4-5 anni, mi ferma qualcosa di più grande di me”. E’ la stessa patologia che fermò Thuram e che lo obbligò a smettere. O quella che segnò il destino di Marc-Vivien Foé, giocatore camerunense del Lione, che si accasciò mentre giocava. L'autopsia confermò proprio l'evidente ipertrofia cardiaca. E’ una storia di dramma e sentimento, di uscite a vuoto che la vita regala a quell’uomo sempre fermo sulla linea. Come se il destino del Dio pallone lo avesse voluto punire: lui che para e guasta la festa la calcio, che vive di gol. E te la fa pagare. O almeno ci riesce con alcuni, altri rifuggono. Nicola Santoni è tornato a Cervia, alla sua spiaggia, ai suoi amici. Forse intraprenderà la carriera da preparatore dei portieri, lasciando da parte i soldi:”Non mi interessano, voglio capire se posso dare al calcio ancora qualcosa, dopo aver avuto tanto fino ad oggi, al momento dello stop. Voglio anche riparlare con i medici, avere maggiori notizie possibili”. Gli hanno tolto l’idoneità agonistica, ora è senza patente calcistica. La folla non perdona quasi mai il portiere. Ora lo ha fatto anche la vita.

Sabato 8 agosto 2009 alle 14:12:06
ARMANDO NAPOLETANO
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