La ricostruzione
Spezia story
- Il nuovo presidente, Eros Polotti, richiamò una
bandiera spezzina per ricostruire la squadra. Si chiamava Sergio Borgo,
ed è la persona più competente, passionale, onesta e intelligente che
abbia conosciuto nel mondo del calcio. Nel frattempo, compiuti 18 anni,
principiai finalmente a seguire le aquile come e quando volevo, grazie
alla…patente di guida. Così i 40 e passa chilometri che mi dividevano
dal Picco non mi tolsero la voglia di seguire i ragazzi anche in C2. La
squadra partì con alcuni, prevedibili stenti. Però rientrò in
carreggiata, e piazzò anche qualche bella vittoria, come quella sulla
capolista Spal. Un bel giorno, il mio amico Matteo, che conosceva la
mia passione per le aquile, mi chiamò invitandomi a seguire con lui,
dalla posizione privilegiata del campo, un’amichevole a scopo benefico
fra lo Spezia e una rappresentativa della Polizia Stradale, della quale
suo padre era orgoglioso appartenente. Ovviamente accettai, ed ebbi la
fortuna di vedere i miei beniamini, che si chiamavano Eritreo, Cioffi e
Lazzoni, e non Zidane o Ronaldo, dalla panchina del Picco. A fine gara,
io e Matteo conoscemmo Borgo. L’indimenticato capitano ci intrattenne
per circa un’ora con le sue interessanti teorie sui cicli orientali
applicati al calcio. Secondo i suoi calcoli, lo Spezia sarebbe tornato
a lottare in alta quota in C1 entro pochissimo tempo. Poi, indicando la
porta sotto la Ferrovia, gli dissi: “Io mi ricordo un suo gol…”, e lui
finì la frase: “In quella porta lì”, e gli occhi gli si inumidirono, e
mi raccontò di come, quel giorno, la squadra in difficoltà era stata
“miracolata” dal Picco, dalla gente che batteva i piedi e le mani,
dalla carica quasi catartica che i giocatori avevano ricevuto da quel
gesto. Mi disse che lui spiegava ad ogni giocatore il valore di quella
maglia bianca e di quello stadio unico al mondo. “Se il pallone esce,
lo prendi tu, perché qui siamo al Picco. E la rimessa laterale è tua”.
Grazie Sergio. Da quella sera, anche il mio amico Matteo, che oggi è
gradito ospite di trasmissioni sportive locali nonché capace
giornalista, si appassionò allo Spezia. Decidemmo di andare insieme al
Picco, e la scelta della partita fu per lui, credo, molto fortunata.
Cosa vi viene in mente se dico Viterbese? Un’altra partita “storica”,
un 4 a 4 che fu davvero spettacolare. Prima di quella gara, la
Viterbese si stava giocando il primo posto, mentre le aquile erano
ancora lontane dalla zona play-off. Quel giorno, però, al fianco di
Igor Zaniolo aveva esordito un certo Alessandro Andreini, quinta punta
del Pisa voluta (come Igor, Cioffi, Chiappara e altri) proprio da
Borgo. Io e Matteo ci guardammo e sentenziammo: “Questi ci arrivano
dietro”. Da lì in poi vedemmo quasi tutte le gare al Picco. La squadra
divertiva e regalava emozioni, come l’1 a 0 sul Pontedera ottenuto al
7° minuto (!) di recupero dopo una rissa in campo poco prima del 90°.
Ad Aprile, ci fu il derby di ritorno col Pisa. All’andata lo Spezia si
era visto concedere un rigore al 90°. Segnò Eritreo, ma l’arbitro,
forse per paura della curva pisana, fece ripetere il tiro. Il povero
Giorgio, professionista esemplare, sbagliò. La gara di ritorno era
carica di tensioni, anche perché le due squadre si giocavano un posto
nei play-off. Partii al mattino in treno, da Aulla, per trovare i
biglietti anche per gli amici e per poi aspettarli dai miei parenti.
Dopo pranzo, arrivarono i miei amici e mi raggiunse anche mio padre,
uscito dal lavoro. Qualcosa però non andava. L’aria del finestrino del
treno mi aveva tirato un brutto scherzo. Febbre a 38,5! Ovviamente
tutti volevano impedirmi di andare al Picco. Anche se Matteo e mio
padre erano quasi convinti dalla mia tenacia. “Va bene”, dissi, “vengo
davanti allo stadio, rivendo il biglietto e mi porti a casa”. Una volta
giunto sotto la Ferrovia, naturalmente entrai allo stadio. Col cavolo
che avrei rinunciato a Spezia-Pisa, dopo sei mesi che la aspettavo! Fu
una partita splendida, in campo e sugli spalti. Con la febbre alta e
sotto la pioggia avevo la testa che mi scoppiava, ma non mi impedì di
vedere il tiro scoccato da Andreini che ci riportò in vantaggio.
Zaniolo, espulso, mostrò una maglietta in cui prendeva a calci la Torre
Pendente. Fu una Domenica meravigliosa. La sera stessa, la febbre
svanì, come la boria pisana messa a tacere da un Picco d’altri tempi.
Gli aquilotti, come da previsione, arrivarono fra le prime cinque
squadre del torneo. Davanti al Pisa e…alla Viterbese.
FINALE AMARA
Lo Spezia si guadagnò quindi, dopo una bella rincorsa alla quinta
piazza, l’accesso ai play-off promozione. Avversaria la corazzata
Rimini, sconfitta dalla Spal nella lotta al primo posto ma meritevole
quanto gli estensi di essere promossa. Nella gara di andata, il Picco
offrì uno spettacolo degno dei tempi migliori. Non bastò, però, per
superare l’attenta difesa riminese. Un episodio mi torna alla mente, lo
cito per rendere l’idea della grandezza di un giocatore. Intorno alla
mezz’ora, un pallone invitante giunse, quasi sul fondo, a Chiappara, su
quella fascia destra che per tutta la stagione aveva dominato. Roby
tentò il cross, ma il pallone terminò direttamente fuori. Io e Matteo,
il mio vicino di curva, ci voltammo l’uno verso l’altro, sgranando gli
occhi increduli. Era il primo cross che avevamo visto sbagliare a
Chiappara in tutta quella stagione. Lo 0 a 0 era un pessimo risultato,
era obbligatorio a quel punto espugnare Rimini per andare in finale. Lo
Spezia, nella partita di ritorno, compì il miracolo nella più assurda
delle circostanze. Novantaquattresimo minuto in corso, l’ultima azione
d’attacco dei romagnoli fu interrotta da un fischio dell’arbitro.
Sottili battè la punizione calciando a quasi 80 metri dal punto di
battuta, il classico pallone della disperazione nell’area avversaria.
Ci fu una sponda di Sanguinetti, poi sbucò Chiappara e calciò d’
istinto, non poteva sbagliare. E non sbagliò. Lo Spezia era in finale,
il Rimini incredibilmente fuori dai giochi dopo una stagione stupenda.
I romagnoli avrebbero poi pagato dazio per diversi anni ai playoff. La
finale era stata raggiunta, a quel punto lo Spezia avrebbe potuto
sperare di completare l’opera. L’avversaria designata dall’altra
semifinale era l’Arezzo di mister Cosmi, con Tardioli, Di Loreto e il
centravanti Pilleddu fra gli elementi di maggior spicco. C’era un’
atmosfera elettrizzante in casa bianca. Borgo aveva creato, al primo
anno di lavoro, un gruppo meraviglioso. La finale si giocò in partita
unica, sul neutro di Pistoia, in un soleggiato pomeriggio di Giugno. La
curva spezzina organizzò l’esodo con due treni stracolmi e numerose
auto private, intonando cori che riprendevano l’aria dell’inno del
Mondiale ’98 a sostegno delle Aquile. Io partii la mattina alle sette
dal mio paesino in Lunigiana, non volevo perdere l’emozione di fare la
trasferta da Spezia, in treno. Con me il mitico Stefanone e suo cugino
Matteo, per gli amici “sghioràto”. Fu una giornata infinita. Il treno
si fermò varie volte, con numerose schermaglie nelle stazioni toscane.
Poi, giunti allo stadio, cantammo per 120 minuti la nostra passione, la
nostra voglia di tornare nella categoria che ormai ci apparteneva. Non
bastò il nostro cuore e quello dei ragazzi. Non bastò il rigore di Roby
Chiappara. Venne annullato un gol a Zaniolo, forse regolare, certo più
di quello realizzato da Salas in Italia-Chile di pochi giorni prima. La
delusione fu cocente, il ritorno triste, con qualche simpatizzante
carrarese ad aspettarmi, a mezzanotte, davanti al solito bar. Lo Spezia
sarebbe ripartito per un altro anno dalla C2.
Lunedì 10 settembre 2007 alle 23:18:58
ALESSIO PINZA
© RIPRODUZIONE RISERVATA