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Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 Agosto - ore 22.47

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Il volto di Padoin

di Marco Ursano

Il volto di Padoin

- Il volto di Padoin.

Per un istante. Affiora tra la foresta di corpi sudati, agitati, occhi strabuzzanti e schiene che ondeggiano come in preda ad una febbre tropicale. Si fa largo tra il frastuono da curva che dall’interno del bar di Angelo de Lisi si riversa in Via Persio, vola attraverso le aiuole dei giardini e satura tutto il quartiere, tutta la città. Per un istante, lo vedo. Un fotogramma rapidissimo, moltiplicato da sei schermi televisivi. Il volto di Padoin. Per un attimo, le telecamere di Sky inquadrano la faccia di Padoin. Prima del suo gol. Prima dell’esultanza da esplosione di coronarie di tutta una comunità di tifosi. Prima della sua stessa esultanza. Un volto distorto, sfigurato dalla fatica. Un volto che racconta tutto. Quello che sta provando in quel momento e quello che è stato tutto questo campionato. Un volto scavato all’estremo, segnato da una sofferenza fisica e mentale irriducibile.
Però, e questo lo capiscono subito tutti i presenti, anche senza bisogno delle parole del commentatore, è al contempo il volto di chi non si è ancora arreso. Di chi c’è ancora.
E’ la cosa che mi ricordo meglio di quegli ultimi minuti di delirio. Il volto di Padoin, che al fischio finale si sovrappone a quello di Willy, il mio migliore amico, anche questo provato, deformato, devastato da una tempesta di sentimenti. Willy, che qualche anno fa (sette od otto, non ricordo), mi ha riportato a vedere lo Spezia al Picco, dopo una lunga pausa dovuta alla distanza dalla mia città, al lavoro, alla perdita d’affetto ed al rifiuto di questi luoghi. Il rifiuto di chi è costretto ad andare via da Spezia, per studiare, trovare lavoro, cercare un’alternativa al provincialismo ed alla mancanza di opportunità. Mi ricordo che ai tempi di Mandolini lavoravamo entrambi a Firenze, condividendo anche lo stesso appartamento. Ed all’inizio, parlare dello Spezia all’ombra di Palazzo Vecchio o appoggiati alle “spallette” dei Lungarni, osservando schiere di turiste americane, mi sembrava un po’ grottesco. Ma ogni domenica, quando lo Spezia giocava al Picco, noi eravamo lì ed al ritorno, in macchina, sull’autostrada di notte, i commenti sulla partita si sovrapponevano a quelli del lavoro o delle nostre vite. E dopo qualche mese, i miei collaboratori, tutti fiorentini, il lunedì mattina erano informati di quello che aveva fatto lo Spezia quasi meglio di me. Sapevano bene che il risultato della partita avrebbe influito in modo significativo sul mio umore e quindi sulla loro settimana lavorativa. In pratica, conoscevano in anticipo il livello dei miei cazziatoni. Costretti a tifare Spezia.
Ieri pomeriggio, quando Willy mi ha abbracciato al fischio finale, quasi stritolandomi con tutti i suoi novanta chili di peso, zuppo di sudore e di prosecco, mi sono tornati alla mente questi ricordi. Come quando Guidetti ha segnato il primo gol al Genoa l’anno scorso. Una serie di flash sovrapposti, una sequenza velocissima di pezzi d’immagini. Un senso di esaltazione unico ed irripetibile. Che difficilmente si può spiegare a chi non n’è coinvolto.
Per carità, nella vita c’è anche altro, altre gioie, e molto più intense (che banalità). Ma per quanto riguarda la schizofrenica esistenza da tifoso, gioie come quelle di ieri sono assolutamente uniche ed irripetibili, ti ripagano di tutto, di tutte le sofferenze, anche dei sensi di colpa di quando non ci sei stato o di quando non ci hai creduto fino in fondo. Come in questo caso, io non ci credevo, devo ammetterlo. Non sono andato a Torino, fanculo a me!
Faccio ammenda, e nel frattempo mi permetto un altro, piccolo e rispettoso vaffanculo: a tutti quelli che ieri hanno detto e pensato “hai visto, se avessimo giocato così tutto il campionato ci saremmo salvati molto prima”.
Dopo i festeggiamenti sono tornato a casa, da mia moglie Francesca. Appena mi ha visto ha scosso la testa, con un’espressione a metà tra la commiserazione ed il divertimento. E quando mi sono gettato sul telecomando per cercare un qualsiasi canale che raccontasse dello Spezia, la sua espressione si è mutata in una definitiva smorfia di disgusto.
Dal suo punto di vista, credo che abbia ragione.
Per un non tifoso, qualsiasi tifoso assomiglia ad un essere primitivo in preda ad impulsi irrazionali, capace solo di emettere versi gutturali e slogan di una retorica insopportabile in cui la sintassi della lingua italiana appare solo un flebile ricordo.
Ci pensi, amore mio, abbiamo battuto la Juve a Torino! Siamo nella storia! Ma l’hai visto il gol di Guidetti? Hai visto come hanno giocato? Ma soprattutto, l’hai vista la faccia di Padoin?
Smettila, deficiente, vai a farti una doccia che usciamo..
Uscire? Io non voglio uscire, voglio vedere novantesimominuto, primo canale, tele liguria, cittadellaspezia, acspezia.com, tutti i forum, i muri, tutto quello che c’è.
E devo trovare una foto di Padoin, devo trovarla assolutamente.

Marco Ursano

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