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Il calcio è poesia - Il giorno che lo Spezia chiese la A

Il calcio è poesia - Il giorno che lo Spezia chiese la A

- Era un martedì ed un pallido e rossastro riverbero entrò dalla finestra dell’ufficio dell’avvocato Eraldo Bellincioni, un pisano, ma che si considerava spezzino di adozione. A lui, alcuni dirigenti aquilotti, in testa Giacomo Semorile, ben più che un segretario, avevano chiesto di colloquiare con la federazione per ottenere la serie A: E’ un giorno del giugno 1946. La federcalcio attende una memoria, perché lo Spezia, che dopo la vittoria nel campionato del 1944, non si è iscritta a quello successivo ( neppure i Vigili del Fuoco dall’Alto comando di Roma confermarono l’affiliazione), non ha partecipato alla stagione della ripresa, 1945-46 e quindi non è definibile in una categoria. E’ fuori dal calcio italiano a tutti gli effetti. Bellincioni prepara 60 pagine di memoria, nelle quali spiega che lo Spezia, che ha vinto quel titolo e che era una delle migliori formazioni di allora della serie cadetta, ha ragione di poter partecipare alla massima serie. Reclama il titolo che viene ridotto a torneo dell’Alta Italia e poi ‘Di Guerra’ e soprattutto chiede l’inserimento nel novero delle grandi. C’è anche uno scambio epistolare molto lungo tra le parti, fatto di botta e risposta decisi. Nello Sgorgini che ne assume la presidenza la mette sulla sfida: vuole la A perchè sa che la guerra ha stoppato quella che poteva essere la probabile crescita del club. La federcalcio, prima tarda una risposta, poi non articola una prima decisione che viene contestata, ma alla fine è perentoria con un telegramma: o serie B oppure niente. Bellincioni parte per Roma e poi va a Milano, va a parlare con i dirigenti federali ma ottiene quasi una multa per l’ardire di certe dichiarazioni. La serie B dell’anno è infernale, perché come lo Spezia molti approfittando del rimescolamento per chieder qualcosa: tre gironi difficili, lo Spezia viene inserito nel concentramento A, una sola formazione sale diretta in massima serie. Sgorbini rimette la squadra nella mani di Ottavio Barbieri, sfida la Figc sui giornali del tempo, per vendicarsi della figc e vincere. Arriverà terza, mettendosi in forte evidenza. Si può dire che quell’estate è l’unico momento in cui la società bianca va vicino ad un traguardo che ad oggi non ha mai toccato con mano.

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