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Il calcio è poesia- Un mercoledì da bidoni

- Il 30 maggio 1984, sono entrato per la prima volta all’Olimpico di Roma. Attraverso la televisione avevo avvertito che quello stadio fosse una sorta di aeronave, un posto dove ti imbarcavi e via, aspettavi solo che il nano facesse il miracolo di impartire lezioni sacramentali al gigante. Un portiere allampanato ad arte, un difensore statuario ed immobile, un rigore inesistente concesso a tuo favore a pochi minuti dalla fine. Tutto c’era in quell’aeronave. Ero andato a vedere Roma-Liverpool finale di coppa campioni e neanche un poco mi aveva stupito che proprio di fronte alla tribuna, nella parte di gradinata più vicina alla sud, avessero subito esposto un enorme striscione con la coppa nel mezzo. Chi avrebbe avuto l’ardire di toglierla all’Impero romano del pallone. Qualche ora dopo, non poche, vidi esattamente davanti a me, Ciccio Graziani sparare una cannonata altrettanto sacramentale che faceva piangere Roma. Marzo 2010, un pomeriggio parmense, poco salotto, molto pranzo, tortellini, un buon dolce; esco e mi ritrovo in una libreria, il posto, con lo stadio e casa mia, dove mi rilasso meglio. Perché ogni foto, ogni immagine, ogni parola, ogni copertina riesce già nell’immediato a popolare la mia testa di visione fantastiche. Scorgo non in primissimo piano un libro, la foto di un rigore, la scritta Roma-Liverpool e la firma Graziani.”Dai su, io c’ero”, dico alla compagnia. Mi accorgo dopo poco che il nome dell’autore richiama solo tragicamente quello dell’infausto rigorista di quella notte.Giornalista Rai, Massimiliano vive a Roma, è nato l’anno di Italia-Corea del 1966, dice di essere uno dei pochi della sua età ad aver visto giocare dal vivo Pelè. E’ uno di quelli di Rai International, diffonde con la sua voce il calcio italiano attraverso il Mondo. Leggo il libro, molto bello, e mi ci ritrovo, proprio come lui quella sera. I sassi che volavano, la mia corsa verso la stazione con gli amici per riprendere il treno per La Spezia ed il dovere da militare di essere in servizio alle 8. Il ragazzo inglese con il padre che alla stazione mi chiede di scambiare la sciarpa, che io ho comprato solo per ricordo, perché non sono romanista. Il silenzio dopo la sconfitta, non c’è quiete ma solo tempesta, un piccolo uomo appoggiato alla balaustra della strada che madonna in romano, con gli occhi neri che sanno piangere anche se sono antichi e conoscono la sconfitta, Venditti che al Circo Massimo suonava e cantava lo stesso con i romani e romanisti che andavano a casa. Nella notte si avvertiva ancora il boato nel silenzio degli inglesi dopo il gol di Kennedy.Si, quello che racconta Graziani io l’ho visto di persona. Il suo libro “Quel Roma-Liverpool di un mercoledì da cani” va al di là dei 18 euro che spendi per portartelo a casa.Forse perché dimostra veramente che nel calcio la felicità è solo la tristezza che fa le capriole.”11 centrimetri per cambiare la direzione di un rigore, come il numero dei giocatori, come i metri che separano il rigore da una linea di porta. La distanza che la palla deve percorrere a volte per dirti se tu vai in paradiso o all’inferno”.
Sabato 10 aprile 2010 alle 09:04:22
ARMANDO NAPOLETANO
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