Il calcio è poesia-Stramaledetto United
- Nick Hornby non è solo uno scrittore, forse è il calcio inglese. E? riuscito negli anni, con i suoi scritti, a dimostrare come fare il giornalista di calcio e conseguenzialmente lo scrittore, sia un lungo viaggio tra il piacere ed il dovere. La sua febbre a novanta, il suo stile, capace di far diventare eccelso anche il calcio di uno come Bobby Stiles, il peggior Gattuso, mi ha sempre impressionato. Leggere calcio e leggerlo d?oltre Manica, permette spesso di indicare un modo che ha alla base sentimento, cultura e profondità. La valigia di scrittori come questi ben tollera ogni peso, e ti permette di non aver addosso la mestizia del tramonto del nostro calcio, così diverso e rude, così meno romanticamente folle. Perché gli inglesi sono folli, vagabondi nell?animo. Hornby è il valore, come altri sono la cronaca, lo stile, il romanzo. In Italia, nella nostra letteratura sportiva, non esiste un Gimmy Grimble, due società teatrali si sono interessate nel tempo a produrre un?opera se non un film sul giorno di Allarmi aerei che regalò lo scudetto allo Spezia Vigili del Fuoco, ma mai sono arrivati i finanziamenti. Mentre gli inglesi ci danno lezione di come raccontare il calcio, noi studiamo lo schema a farfalla di Oronzo Canà, film provinciali. Direte voi, ma anche quella inglese spesso è provincia, e ciò è ancora più vero e tragico. Insomma, loro hanno inventato il calcio e la loro tribù insegna a noi come metterlo in prosa e su uno schermo. Sui libri è diverso, la distanza si ferma un po?, la luce si riduce, anche se gli scritti di Brera e Tosatti ma anche quelli di penne come Roghi restano illuminanti. Gli inglesi però trovano modi e storie ancor più belle ed affascinanti, raccontano il calcio attraverso visioni, vivono lontanissimi dalla funzione del critico così come del tecnico che riscrive ogni volta che sia un esercizio. Da loro la scrittura conta meno della storia che però è spesso bellissima. Due libri, più o meno noti, danno il vero metro. Ma fate attenzione, lo United del quale si parla non è lo stesso. Il primo lo ha scritto Colin Shindler e si chiama ?La mia vita rovinata dal Manchester United?, dove nascer in un ghetto ebreo ortodosso e tifare City non rappresenta proprio una scelta coraggiosa per il protagonista, la cui giovinezza da tifoso della squadra più debole, viene scandita dalle vittorie di quella più forte, lo United. Dimostrando, racconterà l?autore, quale ruolo centrale a catartico possa avere lo sport per chi lotta per trovare un posto nel mondo degli adulti. Si finisce per esaltare il fascino eterno del perdente, nel pieno di profondi momenti di passione e rispetto. Un altro United, il Leeds, è invece diretto protagonista di ?Maledetto United? il libro scritto da David Peace ridotto in film recentemente da Tom Hooper. Ma qui di perdenti non c?è ombra, anzi. Brian Cluogh, bizzarro ed istrionico allenatore, accetta di sostituire Don Revie sulla panchina del Leeds, cioè in quel momento di una squadra con le palle e gli attributi, forse anche troppi. Gente che ti scannava pur di vincere. Clough ci mette tre minuti a capire che avrà vita difficile ma accetta la panchina; 44 giorni di storia ridotti in un romanzo molto bello adatto a chi crede che il calcio sia roba da brutti sporchi e cattivi, amici però alla fine della disputa, quando l?arbitro fischia ed il popolo invade il terreno di giuoco in segno di festa. Due modi di spiegare calcio, due storie passionali per distinguere quello che resta il gioco più bello del Mondo. O d?'oltre Manica, fate voi, se è vero che Dio si fermò a Wembley spesso, in vita sua.
Giovedì 31 dicembre 2009 alle 16:30:53
ARMANDO NAPOLETANO
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