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Il calcio è poesia-Spezia ed Olbia, due maglie bianche, una storia nera.

Il calcio è poesia-Spezia ed Olbia, due maglie bianche, una storia nera.

- Spezia ed Olbia sono accomunate nella storia anche da un giocatore, Angelo Caocci. Vi riproponiamo un articolo di alcuni anni fa che ne tratteggia la vicenda umana e calcistica.

Olbia, la Sardegna, una rete, la storia di due ragazzi che si amano, fino ad Avellino, allo Spezia, al Pisa, a 101 gare e 10 gol, ad un esordio all'Arena Garibaldi con una sua segnatura, agli amici.
Mondi e voci diverse legati insieme dalla forza della memoria per 30 anni, la stessa che meravigliosamente ingigantisce ogni cosa. caocciangelo1.jpgPerché è questo il calcio che popola di visioni fantastiche le menti dei bambini, non quello odierno. Il filo che li ricompone si unisce intorno alle ore 16 di un pomeriggio qualunque; la signora Caterina Bonomo attende da alcuni minuti una nostra telefonata, il collega "Tore" l'ha rintracciata. Il tema è difficile ma romantico ed ancora aperto, dai tifosi di questa piazza: Angelo Caocci. Un giocatore simbolo ad Olbia, tanto da dedicargli recentemente uno stadio, e dove una sua rete è rimasta nella storia: prese il pallone all'altezza della riga centrale del campo, poi andò in un prodigarsi strenuo verso la porta del Genoa, in un'azione da spartito antico che si concluse con una saetta nella porta avversaria. Olbia-Genoa 1-0, impensabile. Lì, lo scorso anno è stato il centenario della società e questo gol, del 1970, lo hanno sacramentato. Ma fu indimenticabile anche in maglia aquilotta dove è tra i centenari (101 partite), tre stagioni prima della cessione e della scomparsa. Morto sul campo di Venafro con la maglia della Puteolana ancora non indossata del tutto. Ceduto ma senza neanche il tempo di fare le visite mediche. Una morte drammatica, a soli 27 anni, con una moglie, la signora Caterina, che ne ha 21 ed è allora all'ottavo mese di gravidanza. Infarto, si disse, anche se un lungo processo per dimostrare altro ha solo portato all'archiviazione. Caterina non si è più sposata, ha una seconda famiglia, convive; il bambino in grembo di allora è un bel giovanotto di 30 anni, nato solo un mese dopo la morte di Caocci, e si chiama Cristian. Chiede della sua storia, di un padre che tanto ha dato al calcio e che ha ricevuto tantissimo anche dopo la sua salita al cielo. E la gente del posto racconta dell'Angelo bianco, così lo chiamano. Forse non è un caso che le maglie di Olbia e Spezia abbiano quel colore lindo. La storia di Caocci riemerge nelle vicinanze di Avellino-Spezia, le sue due vere ultime squadre; furono proprio gli irpini a cederlo dopo una trattativa partita da Cattaneo ed Agostini, finché alla fine i Mordenti non si sentirono dire da Antonio Sibilia e da Carpenino, presidente e segretario degli irpini, che avevano appena vinto il campionato di C: "Volete anche Caocci?". E l'affare si fece. Lui aveva giocato solo 10 gare l'anno prima con Giammarinaro in Campania, ma allo Spezia con Corradi trovò una dimensione notevole, divenendo un cardine. Caterina racconta, con il sentimento giusto ed una voce che spesso si fa flebile:"Tre anni meravigliosi alla Spezia, tornai solo dopo il parto e per alcune pratiche non facili; manco da 30 anni. Rivedere quella città da una parte mi attira, dall'altra mi preoccupa. Fotogrammi della mia vita di ragazza, Angelo, tanti amici, Giulietti (che a volte si è fatto sentire) e magari Motto, che ricordo benissimo. E' una ferita che mi ha cambiato la vita". "Arrivavamo da Avellino, Angelo era soddisfatto del trasferimento; ci trovammo benissimo, ogni anno cambiavamo casa, sempre dalle parti del centro, vicino a via Prione, ma ci eravamo integrati. Cristian ora sa che suo padre amava il calcio". Lei non è mai stata convinta della morte di suo marito, si costituì parte civile:"E' una brutta vicenda che non fece uscire bene nessuno. Lo Spezia perse 50 milioni per il trasferimento di Angelo dopo la sua morte già concordate dalla Puteolana, io un uomo di 27 anni.". Come vede il calcio oggi?:"Mi fa piacere che si ricordino di Angelo, seguo ma a distanza; ho visto morire sul campo altri colleghi, oggi le televisioni trasmettono immagini forti". Un esordio bellissimo in maglia aquilotta per lui 17 settembre 1973, derby Pisa-Spezia deciso da una sua rete."Seguivo tutte le partite, credo che la gente amasse quel suo modo di non mollare mai, di esser attaccato alla maglia. Aveva il carattere giusto per diventare un calciatore già da giovane". Un giorno tornerà qui, si capisce dalle parole, ora regge il ricordo, proprio davanti al cuore.

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