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Il calcio è poesia - Scusa, Yashin

Il calcio è poesia - Scusa, Yashin

- Quante volte abbiamo visto risse generarsi da un rigore, portieri rincorrere avversari che magari li avevano appena battuti da un dischetto, scene poco edificanti di giustiziere e giustiziato che si affrontano anche dopo che una sfera è stata parata o è finita in fondo al sacco. Scene di calcio ordinario, oggi. Quante volte un rigore è stato oggetto di disputa prima durante e dopo. Tante , ma con un distinguo. La classe che un giorno, a futura memoria, forse mai colta, regalarono su un campo di calcio nobile, in Inghilterra , due signori veri del calcio, gente che ha scritto pagine senza fine. Due nomi non qualsiasi. Al Mondiale del 1966 si giocava la finalina per il terzo e quarto posto, e la Russia rimaneggiata rischiava contro un Portogallo lanciatissimo. Nelle sue memorie, due libri scritti durante i suoi ultimi tristi anni, che al di là di ciò che il mondo gli riconosceva (essere il più grande portiere della storia, Lev Jascin passò nel silenzio e nella tristezza e senza una gamba, amputata), il portierone russo descrisse perfettamente ciò che avvenne. Un dialogo ripreso nel bellissimo libro ‘Jasin’ scritto a quattro mani da Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi:”Sul dischetto dopo12 minuti si presentò Eusebio, eravamo uno di fronte all’altro, ed io aveva già visto in passato come tirava i rigori, indirizzandoli all’angolo di destra del portiere. Ero già preparato mentalmente. Fischio, rincorsa, tiro. Sulla destra come avevo previsto, ma potente e preciso; lanciandomi in tuffo riuscii a toccare ma non a fermare la sfera. Giacevo a terra e sentivo ancora il clamore delle tribune quando all’improvviso vidi il volto di Eusebio vicino a me”. L’attaccante portoghese è colpito dal gesto del portiere che con uno splendido tuffo sfiora la palla e quasi la mette fuori. Eusebio è fondamentalmente un fuoriclasse timido ed imbarazzato. Mise una mano sulla spalla di Jascin, ancora a terra, ed in inglese disse al Portiere:”Jascin scusami” .”Per me –raccontò il russo- quella è la prova inconfutabile che lui fosse un grande campione, non solo uno stupendo calciatore, ma una persona di grande animo”. Un attaccante che apprezza il gesto del portiere ed invece che correre e festeggiare si va prima a complimentare e scusare con lui per la quasi parata, per l’intuizione. Cose di un altro calcio, che poco hanno a che fare con quello meno nobile e più scapestrato di oggi.

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