Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Maggio - ore 10.01
User:
Password:
Registrati


0187 1852605
0187 1852515
SMS 339 99415252
       (keyword cds )




Il calcio è poesia-L'altra vergogna

- Quella della nazionale azzurra un Sudafrica è una piccola vergogna. Ben più modesta di quella che si mandò in onda nel 1978, Argentina, tra minacce e morte. Gi azzurri riuscirono perfino a fare bel gioco a cattiva sorte e stampa, senza sferrare una sola parola, un solo attacco, per quello che avveniva intorno a loro. Pochi giorni prima di partire per quell’avventura, si parlò molto sui giornali della situazione a Baires senza smuovere fino in fondo le coscienze. Due anni dopo, 1980, un gruppo di giocatori si serie A promulgò un documento che raccontava come perfino in Uguruay esisteva un regime repressivo e tragico, che violava i diritti civili ed umani. 1980, si doveva giocare il Mundialito, un torneo che poi praticamente non si sarebbe più visto e che l’Uguguay come l’Argentina vinse a proprio uso e consumo politico. Mario Sconcerti scrisse su Repubblica pochi giorni dopo, tutto il suo stupore meravigliandosi che il calcio italiano si fosse destato da tanto torpore, dopo aver vissuto la vicenda Argentina quasi con poco rispetto. Un anno prima, 25 giugno 1979, molti degli eroi azzurri del Mundial andarono ancora nello stesso teatro per la partita celebrativa che il governo argentino dei dittatori volle, e nessuno si fece grandi problemi. Nel 1978 prima e dopo il mundial nessuno si espose molto, tranne alcune interviste che dissero che il ricordo peggiore di quella esperienza erano i poliziotti ed i militari accanto alle nazionali, anche a quella azzurra, una sorta di libertà vigilata. Tutti fecero finta di nulla. Eppure era il periodo più truce della dittatura Videla, della guerriglia, dei desaparecidos, dell’incoscienza che anche il mondo del pallone regalava. Quelle erano autentiche vergogne, il silenzio che circondava tutti, che li ammantava nascosto dietro al più classico e biasimevole tormentone: il calcio deve rimanere fuori da tutto. Eppure tutti sapevano che Crujif non era partito per quella esperienza perché minacciato, eppure anche in Italia si parlava del Sud America Argentino. Cosa stava realmente avvenendo lo spiegò un giorno Osvaldo Ardiles:”I militari spesso spiegavano ai prigionieri che non era l’Argentina che stava vincendopartita dopo partita in Mondiale ma loro, facendogli sentire le partite alla radio. Il perché? Quelle vittorie avrebbero dato lustro al Governo e tanto da soffrire ancora al popolo”. Il calcio mondiale e gli azzurri chiusero gli occhi proprio mentre una madre si disperava nel suo strazio:”Io piangevo come una pazza in cucina, mentre mio marito Humberto gioiva per i gol in sala. E lui come me soffriva per la scomparsa dei suoi figli”. Altre vergogne, più dure da dimenticare che un gol dalla Slovacchia.
Domenica 27 giugno 2010 alle 15:32:28
ARMANDO NAPOLETANO
© RIPRODUZIONE RISERVATA




























Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale di La Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Matteo Cantile, Benedetto Marchese.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco e Paolo Carafa. Fotografi: Giovanni Bocca, Stefano Stradini.
Contatta la redazione.

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

© Gruppo Editoriale Ligure S.p.A. - P.IVA 01289010116