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Il calcio è poesia - Il rigore di Natale

- Se c'era un Dio era il calcio, se c'era una messa era quella recitata dall'allenatore. Se c'era una polvere era quella di un campetto, le scuole solo un fastidioso dettaglio. Per tutto l'anno, anche per il giorno di Natale. Un giorno nel quale ogni cosa si consuma proprio nello stesso momento che viene alla luce. Come un rigore. Attilio Maioni ha 13 anni e pochi mesi, ha la tempra dell?eroe di Sparta, sette in matematica, è un copione in italiano, porta una dentiera bruttissima che gli dovrebbe permetter di corregger altrettanto bruttissimi denti, un po' di acne, il ciuffo statico; il sacripante giovane trascorre per il campo con l'irruenza belluina che può produrre la sua voglia di calcio e i suoi principianti ormoni. E come su una giostra cinquecentesca, si vedono solo due occhiacci che sporgono dalla feritoie. E' un guerriero con la maglia numero nove. Luca Panfili ha 12 anni e qualche mese, occhiali ben piantati, uno che sembra sorvegliante e sorvegliato, sulla spalle i segni dello zaino, una profe di matematica attaccata alle piote, uno infondo sempre ben pettinato. Dimenticavamo, fa il portiere. Di solito un gol non lo vede, su un altro si mostra abbastanza colpevole. Quando luna vuole, esegue paratone secondo repertorio, di portiere molto volante. Se i pantaloncini color crema glielo permettono. Luca Panfili ha anche un padre rompicoglioni, che neppure un poderoso schieramento di poliziotti fermerebbe se l'attaccante di turno dovesse segnare in evidente off side. Quel giorno di Natale, il signor Panfili è ai lati del campetto della provincia torinese, nel freddo che fa, e prova a reagire agli sberleffi di tifosi ultra di Natale che sono assiepati dalla parte opposta. E' solo un ragazzone più o meno cresciuto, al di là dei suoi 40 anni. I Rangers in maglia blu ed i Portinai in maglia bianca si stanno giocando la finale di quartiere, all'altezza di via Castelgomberto. Se vai dritto, da quello posizione, arrivi ai campi Combi, ed alla curva juventina, quella che si oppone alla Maratona. Sia il Maioni che il Panfili figlio hanno passato da tempo l'età nella quale le fate entravano di soppiatto nelle case e rallegravano i bambini, tanto da far vedere le loro mamme mille volte più belle e dorate. Sono uomini veri, anzi sembrano parà fieri con la loro borsa da calcio sulle spalle. Le palle, quelle vere, verranno. Ma Rangers e Portinai, la finale di Natale, si decide all'ultimo rigore. Chi sbaglia paga e si infila nel tunnel del pubblico lubridio torinese. Maioni sistema la palla sul dischetto d'asfalto, poggia un sassolino sul lato che fermi il pallone e si mette a pregare il suo Dio del calcio. Panfili che gli è davanti unisce le mani e si rivolge al cielo, un altro cielo rispetto a quello dell'avversario. E di conseguenza rivolge all'altro Dio del calcio la sua acclamazione. Maioni prende la rincorsa dritta che ti fa perfino pensare male e colpisce la sfera nell?esatto punto mediano dando a questa una parabola perfetta che si indirizza alla destra del Panfili. Il quale, sempre più pettinato, brucia con lo sguardo il pallone, ne accetta la direzione ma non la sconfitta. Il suo sguardo è qualcosa di antico e di nuovo, è lo sguardo di un portiere, quasi vero. Panfili si muove lento, o perchè sa che non ci arriverà mai, o perché ha la consapevolezza di poter toccare la sfera. La posa del pensatore però decade velocemente e cerca di sfiorare quel pallone così ben fatto e rotondo, ma non vi riesce. Ma l?altro Dio del calcio, e fanno tre, quello che spesso fa da arbitro e si diverte per davvero a giocare con l?anima di tutti, comincia a sventolare il suo bandierone, tanto forte che la palla, quasi sospinta, incrocia dritto dritto il palo di destra del Panfili, al quale non sembra vero. Eroe per caso e per culo. Panfili papà sembra morto, il figlio quando tocca terra è un altro, Maioni è tutto tranne che vivo. Nel giorno di Natale si consuma il rigore più corto e fortunato del Mondo, davanti a venti anime perse ed a 22 giovani, neanche del tutto ancora uomini. Nel tunnel che porta fino dritto a casa, Maioni piangerà il giorno di Natale, Panfili pensa al trionfale ritorno a scuola, sotto un cielo esagerato, con il calcio a scandire le tappe della vita. Il resto? E chissenefrega. Lui era nato per il pallone.
Venerdì 25 dicembre 2009 alle 15:30:24
ARMANDO NAPOLETANO
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