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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Novembre - ore 15.26

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Il calcio è poesia - Il gol dell'Astronave

Il calcio è poesia - Il gol dell´Astronave

- Ci sono storie, anche le più grandi, che spesso nascono per caso. E che da sole, si regalano un futuro. Con giocatori che diventano epopee, lustri, magie. La sera del 3 luglio del 1985, in un portone di Via Veneto, ci sono tre persone che litigano di brutto, fino a diventare livide paonazze. C’è un altro signore, tal Franco Rondanini , che sta per essere nominato allenatore dello Spezia. I tre non sono in linea, c’è baruffa. Finchè uno di loro la spunta, e la mattina dopo riesce a far cambiare idea a tutti. Sergio Carpanesi è il nuovo mister dello Spezia. Rondanini rilascia perfino un’intervista a chi, due cronisti, sono lì per raccoglie briciole di notizie. Elogia Fazio, vuole un portiere, non si opporrebbe alla cessione di Boggio, non serve un regista d’attacco. Il Carpa in 8 ore, tra la mezzanotte e l’ora di colazione, ribalta tutto. Boggio resta, vorrebbe Marchisio, e tre del Prato. Curletto ha già il pacco pronto. Dentro c’è un tale, Sergio Ferretti, che ha anche esordito in A, al primo allenamento un tifoso lo definisce lento, Carpanesi sogghigna. Sarà il numero dieci più determinante della storia del nostro calcio, quello che prende ossigeno dal Picco. Un pisano all’uscio, ma tanto bravo da farlo dimenticare a tutti. Ferretti si rivelerà per 110 presenze con quella maglia il più esperto, il più dotato, con una velocità di pensiero e di esecuzione che è un colpo di vento. Uno che pur essendo Dieci non lascia mai i compagni a soffrire, come i colleghi del tempo. Centrocampista nel cucire, nel proteggere, nel costruire, nel segnare. Il vento del Picco gonfia la sua maglia sull'adipe e la rende invincibile. Ma Sergio Ferretti segna anche quello che è il gol dell’Astronave, come lo chiamammo al tempo. L’unico gol che sia riuscito a far alzare da terra lo stadio Picco, lo abbia librato per qualche minuto nell’aria, e poi lo abbia riportato al suolo. E’ un gol da annullare, paradosso, ma Di Cola di Avezzano, lo rivelerà anni dopo, non se la sente. Il cross di Bandoni arriva in area e Riccetelli esce in presa, Tarasconi con lui. La spalla dell’attaccante tocca nettamente le braccia del portierino, che vede la sfera sfuggirgli. Un rimbalzo poi Ferretti che la spara dentro. E’ un attimo incredibile per chi ha vissuto il Picco quel giorno. Lo stadio si alza dal cemento per istanti infiniti, sembra un aeronave di sole, lo spostano in quasi tredicimila, entrati chissà come. Dopo l’attimo che la sfera ha toccato la rete, la stessa torna tra le mani di Ferretti che se la mette sotto braccio. Un boato di popolo; ti viene quasi voglia di pensare che la vita vera sia il calcio, non quella fuori. In quel gol c’è tutta la sofferenza mai urlata, diceva qualcuno, ma molto interiore, quella vissuta per novanta ogni settimana, che devono trovare uno sfogo. Tutto scritto. Per quel gol e per tanto altro, quel Dieci rimarrà per sempre nella testa di chi ha deciso di tifare Spezia.

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