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Il calcio è poesia - Il calcio, la più bella imitazione del Subbuteo

Il calcio è poesia - Il calcio, la più bella imitazione del Subbuteo

- Peter Arthur Adolph è l’unico uomo al mondo che, invita sua, abbia capito veramente cosa sia la nostalgia. Un sentimento soprattutto. Lo ha unito al calcio,creando per sempre un gioco che ha appassionato tutti, ma proprio tutti, che ha il nome di un uccello, Subbuteo. Daniel Tatarsky, che ha scritto la storia di questo giocò, osò dire e scrivere tempo fa che ”se il calcio vero è il gioco più belo del mondo, il Subbuteo non è meno vero, e fanculo ai soldatini”. Dagli inizi nel garage del suo inventore, al Kit Munich, al genovese Piccaluga. Una ridda di sentimenti che spaccavano schiena e ginocchia se non dita, perchè quel calcio nessuno lo giocava seduto, tutti inginocchiati a soffrire. Adolph era un semplice tifoso del Qpr ed ebbe l’intuizione di capire cosa poteva diventare quell’omino ed il gran culo di vedere l’Inghilterra vincere il suo unico mondiale in casa, dando cassa di risonanza alla sua creatura. Il Subbuteo spopolò e partì la rincorsa alla retina che conteneva i limoni comprati da mamma al supermercato, ottima rete per porte improvvisate. Il bello è che il Subbuteo ha insegnato soprattutto una cosa: quelli che non potevano giocare per vari motivi il calcio vero, giocavano a Subbuteo e non se ne sarebbero mai pentiti. Il calcio in punta di dito divenne grande concorrente di quello vero fin dal 1947, nel dopo guerra britannico, quando bastò un’inserzione per renderlo introvabile. Pur con pochissima pubblicità, visto che Bobby Charlton fece solo temporaneamente da testimonial per il gioco. Esplose lo stesso in più di 50 paesi. E’ un po’ la nostra storia in vintage, quella di tutti gli sportivi. Adolph l’onritologo continuò a variare poco di ciò che aveva inventato prima della guerra, ed ebbe ragione. Così, miliardi di ragazzini e di adulti poi, divennero un’anima sola con gli omini dalla base ovale, disegnarono per sempre una storia di nostalgia. Il calcio è la più bella imitazione del subbuteo, dissero alcuni. Chissà non sia vero: il paradosso è che l’unico che ad un certo punto sembrò stancarsi di quella magia fu proprio il suo inventore. Nel 1968 Peter Adolph vendette tutto alla Waddington, ma non apprezzò la storia che ne venne dopo, così il 30 settembre 1970 rassegnò le proprie dimissioni dall’azienda. Il papà del Subbuteo, il più grande gioco da tavolo della storia, se ne andò per sempre in silenzio ed un po’ dimenticato, il 17 marzo 1994.

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