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Il calcio è poesia/ Ho segnato un gol a Guidetti

a futura memoria.Foto di Stefano Stradini

- Quando ho sistemato la palla sul dischetto era la terza ora de la tarde. E come di improvviso il cielo si è fatto nuvolaglia, ed ha anche cominciato a scendere qualche timida goccia. Ho sistemato la sfera adeguatamente, come se fosse giorno di partita, ho toccato l’erba ed ho pensato a parate strepitose, colpi di testa o di tacco in acrobazia, parabole millimetriche. Solo quando sei su quel prato verde ed hai davanti la porta magari sul dischetto capisci che il calcio non è una grande illusione, e quei mortaretti della più pura felicità e gioia dopo un gol sono veri. Quando ho guardato davanti a me avevo lui, quello che più ci ha fatto piangere e gridare, il piccolo grande uomo che ha colorato la sua carriera con reti e piccoli balzi e che si parava a me tentando di intercettare il mio tiro come avrebbero fatto i portieri antiqui, sempre nuovi sempre scintillanti, quelli dalla classe rapinosa. L’ho guardato, sorrideva beffardo, ma io nulla, ho abbassato lo sguardo, e mi sono voltato. Il podio e la bacchetta dovevano essere mie. Attorno c’era uno stadio che sembrava vuoto e triste come il mercoledì dopo le ceneri. Sembrava perché il Picco vuoto non è mai, senti riecheggiare grida, lamenti, urla, boati immensi. Il Picco fa finta di dormire. Più lo guardi e più ti accorgi che il calcio si gioca allo stadio come in spiaggia, come in strada, come nell’anima. Eppure il pallone è lo stesso, forma sacra, diceva Drummond de Andrade, per campioni e scamorze. Stessa la voluttà di calciare. Un pallone ha mille ripercussioni perfino calciato a distanza. La grande illusione del gol offre un’altra e più ampia dignità a questa passione popolare. Il gol, Guidetti davanti a me, il pallone ancora lì. A me, povero picaro passa tutto questo per la testa per un rigore alle terza de la tarde, chissà a chi li deve tirare davvero in partita. Ma un rigore è un rigore, l’hanno sbagliato perfino Baggio e Del Piero e Trezeguet, e Bruno Conti sotto la sud in una finale di coppa campioni a Roma. Il rigore l’hanno inventato attorno ad un tavolo di Glasgow, in un hotel, alcuni signorotti scozzesi. Per dirla come la scrisse nel suo libro Paolo Carbone, il rigore offre “ un mondo composito, coinvolgente, nel quale goal o errore dipendono da elementi spesso inaspettati ed ignorati”. Da tutti, nessuno escluso. Ma io non ci ho fatto caso; ho preso una rincorsa lunga, non l’ho guardato ed ho cercato, come l’avessi preparato da casa, l’angolo alla sua sinistra, si proprio dalla parte mancina a lui cara. Serviva un capolavoro ed il destro è partito secco, adatto ad una porta violata. La palla, irridente per il bomber, è sfilata troppo lontano perché lui potesse anche solo tentare una timida parata, nella porta dove lui beffò dopo una ricorsa durata una vita Scarpi, scoraggiando la sua amagliante sicurezza. L’ha solo vista passare e non si è mosso. Guardare la sfera entrare dentro una delle porte del Picco è una sensazione molto forte, permette di sentirsi calciatore mai manieristico, un talento per pochi secondi , un asso vero. Degno dei migliori trofei e dei più lucidi meriggi. Pensi quasi che il calcio e qualche squadra del passato non abbia sfruttato i tuoi mezzi. Insomma, ti senti invaso dal Dio Calcio. Pochi secondi, ma buoni. Accenno ad un corsetta sotto la curva, dietro di noi se la ridono. Ho segnato un gol a Guidetti, non l’avrei mai detto in assoluto. Da domani torno ad essere me stesso ed a parlare con il resto degli italiani: quelli che tifano per un’altra squadra.
Lunedì 5 maggio 2008 alle 22:23:17
ARMANDO NAPOLETANO
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