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Il calcio è poesia-Giancà, il ‘barbeo di Bolano’ che disegnò un paese nerazzurro

Il calcio è poesia-Giancà, il ‘barbeo di Bolano’ che disegnò un paese nerazzurro

- Giancà oggi si gode la pensione. Quasi gliel’hanno imposta. Dopo 57 anni di contributi, un addetto dell’Inps un giorno lo cercò a casa e gli disse ”basta così, grazie, va bene”, perché i contributi erano stati versati dall’età di 13 anni e potevano bastare. “Al prossimo scudetto Inter smetto”, disse anche, ma il Triplete era già passato e lo fermarono. Stesso mestiere, stesso negozio, stessa bottega, da barbiere di paese. Chi andava da lui per una vita chiedeva anche di essere assistito nel dopo, giusto per andarsene dalla lieve terra in ordine. Un paesino, Bolano, fatto di una piazza raccolta e di sali scendi che guardano al mare, come lo sognassero, confondendo verde ed azzurro. Giancà non ha mai detto in vita sua “oggi gioca la mia squadra”, ma piuttosto “oggi giochiamo”. Mai chiesto cosa abbia fatto l’Inter, ma cosa “abbiamo fatto”. Una sorta di numero dodici nascosto. Giancà però ha sempre avuto un serio problema: Bolano è fondamentalmente piena di tifosi juventini, con qualche macchia milanista. E per gente come lui, che soffia i venti del fervore che spingono il pallone anche quando dorme, direbbe Galeano, la cosa non andava bene. Così, dopo l’ennesima barba, chiuse una mattina il suo negozio con una certa fretta, lasciando incolta la faccia di molti paesani, per andare al circolo e parlare con tre amici. Che da lì a poco chiamarono la sede dell’Inter e che dopo solo qualche settimana fondarono l’Inter club Bolano, nel suo negozio e sennò dove. L’inaugurazione fu fatta nel 1973, con tanto di banda di Albiano a suonare, e quell’Inter aveva un vero idolo, Giacinto Facchetti, che Giancà riuscì a portare a Bolnao, approfittando del fatto che il capitano era a Focette in vacanza.”Vennero quasi in mille quel giorno -racconta Giancà- ed allora tutti interisti eh, tutti diventati nerazzurri, tutti a chiedere autografi a Facchetti, tutti a fare foto…”. Di quel giorno ne parla ancora oggi, come se avesse vinto Waterloo. In poche settimane quell’Inter club raccolse 1200 appassionati e tesserati, in un paese che non arrivava a 500 abitanti. Ma così fu. ”Era questo il bello -racconta Giancà- aver colorato il paese di nerazzurro”. Fu un’impresa. Facchetti si legò al paese tanto che rimase amico con Giancà ed altri, che quell’anno e per molto ancora, arrivavano la domenica a San Siro, andavano al cancello 5, e trovavano due o più biglietti che il capitano lasciava generosamente loro. Che a sua volta consegnavano vino di Bolano e della Valle, incartato nei giornali.

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