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Il calcio è poesia - Buon anno, Harry Cripps ti aspetta

Il calcio è poesia - Buon anno, Harry Cripps ti aspetta

- Ha scritto tempo fa un collega, Luca Manes:”Dalla Cold Blow Lane si alzava spesso il lugubre coro ‘Rompici rompici rompici una gamba, o Harry rompici una gamba”. Uno delle tante storie legate ad un cattivo del calcio, fuori magari un uomo buono, dentro un duro e basta. Si chiamava Harry Cripps ed è stato per il the Den qualcosa di unico e raro; quando l’arbitro bastardo, segnava finita la contesa e la gente tornava a casa, uno dei pochi che riuscivi a ricordarti per forza era lui. Perchè aveva gridato in faccia proprio ad un arbitro, perché aveva generato la rimonta, semplicemente per qualche entrata dura, o perché aveva in realtà le chiavi di quella squadra, il Milwall. Gente così gli inglesi la chiamano fearless tackler, gli implacabili placcatori, quelli che piuttosto che farsi sorpassare oltre una riga, scatenano la guerra. Cripps aveva giocato nel West Ham, poi arrivò ai nemico del Milwall, finì al Charlton e fece anche l’allenatore. La storia, non si capisce bene tra verità ed un pò di leggenda calcistica, narra di biglietti o di striscioni che i tifosi lasciavano agli avversari, magari in albergo o anche in allenamento.”Harry ha chiesto di te” “Harry boy vuol fare quattro chiacchiere” “Harry ti aspetta al centro del campo”; il motivo era quello di non rendere benvenuti per chi arrivava al The Den. I tifosi fecero il resto rendendo immortale quei versi, come fosse una recita obbligata ad ogni partita. Come una a fine anno con davanti una gara contro una delle tante squadra londinesi; quando un tifoso avvicinò un avversario e gli consegnò un biglietto con su scritto “Harry vorrebbe farti gli auguri di buon anno, sulla fascia, magari in tackle”. Leggendaria fu la diatriba con Bryon Butler, un giornalista che lo aveva descritto “una parte archetipo di una squadra di terza divisione, una uomo di Neanderthal, una parte desperado, una guardia carceraria”. Butler se la passò brutta in tribuna e fuori, fino a che i due un giorno si incontrarono durante una gara di cricket. E proprio quando Butler stava per tirarsi su le maniche, Cripps allungò la manona solo per dirgli:”Nessuno mi aveva chiamato archetipo prima di te”, scoppiando in una fragorosa risata. Il cuore, che lo aveva retto in campo, lo tradì il 29 dicembre del 1995.

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