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Il calcio è poesia-Brain

- Dalla Torre antica, detta anche dell’Orologio, i campi da calcio li vedi benissimo. Non vi attendete Wembley, per dire, siamo solo a San’Agata di Santerno, onesta seconda categoria. Tra Bologna e Ravenna. Lì Fabio Buscaroli, il difensore nato attaccante, torna a metà febbraio 2003, quando dopo un brutto infortunio, i medici di Bologna che lo hanno operato gli dicono:”Forse con il calcio hai finito”. Lui non ci sta. Si rimette in piedi dopo un doppio intervento al ginocchio, legamenti, menisco, poi cartilagine. Diciotto mesi dopo aver conosciuto il professor Marcacci, lascia Sant’Agata, e ricomincia; nel frattempo è diventato anche un precario, perché il contratto di quattro anni stipulato con il Cosenza in B va in fumo con il fallimento del club. Sugli almanacchi un sibillino “inattivo”. Il calcio sarà pure una eterna fabbrica di spiantati, ma c’è anche chi lotta spesso con il destino, qualcosa che quando tutto è fermo si mette a volare, anche su un campo da calcio. Dove tutto è buio, lui vede benissimo. Il preambolo è essenziale per raccontare il gol e la nuova vita di Buscaroli, stopper di mestiere, che Andrea Mandorlini, da secondo di Novellino e Santarini, plasma a Ravenna nelle giovanili, con Mingazzini e Melucci. ”Il bello è che sono nato attaccante nella Santagatese- racconta- papà Francesco giocava così, poi un brutto infortunio, anche lui alle ginocchia, ha fermato la storia. Piano piano che gli anni passavano arretravo”. Difensore, fisico e prestanza su tutto. Dall’infortunio, aveva segnato una rete con la maglia del Sud Tirol ed una seconda marcatura lo scorso anno con il Foligno. Ha saputo di venire allo Spezia il sabato antecedente la gara tra Pergocrema e Foligno; poi, il lunedì, chiusura del calcio mercato, il suo procuratore Martorelli, gli ha confermato la partenza.”L’ho ritenuta un’opportunità, anche parlando con alcuni miei compagni che erano stati lì”. Al calcio chiede ancora molto, sa di aver perso qualcosa:”Da Ravenna, all’esordio in B nel 1998 ad oggi, ho fatto molta strada, non tutta fortunata. Nel calcio però all’improvviso magari arriva il posto giusto per imporsi e farsi ricordare, il gol di domenica è come un nuovo inizio. Non ero andato benissimo nelle prima apparizioni, fisico particolare, cambio di metodi di allenamento, assestamento in un reparto che non conoscevo. Giocando tutto si semplifica”. L’ultima volta che aveva calcato il terreno del Picco ebbe poco tempo di divertirsi:”Spezia-Ravenna in B, 2-0 ma soprattutto credo di aver visto solo passare Eliakwu, che marcavo, veramente indiavolato quel giorno. C’era un grande ambiente, ne ho ritrovato solo una parte sugli spalti, mi ricordavo uno stadio diverso”. Insensibile come un serpente e delicato come un asfodelo, il destino, sempre lui, gli ha tolto venerdì notte un amico. I funerali di Brain Filipi, calciatore albanese, si sono svolti lunedì a Ravenna. Con Fabio, Brain aveva giocato proprio lì. Le braccia alzate verso le nuvole dopo il gol erano per lui. Un gesto che anche Erjon Bogdani (albanese) in Chievo-Genoa, e lo spezzino Francesco Zizzari (a Ravenna lo scorso anno con Filipi) in Giulianova –Pescara, hanno ripetuto domenica dopo i gol:”In momenti così si dicono solo frasi di maniera- termina Buscaroli- la verità è che era un ragazzo eccezionale e perfettamente integrato, con un grande futuro davanti”.


Sabato 26 settembre 2009 alle 17:25:31
ARMANDO NAPOLETANO
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