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Con la mente al Picco

gli anni novanta

- In tutti gli anni Novanta, che si aprirono con il Mondiale delle “notti magiche” giocato in terra italiana, lo Spezia non riuscì mai ad eguagliare la forza del gruppo dell’89. La squadra salutò Tacchi e Chiappino passati al Vicenza, ma al di là delle cessioni e degli arrivi si era, probabilmente, rotto qualcosa all’interno del gruppo, ed erano scemate le motivazioni, come sarebbe accaduto purtroppo anche nell’anno 2001-2002, nella stagione immediatamente successiva a quella del nuovo sogno di promozione. L’estate dell’89 obbligai i miei genitori ad accompagnarmi a Comano, sede del ritiro estivo degli aquilotti. Conobbi Spalletti e Telesio, parlai con loro. “Ringhia, Lucio, ringhia!”, gridavano i compagni durante il “torello” con Spalletti al centro. E lui che correva e ringhiava, e giù risate e buonumore. Poi Lucio, che amava scherzare e si divertiva un sacco con i bambini, mi prese in braccio e, tenendomi per i piedi, mi costrinse a stare un po’ a testa in giù. Oggi, quando lo vedo su Sky, puntualmente mi viene in mente quella scena. In quel periodo mi trasferii in Lunigiana, nel paese di mia madre. Trenta abitanti o poco più, in televisione solo Rai e Mediaset, quasi totale disinteresse per il calcio che non risponda ai nomi di Milan, Juventus, Inter e Fiorentina. Seguire le aquile diventò difficile. Però la mia passione non venne scalfita, anzi si rafforzò sotto le prese in giro dei coetanei che non capivano come si potesse star dietro ad una squadra di C…Lo Spezia del dopo Tacchi finì addirittura in zona retrocessione, mentre la stagione successiva riuscì a fare un campionato dignitoso, piazzandosi in quella che oggi sarebbe la zona play-off e battendo la capolista Venezia con un’incornata del mitico Santo Perrotta. Era finito il corso di Mastropasqua e Carpanesi, e cominciò un lungo (e a tratti farsesco) succedersi di presidenti ed allenatori. Ci fu un ottavo posto, a ridosso del Chievo, nel 1992, e di nuovo una stagione sofferta l’anno successivo. Nel 1994 ingoiai il boccone amaro della retrocessione, tra gli sfottò dei compagni di scuola Massesi e Carraresi (specie dopo il 4 a 0 subito in terra marmifera). Fu una stagione travagliata, lo Spezia forse non meritava di andare in C2. Ricordo ancora la stupenda vittoria sul Bologna, firmata Scazzola e Mazzuccato, e quella un po’ amara col Fiorenzuola, il giorno della morte di Senna. Ricordo le lacrime di un tifoso di curva dopo il pareggio in campionato con la Massese che, forse, costò la C1. Lo Spezia stava vincendo e meritando, ma al 94° una punizione incredibile dell’argentino Ghezzi, da oltre trenta metri, portò via allo Spezia due punti vitali. “Da lì non segnerebbe neanche Baggio”, aveva appena sentenziato un losco individuo in curva. Appunto. Lo Spezia finì ai play-out, costretta a giocarseli nel derby. Lo spareggio di andata con la Massese finì 0 a 0. La mia macchina era targata MS, perciò oltre alla delusione rischiai anche di prendere qualche sassata all’uscita da Viale Fieschi. Di insulti ne presi una buona dose. Il ritorno a Massa fu sfortunato, lo Spezia venne sconfitto ai supplementari, mentre il radiocronista paventava addirittura la scomparsa della squadra bianca dal calcio. In estate lo Spezia fu poi ripescato, e l’anno successivo disputò un discreto campionato, di cui ricordo parecchie belle partite, su tutte il 3 a 2 da cardiopalma con l’Alessandria quasi un anticipo della stupenda sfida del 1999. Lo Spezia di Tricarico aveva la partita in pugno, conduceva 3 a 1. Nei cinque minuti finali, Bachini e Califano, entrati sotto una pioggia battente e con i riflettori che illuminavano il Picco, fecero davvero paura alla difesa spezzina. Prima arrivò il 3 a 2, poi, dopo un’atroce sofferenza, l’Alessandria segnò ancora. Era il 94°. Tutti i giocatori grigi, panchina compresa, corsero verso il settore ospiti ad esultare. I tifosi alessandrini sembravano impazziti. Li riportò sulla terra l’arbitro, che, con notevole ritardo, segnalò l’annullamento del gol. Boato in Curva Ferrovia e tanti auguri di Natale a tutti…L’anno successivo avrebbe dovuto portare, nelle intenzioni, un miglioramento ulteriore nella graduatoria. Quantomeno un assestamento nella parte medio-alta della classifica. Invece lo Spezia pagò le vicissitudini societarie e finì di nuovo ai play-out. Risolse Ghirardello, autore di due gol a Sesto San Giovanni. Il ritorno al Picco fu da brividi, ma gli aquilotti riuscirono ad impattare sull’1 a 1 e si salvarono. Io e mio padre avevamo la pelle d’oca: sembrò di rivedere, dopo qualche anno, il Picco dei bei tempi. Nell’estate del 1996 un tale Blengino da Genova acquistò lo Spezia. Al suo arrivo, promise senza mezzi termini la Serie B, da subito. Il suo sogno era battere il suo Genoa nelle categorie superiori. Come in un copione scritto male ed interpretato malissimo, fu la stagione più buia che io ricordi. Lo Spezia finì ultimo, senza alcuna speranza di salvezza già molte gare prima della condanna matematica. Si susseguirono allenatori e giocatori, pseudo-fenomeni che avrebbero dovuto riportare in alto lo Spezia, e che offrirono prestazioni perfino imbarazzanti. La C2, stavolta, era realtà. E c’era il timore, non del tutto infondato, che lo Spezia avrebbe dovuto aspettare parecchie stagioni prima di tornare ai livelli degli ultimi 10 anni. Fortunatamente, la società venne salvata grazie all’intervento di persone che ci misero cuore, passione, tempo e denaro. A loro, oggi, dobbiamo un ringraziamento anche per ciò che lo Spezia ha fatto negli anni successivi.
Domenica 15 luglio 2007 alle 14:57:15
ALESSIO
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