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Calci e sputi e colpi di Sollier

- Esistono due modi di vedere il calcio. Quello di chi sbaglia e quello, molto più diffuso, di chi non sbaglia mai. Iscrivetevi alla categoria che volete. C’è chi si specializza in tecniche e tattiche applicate ed in certe congiunture che appassionano oltre il bar ed il divano di casa, e chi invece vede il calcio per raccontare la vita, i fatti, i personaggi, senza il distacco di un presunto teorico. Ma con partecipazione.
Io decisi di far parte della seconda schiera un pomeriggio del 1978, quando, ed avevo allora appena 17 anni, mi ritrovai per le mani un libro. La storia di un calciatore per caso, le riflessioni autobiografiche di un centravanti che si chiamava Paolo Sollier, che scriveva per una casa editrice sconosciuta a me, la Gammalibri. Ebbene fu lì, e nei giorni a seguire, che decisi come vedere il calcio. Oggi questo libro è riedito, lo hanno ristampato, ma chi non l’ha mai letto o non ne ha mai sentito parlare vada in libreria, lo cerchi e se lo porti a casa. E scoprirà che in fondo la storia ha mentito, che Gesù Cristo in realtà era un centravanti comprato con trenta denari, tanti per allora, ma aveva un po’ deluso. Aveva segnato, facendo pochi miracoli, qualcuno di rigore, ed era stato crocefisso soprattutto dalla stampa. Giuda in fondo ha inventato il calcio mercato. Non è un libro quello che leggerete, ma una enorme verità di un giocatore ed un uomo che aveva previsto molto con un certo bell’anticipo degno del miglior Maldini ,quando Paolino correva davvero sulla fascia, la palla non la faceva mai arrivare a destinazione. C’era posta per il malcapitato attaccante, ma lui trovava sempre la casella vuota. E’ una storia con dentro altre storie, non solo quella di Paolo Sollier. E’ una storia contro, che individua nella stampa sportiva, nei giornalisti sportivi, gente strana, “rubastipendi” come li aveva definiti lui, gente “ che prende un fracco di soldi al mese per fare un articolino di trenta righe e neanche tutti i giorni, ed in più fa l’amico per incularti meglio”. E’ una storia dove parlare di calcio è facile “tutti sono esperti e tutti hanno ragione. Quasi tutti l’anno giocato, dal professionista mancato a quello che doveva stare in porta perché proprio non era buono”. Uno sport, dice Sollier per il quale “ c’è una sorta di identificazione nazionale, giocato negli oratori, nei cortili, nei greti del torrente, nei posteggi, nelle spiagge. Allora parlarne diventa un meccanismo obbligato ma “ specifica lui” un ponte fasullo tra le persone, tra l’incapacità di parlare veramente di se stessi e di comunicare. E’ anche una stortia di ribellione come quella dei giocatori, già troppo viziati e degli allenatori già troppo strateghi. Il tutto nella ribellione di Capodanno, un classico. “Tutti in ritiro diceva Castagner “ per evitare tentazione e pompini fuori misura. Difatti secondo lui per scopare e fare le ore piccole i giocatori aspettano il 31 dicembre, prima no, dopo neanche, proprio quella sera lì”.
E’ una storia di giocatori che fanno i tifosi: “ da loro ti aspetti una diversa maturità un comportamento coerente con le loro idee, macchè hanno capito come gira il mondo ma restano impigliati nell’arbitro e nei sassi ai pulmann, come se andare allo stadio fosse una vacanza dalle proprie idee, il buco settimanale in uno spazio in cui tutti è consentito, permesso, accettato, giustificato”. E’ una storia che contesta già l’associazione calciatori, organizzazione “ molto ambigua”, ed è una storia anche di gol.”Il mio al Genoa va raccontato, perdiamo un Pruzzo a zero, corner, batte Tinaglia per Curi, cross di taglio, la palla rimbalza in area e ci sono Rosato, Rossetti e Mosti, mi contorco in area e colpisco di tempia, alla speraindio, pallone all’incrocio e gradinata nord con la muffa sopra”. E’ una storia di autografi che non servono, una mania pericolosa “ quegli scarabocchi nella fretta solo una delle regole del sistema: dare valore a cose che non hanno alcun valore” e per farlo bisogna creare falsi desideri e falsi bisogni. Ora, mettetevi comodi e pensate che questo libro andò in stampa nel dicembre del 1976. Mancava ancora Raciti, Moggiopoli, il Mundial 82 con la grazia a Paolo Rossi, l’Heysel, il marketing, Sky, le Wags, Materazzi e la testa di Zidane, Maradona senza, con e lontano dalla cocaina. Le veline e Vieri ed Inzaghi. La nascita di Messi,lo Spezia in B, Ruggieri che ci portava in Europa, Berlusconi al governo, Prodi e la Mortadella, Italia 90 e la Costarica a Genova,il rigore di Baggio a Pasadena, la Juventus in b e Nedved che segna al Picco e lo manda a fanculo, e tanto altro. C’è da chiedere a Sollier, oggi, che tempo possa fare nei prossimi anni e cosa ne sarà del calcio. Non occorre essere tifosi per saperlo. Occorre essere Sollier. Andate e comperate.
Sabato 25 aprile 2009 alle 11:15:34
ARMANDO NAPOLETANO
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