Aò, e a tua! (laifisnau)
- Un portiere, una storia, un futuro mito. Un treno per andare in trasferta, una squadra che si chiama Fiorenzuola, uno stadio troppo grande e storico, dal nome altisonante: Olimpico. Troppo tondo, troppe lettere. Si poteva chiamare Mondo o Paradiso era lo stesso. Hugo era partito con la sua squadra la mattina, un treno diretto alla capitale. Lui portiere argentino, ancora non del tutto famoso, e chissà se lo sarebbe mai diventato, che guarda il finestrino e pensa se il nano può impartire una lezione al gigante; il piccolo, sbilenco ed allampanato attaccante che fa diventare scemo di guerra l’atleta che gioca stopper e gli fa gol. Semplicemente perché ha pensato con i piedi. 22.09.1994 sotto il sole della Capitale, ore 18:00, i tasti delle macchine da scrivere ed i Quaderni Olivetti battono le formazioni. ROMA: Lorieri, Rossi (34'st Borsa), Colonnese, Aldair, Petruzzi, Thern, Giannini, Cappioli (3'st Maini), Piacentini, Muzzi, Totti. FIORENZUOLA: Rubini, Martinelli (1'st Milanetto), Perini, Crippa, Galletti (1'st Terrera), Da Rold, Scazzola, Trappella, Bellucci, Vecchi, Clementi. Arbitro: Messina. Coppa Italia, si intende, e che sennò!
Spieghi tu al vicino perché Thern, muscolo svedese, dovrebbe perdere contro Crippa e Perini. Provi tu a dire all’amico che Trapella vale Aldair. 28'pt Cappioli, 22'st Totti, 35'st Bellucci. Ma fosse finita qui. Hugo riconosce Menichini, un suo vecchio amico, ed a fine partita i due si salutano calorosamente. Parlando e parlando di un bel passato e di tante cose, di quell’Olimpico troppo grande per il Fiorenzuola che è troppo piccolo, troppo per tutto ciò. Alla fine un caro saluto ed Hugo che vuole il cimelio:”Una maglia, dammi una maglia per ricordo”. Menichini si gira ed in quel mentre passa Francesco Totti.”Francè, lascia la maglia al mio amico”. Lui gentile se la toglie con Hugo che mira e rimira, come fosse il biglietto vincente della sua lotteria, quel colore giallorosso, e pensa al calcio vero, alla gioia di un pallone, a quello stadio troppo immenso, a quelle porte che sembrano allargate.
Ma quando il pensiero è più profondo, quando è lì che riflette sulla devozione al Dio pallone, si sente battere una mano delicata sulla spalla. Totti è li fermo da minuti, esattamente da quando gli ha donato la maglia ed Hugo bonariamente ringraziando gli ha perfino voltato le spalle. Hugo si gira ed il romanista è diretto:”Aò , e a tua?”. Hugo ci pensa un po’, poi si toglie la sua maglia, la offre ad un soddisfatto futuro re de Roma e resta immobile. L’altro piglia e se ne va, fischiettando. Poco dopo chiude anche l’Olimpico. Dall’immensità delle tribune, che durante la partita fanno tremare suoni, nulla si ode più. Tranne, giura ancora oggi qualcuno, un sibilo:!”Aò, e a tua”..Aò e a tua….Aò e a tua…
(qualunque riferimento a fatti e personaggi di questo racconto, è assolutamente reale, come raccontato da Hugo Daniel Rubini)
Sabato 30 maggio 2009 alle 17:34:18
ARMANDO NAPOLETANO
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