Uomini e No
- Dobbiamo leggere, o rileggere, il romanzo “Uomini e no” di Elio Vittorini.
Lo devono fare coloro che idealmente si sentono dalla parte giusta, i partigiani, e coloro che invece s’identificano in quella sbagliata, i repubblichini.
I giovani che non sanno niente, perché nessuno gli ha spiegato niente. E nemmeno consigliato libri da leggere.
Quelli che sanno e fanno finta di avere dimenticato, o che hanno dimenticato davvero.
Uomini e No è il primo libro sulla Resistenza, ma non è un romanzo apologetico, né tanto meno didascalico.
Racconta i fatti, l’odio e la tragedia; la sopraffazione nazi fascista, esemplificata nella sequenza dell’esposizione dei corpi trucidati nelle strade di Milano:
“questo era il modo migliore di colpire l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la costola staccata e il cuore scoperto. Dov'era più uomo.”
Racconta anche il dubbio di chi è in dissidio con l’ideologia monolitica ed acritica, come Enne 2, il protagonista. E racconta come si può intravedere umanità anche negli occhi del nemico. Come in quelli del giovane tedesco che, all’ultimo istante, è risparmiato dal giovane operaio partigiano.
Un libro che insegna che ritrovare l’umanità non comporta stravolgere la realtà.
Allo stesso modo, volere la pacificazione generale non significa negare le colpe e le ragioni.
Perchè gli occhi spauriti del giovane tedesco, non cancellano i crimini. Raccontano solo che l’uomo può affiorare anche nel carnefice, ma il carnefice resta tale.
Libri come questo fanno parte del più alto patrimonio culturale del nostro Paese, e devono essere letti, conosciuti da tutti.
Specialmente da coloro che in questi giorni stanno gettando fango e discredito sulla Resistenza.
Che è stato il momento di storia nazionale più alto per il nostro Paese e che ci ha riscattato dalle connivenze e dalle debolezze verso il fascismo, anche se è stata combattuta da una parte per tutti.
Se oggi abbiamo la Costituzione e la Democrazia, lo dobbiamo a quelle donne ed a quegli uomini che hanno scelto la parte giusta.
Donne e uomini che hanno combattuto e subito confino, prigionia, deportazione, torture e morte.
Non certo a quelli, compresi i “ragazzi della RSI”, che si schierarono a favore della barbarie nazi fascista.
Che se lo ricordino, coloro che vogliono stravolgere la storia, mettere tutti sullo stesso piano, le vittime uguali ai carnefici. Lo tengano a mente.
Domenica 26 aprile 2009 alle 07:00:00
MARCO URSANO
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