Una sana lezione di democrazia
- Qualche sera fa, le donne e gli uomini della Ex San Giorgio ci hanno insegnato cos’è la democrazia e come si usa. C’era il Consiglio Comunale straordinario e molti di loro sono arrivati puntali, dieci minuti prima, a gruppi ed in ordine sparso. Composti e quieti hanno preso posto negli scranni riservati al pubblico. Poi sono arrivati i ritardatari e questi sono rimasti in piedi, pigiati. Perché i lavoratori erano tanti, alcuni erano venuti con le loro famiglie, e non c’erano posti a sedere per tutti. Dopo che il Consiglio è iniziato, sono rimasti in silenzio ad ascoltare, per un po’ di tempo. Hanno ascoltato in silenzio il Sindaco, hanno ascoltato in silenzio un altro paio d’interventi e quando hanno capito che, progressivamente ed inesorabilmente, la discussione dei Consiglieri stava slittando fuori dei binari del vero argomento per cui erano lì, trovare soluzioni condivise per la difesa del loro posto di lavoro, e stava deragliando verso strumentali schermaglie di parte, sono sbottati di brutto.
Ed hanno abbandonato la sala, interrompendo di fatto il Consiglio Comunale.
Prima lezione di sana democrazia: quando i cittadini non si sentono rappresentati dai loro amministratori e politici, quando si rendono conto che i loro diritti non sono tutelati, ma che al contrario prevalgono gli interessi di parte su quelli della collettività, lo possono/devono far notare, anche rumorosamente. Il che significa, in poche parole, che hanno tutta la sacrosanta facoltà di incazzarsi.
Grazie all’intervento in primo luogo del Sindaco, di alcuni Consiglieri ed Assessori e dei sindacalisti presenti, dopo venti minuti buoni di discussioni e trattative, i lavoratori si sono convinti a rientrare e a far ripartire un Consiglio Comunale che, senza la loro presenza e partecipazione attiva, non avrebbe avuto nessun senso di esistere.
Seconda lezione di sana democrazia: ci si può anche incazzare duramente per una buona causa, ma di fronte a tentativi seri, sinceri e continuati di richiesta di dialogo, si può concedere all’interlocutore dignità e buona fede e quindi tornare al tavolo di confronto giustamente abbandonato.
Alla fine del Consiglio Comunale che peraltro ha ritrovato il senno perduto votando all’unanimità un documento condiviso, i lavoratori hanno chiesto un incontro supplementare con il Sindaco e gli Assessori. Era quasi mezzanotte, e l’incontro è iniziato e si è svolto per circa un’ora nella sala della giunta. Qui, i lavoratori, o meglio chi di loro ha ritenuto opportuno farlo, chi se l’è sentita, hanno esposto al Sindaco ed agli Assessori le loro ragioni, argomentando pacatamente, senza nessuna remora o timidezza, e fornendo suggerimenti ed ipotesi di percorso.
Con molta fermezza, ma non trascendendo mai i toni.
Di fatto, hanno raccontato con un’onestà ed una purezza disarmanti le proprie vite a degli estranei. E quello che non hanno detto con le parole, lo hanno espresso con i loro sguardi, i loro occhi.
Era il mondo reale che si incontrava per qualche minuto con quello troppo spesso distante, quasi irreale, della politica e della cosa pubblica.
Terza lezione di sana democrazia: che non ci deve essere nessuna soggezione verso i potenti, che tutti hanno diritto di esprimere le proprie opinioni, che non sempre chi ha autorità possiede anche autorevolezza, anzi, a volte è proprio il contrario.
La vicenda dei lavoratori ex san Giorgio è sicuramente uno dei problemi più gravi sul tavolo politico e sociale della nostra città. E purtroppo è facile prevedere che non sarà l’unico, visto i tempi di crisi e le voci che si rincorrono sulla crisi occupazionale.
Al di là dei provvedimenti che devono assolutamente essere presi per arginare il problema come la cassa integrazione che, se non altro, offre un po’ di respiro alle famiglie e concede tempo per cercare soluzioni, c’è bisogno davvero di un cambiamento generale di strategie per il futuro della nostra città.
Lo diceva bene un lavoratore della ex San Giorgio, l’altra sera, di fronte al Sindaco: Spezia è una città che non offre futuro ai nostri figli che devono andare via per trovare opportunità altrove. Una città di vecchi, una brutta città, anche se abbiamo dei posti bellissimi. Bisogna cambiare rotta. Fino ad ora abbiamo prodotto lavatrici, ma per il futuro possiamo produrre anche altro, inventarci nuove strade.
Non c’è bisogno di aggiungere commenti. Sono una considerazione: che bisogna farlo, al più presto, unendo tutte le forze, in una dialettica democratica continua tra cittadini e classe dirigente.
Proprio come ci hanno insegnato i lavoratori ex San Giorgio.
Domenica 18 gennaio 2009 alle 07:00:12
MARCO URSANO
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