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Una città a prova di Kebab?

- Ieri pomeriggio ho fatto un esperimento. Ero davanti al computer per scrivere il pezzo del Cielo di questa domenica, quando sono stato assalito improvvisamente da una crisi di “panico da foglio bianco” (o da schermo del computer vuoto, ma preferisco la prima definizione, sono un nostalgico). Per fortuna non capita spesso, un paio di volte ogni sei, sette mesi, ma quando si presenta è davvero dura. Arriva subdola ed inaspettata e nella sua fase acuta, che in genere dura anche un’ora, non solo sconvolge le correnti neuronali a tal punto che il cervello regredisce praticamente alla fase pre Homo Sapiens (verso il Cromagnon, per intenderci), ma provoca anche fastidiosi effetti collaterali e molto fisici, come salivazione azzerata e secchezza delle fauci, eccessiva sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, giramenti di testa, nausea, eruzioni cutanee e meteorismo.
Tutti questi fenomeni sommati assieme condizionano a tal punto le capacità creative, che la disgraziata vittima non riesce più a formulare una frase che possegga un minimo di senso compiuto e la prosa, da quella raffinata, tagliente ed originale del grande columnist, si trasforma per incanto in un’assurda cacofonia, appunto, da uomo di Cromagnon.
In pratica, puoi solo alzarti dalla scrivania ed andare a disegnare giraffe, elefanti e cacciatori stilizzati sulla condensa dei vetri delle finestre, e neanche tanto bene.

E dire che mi ero anche preparato, ricercando e scaricando dalla Rete articoli, dati e statistiche. Volevo scrivere di cultura e teatro, argomenti alti, non facezie, approfittando della complessità di articolazione e di fascinazione della proposta di uno scrittore italiano che vuole trasferire, nientemeno, i soldi del teatro alla televisione, ed è rimasto folgorato non sulla via di Damasco, ma in quella delle Fondazioni bancarie. Sarà per un’altra volta.

Veniamo allora all’esperimento. In genere, queste crisi di “panico da foglio bianco” lasciano affiorare anche momenti di lucidità (e meno male, altrimenti provocherebbero la morte). Durante uno di questi intervalli, nei pochi secondi a disposizione prima di rientrare nella Preistoria, ho avuto un’idea.
Perché non chiedere aiuto ad una vera fucina di cervelli e talenti, ad una comunità creativa e compatta, ad una congregazione di spiriti eletti e per di più a portata di un semplice click? Perché non coinvolgere i miei amici di Facebook?
Così ho fatto, mi sono precipitato sulla pagina del mio Profilo ed ho digitato sul mio stato (chiaramente in terza persona, come un deficiente che sta ancora imparando la sua lingua a quaranta anni, ma questa è la regola di Facebook): “Marco deve scrivere l'articolo per la sua rubrica domenicale su CDS ed è in drammatica crisi d’idee. Panico da foglio bianco! Qualcuno ha argomenti da suggerire?” Poi ho spento il PC e sono uscito a fare un giro in centro, anche perché dovevo comprare le arance tarocco per le spremute mattutine che fanno tanto bene.

Sono rientrato dopo circa tre quarti d’ora. Con due chili di arance e con la fase acuta della crisi superata. Ero tornato ad essere un Homo Sapiens, ancora molto grezzo, ma Sapiens. Complici anche un buon caffè ed un accenno di conversazione sulle ronde “pro sicurezza” con un avventore del bar che, a giudicare dai suoni gutturali con i quali si esprimeva, doveva essere piombato in uno stato di Homo Cromagnon perenne e senza possibilità di ritorno, probabilmente dopo un’overdose di cronaca giudiziaria anti immigrati dei telegiornali.
Di nuovo alla scrivania, ho acceso il PC con trepidazione, attivato la connessione di Rete e ho rivisto la mia foto con quella ridicola espressione da scrittore pensoso ed annoiato troneggiare in alto a sinistra sullo schermo. Ed un poco più sotto, una sfilza di messaggi. Ed un poco in alto, il pulsante della posta con un numero a doppia cifra. Gli amici erano arrivati, non mi avevano lasciato solo!

Taglio dei fondi alla cultura, la crisi del maschio quarantenne, un mistero spezzino: perché sono sparite le acciughe dalla pizza della Pia?, problema parcheggi in centro, le giraffe del circo Medrano, etica e lavoro, lo Spezia vincerà il campionato di serie D? (e ci mancherebbe solo non lo vincesse, aggiungo io!), proposta di abolizione dell’8 marzo e parificazione stipendi per le donne, problema parcheggi alla Chiappa, crisi commercio cittadino, ACAM, EX San Giorgio, le ronde, i trapezisti del Circo Medrano, il diritto di sciopero, è giusto andare in palestra solo a marzo quando si teme la prova costume imminente?, una nuova centrale nucleare nell’area IP e la Coop al posto dell’ENEL, ma Obama ci ama davvero?, dov’è finito Bin Laden, esiste davvero Bin Laden?, consigli per un viaggio in Marocco, vogliamo Pietro Fusco presidente dell’Autorità portuale, è più buono il pesto di Spezia o di Genova?, siamo noi i veri inventori della farinata e non i toscani con quella cazzo di cecina molla e tutta unta, le regole per scrivere un romanzo (non ci sono regole, amici, l’unica è leggere tanti bei romanzi e non tentare di scriverne di nuovi), una richiesta di assunzione come redattore di cittadellaspezia, perché la gente che è amica su Facebook poi non si saluta per strada?, i clown del Circo Medrano.

Questi sono solo alcuni degli spunti per il mio articolo, arrivati sia in conversazione pubblica, sia in mail private. Altri non li posso citare, per ragioni di opportunità e rispetto del comune senso del pudore, ma vi assicuro che alcuni sono davvero geniali.
Alla fine, non ne ho usato nemmeno uno. Mi ha preso la mano la scrittura di questo “meta articolo” sulla spinta dell’entusiasmo della mia Comunità di amici di Facebook, che ringrazio. Ad altri, professoroni, sociologi ed affini, lascio volentieri le profonde analisi sul valore della comunicazione orizzontale di rete e delle comunità virtuali. Argomento non secondario, basterebbe ricordare come hanno contribuito, per esempio, all’elezione di Obama.

Ah, il titolo del pezzo: “Spezia, una città a prova di kebab?”.
In effetti non c’entra niente con questo “articolo non articolo”, ma è un titolo che è una bomba. Grazie all’amica Sabrina Canese, per averlo inventato ed avermelo regalato.
Ed, in ogni caso, a Spezia qualche buon kebab si riesce ancora a mangiare. Se Dio vuole e senza ronde intorno.

P.S. questo pezzo è dedicato ai miei 284 amici di Facebook
Mercoledì 4 marzo 2009 alle 09:00:00
MARCO URSANO
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