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Speciale turismo nel Golfo: oggi spaghetti con i muscoli

- Qualche domenica fa, io e la mia dolce metà abbiamo pranzato in una trattoria di una nota località balneare del nostro Golfo dei Poeti. In totale armonia coniugale, abbiamo scelto lo stesso menù: due piatti di spaghetti con i muscoli (mitili, cozze per gli stranieri N.d.R), una bottiglia d’acqua gassata, mezzo litro di vino della casa, due caffè. Per un conto di 39 euro.

Qualcuno dirà: ebbè, un po’ caro, però di domenica, in un bel posto, e chissà il servizio. Vera la prima, era domenica. Invece, il locale in sé è poco più che ordinario (è un posto comunque famoso e frequentato, storico per il paesino che lo ospita), ed il servizio è stato proprio quello tipico delle nostre parti, il nostro marchio di fabbrica, il nostro “brand” famoso nel mondo, lo stile che contraddistingue l’ospitalità della maggior parte degli esercenti locali:
alla “che cazzo vuoi”.

Scuserete la volgarità, ma proprio non riesco a trovare migliore sintesi a:

- non essere salutati né all’arrivo nel locale, né a fine pasto dopo pagamento di conto;
- un servizio assolutamente improprio, tipo prima l’uomo e poi la donna, urli dalla cucina alla sala, tavoli lasciati sporchi con i residui dei precedenti pasti per decine di minuti;
- mai un sorriso da parte di nessuno del personale;
- solo suoni gutturali e mai una frase, non dico in italiano corrente, ma solo minimamente intelligibile ad una persona di media alfabetizzazione (basterebbe anche una roba tipo “io Tarzan, tu Jane”) in risposta a precise domande, peraltro di complessità straordinaria, come “scusi, mi porterebbe un po’ di pane per favore?”
- per tutto il tempo di permanenza espressioni ostili, annoiate, irritate nei visi del gestore e dei camerieri, come se fossero a due chilometri sotto terra ad estrarre carbone in una miniera belga o a scontare una lunga pena detentiva in carcere americano pieno di gangs afro ed ispano americane che stanno tutto il giorno a tirare su manubri da 50 chili in cortile e quando ti avvicini ai bagni ti brutalizzano o, ancora, in qualche ospedale per lungo degenti dopo una fastidiosa operazione di trapianto di fegato.
- manifestazioni di cordialità ed affetto riservate solo ed esclusivamente ad amici avventori locali, energumeni che entrano e escono dal locale in continuazione, berciando e spadroneggiando e ti guardano con quella tipica espressione “è tua l’aria?” in cerca di rissa.

Per cui, il prezzo di 12 euro a piatto (N.B i muscoli erano un ricordo lontano affogato nell’oblio di uno sconfinato mare di pummarola leggermente acida) ed i 15 euri rimanenti per vino frizzantino da spina, acqua e due caffè brodosi, appare, leggermente, sovradimensionato.

Ed adesso ci sta bene un pezzo ripreso da ANSA:

“il reddito medio degli imprenditori della categoria "servizi di alloggio e di ristorazione" (nella quale ci sono anche i titolari di piccoli alberghi, residence e camping, ma anche ristoratori, pizzerie e fast food) è in media di 14.597 euro e crolla a 13.545 euro per 100.000 su 120.000 imprenditori del settore che hanno optato per una forma societaria che consente la contabilità semplificata. Il loro reddito è praticamente identico a quello dei pensionati, che in media nelle dichiarazioni dello steso anno si attestano a 13.448 euro: li dividono solo 97 euro lordi.

Di confronto in confronto, appare che a dichiarare meno dei 19.335 euro dei dipendenti non sono gli "autonomi", ma le mini-società, le imprese di persone con contabilità semplificata che oramai sono la "formula" scelta da molti settori: il commercio, i ristoranti, le attività edili. Il reddito da lavoro autonomo si attesta a 37.124 euro, grazie ai redditi alti di professionisti e medici che alzano la media. Quello delle micro-società è in media di 17.007 euro, circa 1.400 euro lordi al mese. Intere categorie sono ora rappresentate quasi esclusivamente da questa forma di "mini-impresa" personale a contabilità semplificata. Vi rientrano soprattutto gli operatori del settore del commercio (672 mila), delle costruzioni (380 mila), del trasporto (82 mila), alberghiero e della ristorazione (100 mila). Anche per loro i redditi sono al lumicino (dati sulle dichiarazioni fiscali del 2008 diffusi dal Dipartimento Fiscale del ministero dell'Economia).”

Fa piacere quindi pensare che, magari, lo stesso simpatico esercente che quella domenica ci ha tirato sul tavolo il piatto di spaghetti, probabilmente dichiara al fisco quanto i vecchietti che incontri al supermercato vicino casa, quelli che comprano solo prodotti in offerta perché non ce la fanno ad arrivare a fine mese.

Certo, dalle nostre parti non esistono gli estremi della bottiglietta d’acqua pagata 6 euro come in Piazza Navona, ma girando un poco per le attività di ristorazione ed in genere di accoglienza turistica del nostro Golfo si possono percepire, senza troppo sforzo ed empiricamente, i motivi che possono contribuire al calo dei turisti giapponesi ed affini da noi ed in Italia.

Non che non esistano esperienze di qualità dalle nostre parti ed altrove nel Bel Paese, ma la sensazione comune a molti è che siano una bella minoranza.

Che fare allora? Promuovere una raccolta di firme per un referendum popolare propositivo che renda detraibili per il fisco anche cozze e vongole? Forse, la soluzione per mangiarsi una bella pasta con i muscoli alla spezzina è quella antica, di una volta. Preparato il sugo a casa, cucinarseli in barca, con gli amici, in Diga. Sorrisi e relax assicurati, e senza conto finale.
Questa è Spezia, che ne dici?


Domenica 26 luglio 2009 alle 10:00:00
MARCO URSANO
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