Siamo tutti americani?
- Con buona pace di corvi e gufi, a destra, sinistra e centro, che sempre hanno tifato contro e ora siedono sulla sponda del fiume ad aspettare il mesto transito del cadavere, Obama c’è e “lotta insieme a noi”.
In due mesi, ha detto e fatto una quantità di cose che probabilmente scardineranno gli assetti politici non solo americani, ma del mondo intero.
E’ solo questione di tempo. Se non altro, le parole e le azioni di Obama offrono l’occasione di riflettere, uscire dall’apatia e dal provincialismo, perché possiamo fare raffronti, pesare, valutare contenuti e proposte. Magari, con un giochino divertente di paragoni tra USA ed Italia. Anche perché gli steccati alla “yankee go home” sono finiti da un pezzo, vero?
Quindi, se siamo tutti americani, o meglio, anche coloro che lo erano sino a pochi mesi fa, i campioni mondiali dell’americanismo durante l’epoca dei moderni cowboys, tanto da esaltare ciecamente la guerra in Iraq, per esempio, dovrebbero esserlo anche ora. O no?
Temo di no. Come spiegare, infatti, la dicotomia che esiste tra puntare sulle energie rinnovabili, con il duplice vantaggio di difendere l’ambiente e creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro, quando invece si vuole investire su una tecnologia costosa, insicura e già obsoleta in partenza come il nucleare?
O il fatto di tagliare fondi all’istruzione, all’università ed alla ricerca, alla sanità pubbliche, mentre al contrario per Obama sono “asset” strategici ed imprescindibili di sviluppo e rilancio dell’economia, dei diritti sociali e della qualità della vita?
Pensiamo all’ultimo provvedimento sulla ricerca sulle staminali, bloccata per otto anni dall’integralismo religioso di Bush e lobby varie. Per chi non lo sapesse, questo tipo di ricerca va nella direzione di cercare cure più efficaci per il Morbo di Parkinson, l’Alzheimer ed il cancro. Tutti i premi Nobel della medicina e della biologia stanno finalmente applaudendo, felici per la fine delle tenebre. Per non parlare delle speranze che si aprono per coloro che hanno la sventura di essere vittime, direttamente o indirettamente, di quelle terribili malattie.
Ed ancora, la proposta di far pagare la crisi ai ricchi? Cancellare i privilegi fiscali dei potenti e con i ricavati finanziare, appunto, la sanità pubblica ed investimenti per combattere la disoccupazione e la precarietà?
Qui da noi sono considerati deliri, quando va bene. E si sa che Obama è un dirigente del partito bolscevico di Chicago.
In uno dei suoi ultimi discorsi, Obama ha dichiarato:
"Io so che questi provvedimenti non andranno d'accordo con gli interessi dei lobbisti che hanno investito sulla vecchia maniera di fare affari e io so che si stanno preparando alla lotta. Il mio messaggio a loro è questo: anche io".
"So - ha proseguito Obama - che l'industria assicurativa non amerà l'idea di dover diventare più competitiva per continuare ad offrire la copertura medica".
"So anche - ha aggiunto - che le banche e i grandi creditori agli studenti non ameranno lo stop agli enormi sussidi a loro accordati, ma così abbiamo salvato circa 50 miliardi di dollari per rendere i college più finanziariamente accessibili". Allo stesso modo, ha detto Obama, "le compagnie petrolifere non ameranno l'interruzione delle facilitazioni fiscali per 30 miliardi di dollari, ma è così che possiamo permettere all'economia delle energie rinnovabili di creare nuovi progetti e posti di lavoro".
Ragazzi, a me è proprio simpatico questo qui, e lo dico sapendo che certamente su altre cose mi deluderà, e laicamente pensando che la politica di tutto ha bisogno, fuor che di novelli messia inviati dalla provvidenza.
Anche se amo la loro grande letteratura, il cinema e la musica (tutti in piedi, signori, questi hanno regalato il jazz al mondo!), personalmente ho sempre amato poco la politica made in USA, specialmente quella estera, e non ho mai avuto il mito di questa nazione così democratica, anche perché le democrazie fondate su sottomissioni di popoli e segregazione razziale hanno poco respiro didattico. L’America ha sempre riassunto in sé ogni tipo di contraddizione, in una dialettica continua tra innovazione e conservazione, democrazia ed autoritarismo, bieca ignoranza e raffinata cultura, uguaglianza e privilegi, socialità ed individualismo, diritti civili e repressione, pacifismo e militarismo, a seconda dei rapporti di forza, delle congiunture internazionali e dei periodi storici. In questo momento, ci stanno offrendo della buona politica. Potremmo, quasi quasi, approfittarne.
Obama, quindi, ci ama? Fuori da facili ironie, Obama sta dimostrando che, nonostante i tempi di crisi, una politica autenticamente riformista, con forti connotati di uguaglianza sociale ed innovazione programmatica si può e si deve fare.
E con un certo controllo popolare, oltretutto. Quasi dimenticavo di dire che il gruppo che riguarda Obama a cui sono iscritto su FaceBook, relaziona praticamente ogni giorno ed in modo trasparente l’attività del neo presidente degli Stati Uniti. Una piccola finestra sulla Casa Bianca, attraverso la quale milioni di persone possono monitorare ed interagire. Certo non su tutto, solo su quello che vuole e come vuole lui, anzi, il suo potentissimo staff di “think tank” ed esperti di comunicazione.
Ma, abituati come siamo a casa nostra, quasi non ci si crede a tanta grazia.
Le dichiarazioni di Barack Obama sono tratte
dal sito di RAInews24.
Domenica 15 marzo 2009 alle 07:09:17
MARCO URSANO
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