Per sempre Miss
- Una musica martellante in sottofondo, con un testo che ripete senza soluzione di continuità la parola “miss”. Luci della ribalta che sezionano impietose ogni minimo particolare, in dettaglio e di insieme. Capelli, porzioni di cosce, taglio di occhi, spalle, seni e culi, portamento. La voce istrionica del presentatore, un mantra ripetuto per ore “sono tutte belle le mie ragazze e le amo tutte, ma questa sera deve vincere la più bella”. Volti con sorrisi contratti, ammiccanti, ebeti, spaventati, distanti, ambiziosi, maliziosi. Tensione sopra il palco, sotto il palco, ai lati del palco, dietro il palco, in un backstage in cui puoi avvertire nell’aria il volo di sogni patinati da prima pagina, desideri di una vita in cui non conta niente quello che davvero pensi e che sai fare. Il trionfo della vacuità che oggi è diventato istituzione, e che legifera, governa il Paese attraverso il popolo della prima serata.
Fanno tenerezza, le Miss. Sono ragazze giovanissime a cui hanno raccontato la storia sbagliata, e loro ci hanno creduto. Fanno tenerezza perché nei loro occhi leggi al contempo la dolcezza ingenua di quell’età e l’ambizione cieca, e le due cose stanno insieme in conflitto perenne, che si manifesta in tic continui, spasmi, rotazioni di mani, dita, contrazioni di ginocchia e di zigomi in movimenti impropri, innaturali come solo può essere forzare un’età e farti apparire senza tempo, memoria, storia e futuro. Le miss sono una presenza sospesa nel vuoto, un’apparizione. Non esistono, ed invece si presentano tutte in fila, ancheggiando.
Ci sono anche quelle più ironiche, che ridono in silenzio, dentro se stesse, e ti fanno ridere, con quegli occhi che ti vogliono far credere che loro sì, sono lì per caso, per scherzo, per scommessa, che nulla di quel circo le tocca, perchè la loro vita vera è il fidanzato geloso dietro le quinte, le amiche del liceo, il primo anno di università, e quando dichiarano di essere spiritose, solari ed amare lo sport, mica sono sincere; e si capisce, perché invece ed in fondo sei timida, permalosa ed hai paura del mondo e di te stessa, e di fare sport non te frega niente, perché fai una fatica bestia, vuoi mettere la discoteca il sabato sera? Ma qualcuno ha riscritto la storia della tua breve vita, un copione letto di fretta, infarcito di particolari e di ricordi, momenti, passi non tuoi. Una vita che può stare bene a tutte, come un abito taglia 40, a quella prima e dopo di te, basta cambiare il numero sul petto, quello che ti identifica, perché il tuo nome, se non vinci, nessuno lo ricorda, ma il numero sì, è scritto sulla scheda per le votazioni, indelebile. Tre uscite sul palco: una in body “istituzionale”, una in abito di moda, una in bikini. Poi, quella finale, riassuntiva, per sfatare dubbi e confermare certezze nella giuria. Si può dare un voto da 1 a 5, ad ogni ragazza. Da 1 a 5, si può classificare una vita in prestito.
Sono belle le miss. Perché la gioventù è bellezza, se esibita come tale, anche nelle sue imperfezioni, quelle che stridono con le regole auree dei concorsi di bellezza. Perché se è vero che è tutto è recita, le luci ridanno verità, basta saperla leggere. E la verità dice che la cellulite può essere bella, anche a vent’anni, chi l’ha detto che le “mollezze” non ci devono essere? Chi definisce il concetto di bellezza? Stiamo parlando di un ritorno neoclassico a Canova? Le miss sono belle non sopra al palco, ma dietro. Quando sono sedute assorte, mentre si allacciano una scarpa o si sistemano il costume mordendosi le labbra per l’emozione e la tensione, o quando saltellano sui tacchi come se dovessero farsela sotto da un momento all’altro. Quando digitano sms incomprensibili nei loro telefonini ipertecnologici e all’ultima moda. Quando piangono perché non hanno vinto, e quando piangono perché hanno vinto quella fascia intorno al collo, e sanno di non avere vinto niente. Ecco, in quei momenti sono bellissime.
Ci mancherebbe, c’è anche l’armonia delle forme, la bellezza astratta che si fa di carne, quella che rispetta le regole. Basta guardare la Miss Liguria dell’anno scorso, spezzina: toglie il fiato da quanto è bella. Noti come inclina leggermente la testa aspettando la foto, ed il suo sorriso è un inno all’estate, e non è solo per i suoi denti bianchissimi, le labbra disegnate in perfezione, gli occhi chiari, profondi, esagerati, la carnagione abbronzata di Golfo dei Poeti. Non è solo questo che squarcia il buio della notte, o forse è tutto questo, che insieme diventa luce, esplode. E’ una sorta di aura, di sentimento del bello. E che si dichiara al mondo, senza dubbio alcuno. Bellezza pura. Emozione. Con un solo, piccolo, particolare: che deve fare, in ogni istante, i conti con il tempo. Ed allora i casi sono due: o riesce a trovare un accordo, uno sguardo adatto al trascorrere delle cose, un adattamento al susseguirsi delle stagioni che ne preservi e rinnovi i motivi di bellezza, o diverrà caricatura di se stessa. Per il primo caso, la ricetta è inesorabile: bisogna aggiungere intelligenza, cultura, sensibilità, comprensione. Senso del lavoro, della fratellanza e del sacrificio. Senza tutto questo, l’oblio prima o poi arriva. Basta una piccola, inesorabile, ruga. E non c’è bisturi che tenga.
Un concorso di bellezza è un’esposizione di corpi sulla pubblica piazza. Un rito sociale, codificato però dal business, quindi economico. Impresa dei corpi, sui corpi. L’elenco degli sponsor, all’inizio dello show, dura più di cinque minuti. E per i tempi televisivi e di spettacolo, cinque minuti sono un tempo eterno. I corpi ed i volti delle Miss sono un veicolo per vendere qualche prodotto a sterminate platee. Il cortocircuito accade nel momento in cui la Miss vende se stessa, la propria anima: per cui, sempre. Non potrebbe essere altrimenti. Non solo è l’obiettivo finale, consapevole o meno, ma le teorie per le quali la foto, o, attualizzando, l’immagine televisiva ruba l’anima, sono molte, e traguardano i confini geografici e delle culture del mondo. Per sempre Miss, recita la canzone. E’ proprio vero, una volta che sali su quel palcoscenico, è fatta. Tornare indietro, deve essere molto difficile.
Lunedì 10 agosto 2009 alle 09:00:00
MARCO URSANO
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