La nostra memoria ed i nostri eroi
- In questi ultimi anni, e recentemente in forma sempre più virulenta, è in corso un tentativo di stravolgimento della storia del nostro Paese. Un’operazione culturale e politica che tenta di equiparare vittime e carnefici, mettendo sullo stesso piano coloro che combatterono a fianco dei nazisti nelle file della repubblica di salò ed i partigiani che invece impugnarono le armi per liberare l’Italia dagli oppressori.
La memoria di un popolo deve essere certamente condivisa, ma nel rispetto e nella chiarezza, senza stravolgere la verità.
Non si possono accostare partigiani e repubblichini.
Sono persone che hanno fatto scelte diverse, politiche e civili, con differenti responsabilità. La Storia, quella vera, ha già giudicato i torti e le ragioni, ed in maniera definitiva.
L’umana comprensione verso chi sbaglia ed il perdono, sono altra cosa. Riguardano la sfera personale e le convinzioni private, intime di ognuno di noi. Il resto, non si tocca.
Coloro che vogliono riscrivere la storia e celebrare le radici culturali e politiche a cui si può ascrivere la Decima Mas, possono farlo tranquillamente, ma a casa loro. Nei loro simulacri, nei loro templi, dove possono adorare i loro idoli in tutta libertà, senza che nessuno li disturbi.
Gli spazi pubblici, i nostri spazi pubblici, gli spazi della democrazia e del confronto, devono servire a celebrare e ricordare ben altri eroi.
Come le vittime spezzine della Shoa, i 600 del Ventunesimo.
300 di loro non hanno più fatto ritorno a casa, sono stati cremati nei forni di Auschwitz.
Quelle vittime sono state ricordate in Sala Dante nel Giorno della Memoria, in una sala gremita di giovani che hanno scandito parole di pace, libertà, convivenza, rispetto, perpetuando la memoria dei veri martiri, i deportati, dei veri coraggiosi, i partigiani, e dei veri Maestri, come Primo Levi.
Per fortuna, quei giovani per crescere ancora e diventare uomini e donne sempre più consapevoli, civili e democratici, non hanno affatto bisogno di leggere libri come quello su il tal Eugenio Wolk.
Hanno già letto le lettere di condannati a morte della Resistenza, dove hanno imparato cosa sono davvero l’onore e l’eroismo di un popolo. E qual’era la parte giusta.
Domenica 1 febbraio 2009 alle 07:00:12
MARCO URSANO
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