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La Terra vista dalla Luna

- La foto in cui Neil Amstrong è immobile, in piedi sul suolo lunare, e guarda dritto un punto indefinito davanti a sé, può riassumere non solo il significato di un’intera vita, ma una domanda collettiva che riguarda il senso, l’idea stessa di infinito.
Sopra di lui il cielo nero e profondo dello spazio, la cui estensione non riusciamo nemmeno ad intuire con la nostra mente, ma solo a calcolare con complessi algoritmi di formule astronomiche. Davanti a lui un’asta, con issata una bandiera americana che resiste rigida ai venti solari, ed una porzione di manufatto, il Lem, che per quei tempi rappresentava la tecnologia più sofisticata possibile.

Oggi sappiamo che il computer di bordo dell’Apollo 11 era meno complesso di quello di un qualsiasi telefonino medio in commercio. Tant’è che Amstrong dovette atterrare sulla Luna attivando i comandi manuali, perché le milioni di informazioni che in quei secondi di discesa verso il Mare della Tranquillità pervennero al computer di bordo lo fecero andare in tilt.

Sappiamo tutto su quella missione: costi, calcoli, strutture, messaggi, codici, protagonisti coinvolti. Sappiamo che gli astronauti riportarono sulla terra 21, 5 Kg, di materiale lunare, che il modulo lunare di Apollo 11 scese sul suolo del Mare della Tranquillità esattamente alle 4:56 del 21 luglio 1969, ora italiana; che lo zaino di sopravvivenza degli astronauti pesava 38 kg, era alto 66 cm, largo 46 e profondo 25. Sappiamo le prime parole pronunciate da un uomo sulla luna: "Houston, qui Base della Tranquillità. L'Aquila è atterrata". Se volessimo, ma sono certo che non frega niente a nessuno, potremmo persino leggere il testo del discorso segreto che Nixon si era preparato nel caso in cui la missione dell’Apollo 11 si fosse rivelata un fallimento.

L’unica cosa che non sappiamo, è la più importante: cosa avrà pensato Neil Amstrong in quei momenti?

Neil è stato il primo uomo che ha avuto l’onere e l’onore di guardare la Terra dalla Luna. Letteralmente. Una cosa magnifica, da un lato, ma terrificante per la sua responsabilità storica ed ontologica. Un uomo, per la prima volta, guardava la terra dal cielo. Stando lassù, in piedi, senza la mediazione di un oblò di astronave, ma solo attraverso un casco da astronauta che gli consentiva il respiro. Una situazione esattamente speculare a come un uomo sulla terra può guardare la luna. L’unica differenza, l’abbigliamento.
Neil Amstrong fu il primo uomo sulla terra a guardare l’umanità intera riflessa nei suoi occhi. Con il suo respiro come colonna sonora. E con lo sguardo di un uomo medio, in nome di tutti noi. Un uomo non esageratamente geniale, solo quanto bastava per portare a compimento la sua missione, il suo lavoro. Solo straordinario nella sua umanità. Un uomo simile a tutti gli uomini.

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.

In questo Canto Notturno, Leopardi precede Amstrong di molti lustri. Anche il poeta, riesce a guardare la terra dalla luna, con gli occhi della luna. E senza l’ausilio di computer e parabole spaziali. Semplicemente, grazie alla sua capacità di immaginare e di raccontare. Per al suo senso di infinito, che nessun artista è riuscito a descrivere, a farci sentire, percepire come il nostro fratello di Recanati. E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Anche un film di Pasolini, uno dei suoi meno conosciuti, del 1967, prima dell’allunaggio, ci racconta della Terra vista dalla Luna. Anzi, si intitola proprio così. I protagonisti sono Totò e Ninetto Davoli, la straordinaria coppia di Uccellacci ed Uccellini. In questo film, lo sguardo sulla terra è dissacrante, allucinato, parossistico, distorto nella sua amara comicità. Il finale, con il cartello in cui c’è scritto: “morale: essere vivi o morti è la stessa cosa”, sembra un epitaffio. Della terra stessa, che dalla Luna somiglia ad un puntino insignificante nell’universo, preda dell’ingordigia e della violenza degli uomini. Un’altro modo di guardarla. Né peggiore, né migliore di quello di Amstrong e di Leopardi. Solo differente.

In questi giorni abbiamo la possibilità di navigare intorno alla Luna, e di camminarci sopra. Ci dà una mano la tecnologia, con Google Moon, per esempio. O con il sito, bellissimo, wechoosethemoon.org, che racconta con dovizia di materiale multimediale tutte le fasi dell’avventura spaziale sulla luna. Ma per vedere davvero la Terra dalla Luna, per quello non c’è niente da fare. O hai la fortuna di calpestare davvero il suolo lunare, come Neil Amstrong, oppure devi possedere sguardo puro e facoltà di immaginazione. E di racconto. E di rispetto, amore per il tuo prossimo. Al di là della pelle, della religione, del paese di provenienza. Perché il tuo sguardo deve riuscire ad abbracciare il mondo intero.

Here am I floating
round my tin can
Far above the Moon
Planet Earth is blue
And there's nothing I can do





Domenica 19 luglio 2009 alle 10:00:00
MARCO URSANO
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