L’Arsenale e l’orgoglio di una città
- Qualche giorno fa sono stato in Arsenale per la conferenza stampa dello spettacolo “Otre la vista del mondo” nell’ambito delle iniziative di Maìna in corso questi giorni. Con professionalità ed organizzazione, siamo stati imbarcati su un autobus militare a Porta Ospedale e condotti nel luogo designato, l’Officina Carpentieri e Calafati, sede dell’incontro con la stampa e dello spettacolo.
Per arrivare all’officina, abbiamo praticamente attraversato tutto l’Arsenale Militare, un tragitto di qualche minuto. Era molto tempo che non entravo in Arsenale, l’ultima volta credo più di venti anni fa, in occasione di qualche ricorrenza della città, quindi non conservavo nella memoria immagini dall’interno, ma solo da fuori.
Fotogrammi dalla tribuna stampa del Picco, da cui, oltre il tetto dei Distinti, si intravedono le costruzioni, le gru e gli alberi della Vespucci.
Oppure dalla collina di Fabiano alto o della Litoranea, visioni in cui l’Arsenale entra nel panorama d’insieme del Golfo, recitando una parte da protagonista nella morfologia del territorio e del mare. Ma visto da “dentro” è un’altra cosa.
Due sensazioni: grandezza e decadenza, che convivono e confliggono. L’Arsenale costruzione enorme, città nella città, cuore industriale, pulsante di vita e di lavoro: capannoni, viali alberati, bacini, con il mare che si svela come una opportunità. Architetture cariche di fascino post industriale. E l’Arsenale che implode in se stesso, lentamente, quasi si divorasse dal suo interno, in una sorta di estenuante cannibalismo: capannoni con i vetri rotti delle finestre, viali alberati sconnessi, bacini con navi divorate dalla ruggine, il mare che si insinua ed usura ogni cosa. Un luogo che racconta una storia di antichi splendori, e restituisce un senso di apatia e spreco.
Non è necessario avere frequentato un esclusivo un master alla Bocconi per capire che un posto così, se fosse utilizzato nel modo giusto, gestito da menti e mani sagge, sarebbe il vero volano di sviluppo non solo di questa città, ma di un territorio intero. E che risolverebbe molti dei problemi sociali ed occupazionali che stiamo affrontando anche in questo periodo di crisi.
Produzione, artigianato, ricerca, cultura, spettacolo, residenza, turismo, cantieristica, servizi, formazione. Tutte queste “filiere” potrebbero felicemente coesistere al suo interno, creare sinergie, cicli economici virtuosi, innalzare il livello di benessere e culturale della comunità. Restituire un futuro alla nostra gente. Reale, di prosperità, non di discorsi pieni d’aria.
Ed un nuovo senso di appartenenza, di orgoglio, con insieme uno sguardo aperto verso il mondo.
In questi giorni di Maìna, l’Arsenale è aperto al pubblico, visitabile. Visitatelo, portateci parenti ed amici. A volte, le cose bisogna toccarle con mano per capirle e riceverne nuova linfa vitale, entusiasmo. Come a me, che quel giorno ho scoperto chiaramente l’acqua calda, e meno male che mi sono bruciato. Servirà a combattere con ancora più forza gli aspetti più degeneri della spezzinità, che ogni spezzino, in misure differenti, purtroppo possiede: rassegnazione, litigiosità, poca fiducia in se stessi e nelle proprie possibilità.
Il processo di riappropriazione delle Aree Militari da parte della città è iniziato da diverso tempo, e grazie ad alcuni Amministratori più illuminati e tenaci di altri.
Recentemente, con la firma del protocollo con il Ministero della Difesa, il percorso ha subito una parziale accelerazione. Qualcosa è stato strappato all’immobilismo decennale ed alle rendite di interessi, ma non basta: bisogna ottenere di più ed in tempi rapidi.
Anche perché si comincia a sentire un inizio di vento di cambiamento in questa città. Lentamente e forse è solo un’impressione, ma un certo atteggiamento di fatalistica rassegnazione allo status quo si sta modificando. E c’è una strana vivacità nell’aria, inusuale, ma benvenuta.
I segnali esistono, anche recenti, basta saperli cogliere senza pregiudizi: l’unità di tutta la città intorno al caso Ex San Giorgio, la firma dell’agenda per lo sviluppo, il protocollo sulle aree militari di cui parlavamo prima, eventi come la festa della Marineria, stanziamenti consistenti che cambieranno il volto di interi quartieri. E non dimentichiamo che il Mirabello è quasi in dirittura di arrivo, e che una serie di progetti, fra tutti il nuovo Waterfront, stanno per sbloccarsi.
Timidi tentativi? Solo forma e poca sostanza?
Staremo a vedere. Intanto, godiamoci l’Arsenale in questi giorni. E Maina. Magari ci verrà voglia anche di impegnarci in prima persona per la nostra città.
Domenica 14 giugno 2009 alle 10:00:00
MARCO URSANO
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