Il Natale che piace a noi, quando le armi tacciono.
- Natale 1914. Fronte occidentale tra Belgio e Francia.
Nel pieno della Grande Guerra.
Dopo mesi di combattimenti furiosi, morte, fame, freddo e malattie, i soldati tedeschi ed inglesi decidono di deporre le armi per un giorno ed organizzano una tregua spontanea.
Escono dalle trincee ed invadono pacificamente la terra di nessuno, tutti insieme. Si stringono le mani, si scambiano piccoli regali, condividono cibo e bevande.
Improvvisano canti natalizi e partite di calcio tra cavalli di Frisia e filo spinato.
Tutto questo in un clima di fratellanza ed allegria, come riportano le numerose testimonianze dell’epoca.
Martin Gilbert, storico e testimone oculare, racconta:
"Vi fu infine, in quello strano giorno, un cantare generale di canzoni tipiche natalizie. I tedeschi intonarono Die Wacht Am Rhein e Christians Wake! gli inglesi. Tutto ciò sembrava molto bello ma, quando l’alto comandante inglese Sir John French venne a sapere che i soldati fraternizzavano, ordinò di vietare qualsiasi altra manifestazione del genere facendo in modo che la cosa non si ripetesse. Sir John French era stato molto duro anche nei giorni precedenti, quando aveva ordinato di far fuoco su qualsiasi bandiera bianca avesse fatto la sua comparsa sul fronte occidentale.”
La tregua natalizia “scoppiata” spontaneamente sul fronte occidentale nel 1914 non ebbe nessun seguito. Nel 1915, la vigilia di Natale, nei pressi di Wulvergem, i tedeschi innalzarono sui parapetti delle trincee di prima linea un albero illuminato con candele.
“Per qualche istante le fiammelle ondeggiarono nell’oscurità, finché un ufficiale inglese non ordinò di sparare a volontà e l’albero fu distrutto” riporta lo storico Lyn Macdonald.
Anche il giorno di Natale non fu diverso: si sparò per tutta la giornata. Alcune batterie lanciarono sino a trecento granate.
“Erano quelli gli ordini. Sono convinto che lo scopo fosse di impedire ai soldati di fraternizzare”, annotò il caporale D. A Pankhurst della regia artiglieria inglese.
In questo nostro Natale 2008, nel mondo si combattono 26 conflitti, che fino ad oggi hanno causato circa 7 milioni e settecentomila vittime. Senza contare le violenze, gli stupri, le malattie, la fame a cui sono sottoposti milioni di esseri inermi, in primo luogo bambini, a causa di queste guerre che spesso sono sostenute e fomentate anche dai paesi “civili” occidentali.
Ci piacerebbe che anche in questi giorni, come quasi 100 anni fa sul Fronte Occidentale, le armi tacessero, e lasciassero il posto alla ragione, al dialogo, ai sentimenti di fratellanza e di convivenza. Al senso di giustizia.
Ci piacerebbe, ma sappiamo che non sarà così. I fatti di Palestina, tanto per fare un esempio, ci raccontano di una tregua interrotta e già sappiamo che l’orrendo rumore di razzi, bombe e cannoni ritornerà ad essere familiare per quelle genti martoriate ed innocenti, palestinesi ed israeliane che siano.
Perché, al di là dei torti e delle ragioni, sono sempre i più deboli quelli che pagano.
Le vittime designate.
Quelle che, se fosse per loro, se potessero decidere, scavalcherebbero ogni muro, ogni trincea, per condividere un abbraccio, un sorso d’acqua, un tozzo di pane, anche sotto un cielo a 40 gradi, in mezzo ad un deserto sconfinato, con quello che poco prima era considerato un nemico.
Ci piacerebbe che, almeno per un giorno, fossero i più deboli a comandare. In barba a tutti i Sir French, a tutti guerrafondai del mondo, antichi ed attuali.
Allora, potrebbe essere realmente un Natale di pace ed amore. Al di là di ogni facile retorica.
Buon Natale a tutti.
Marco Ursano
le informazioni e le testimonianze sul fatti del Natale 194 sono tratti dal sito
di PeaceLink http://www.peacelink.it/
Domenica 21 dicembre 2008 alle 08:03:48