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Il Cielo sopra La Spezia. Guardo Kerry Kennedy parlare

Il Cielo sopra La Spezia. Guardo Kerry Kennedy parlare

- Guardo Kerry Kennedy parlare, lì sul quel palco, sotto la luce di scena, nel silenzio del teatro, tra le scintille di sudore ed il respiro di una platea in sospensione. Guardo Kerry ed ascolto, parole che tagliano i diamanti della Sierra Leone, pallottole negli occhi, sangue, scie di bengala nella notte d’Africa e Medio Oriente, pozzi di petrolio e villaggi in fiamme, il poeta Ken Saro Wiwa appeso ad un ramo; volti di bambini, bambini soldato, donne violentate, schiave, feriti, rifugiati, ancora donne ma europee dell’est, imperi multinazionali, malaria ed HIV e denti spezzati ed ossa frantumate e fosse comuni e tutta l’assurdità della violenza dell’uomo sull’uomo ed il grido di dolore, millenario, degli ultimi.
Tutto questo è nelle sue parole, nei suoi occhi, in quelle spalle e schiena dritte e quel camminare su è giù come vivere perennemente sull’orlo di una trincea infinita, perché lei lo respira tutto questo, lo vive, lo soffre e lo vuole cambiare. E’ la sua missione, senza nemmeno un alito di retorica, solo verità contro il potere.

Guardo tutta quella quella capacità di passare dal riconoscere all’indignarsi e poi al capire, ideare ed ancora progettare, sino al realizzare, nella concretezza di costruire relazioni, consenso, unità, fatti, luoghi, comunicazione, iniziativa. Guardo Kerry Kennedy e vedo la politica, quello che dovrebbe essere davvero la politica. Una miscela di cuore, intelligenza, limpidezza, passione, senso pratico, capacità di organizzare e condividere, mescolata ed agitata dal coraggio. Un’alzarsi in piedi e lottare insieme a qualcuno e per qualcuno. Una lucidità che consente di immaginare un mondo diverso, e migliore, e ridere di chi dice che è utopia.
Guardo Kerry Kennedy e penso alle facce ed alle parole della nostra politica ed un poco piango e un poco rido dentro.

Guardo Kerry Kennedy e rivedo suo padre con un megafono tra le mani, in piedi, sorretto da centinaia di altre mani di ogni colore e forma ed età; e le folle della Pace a Washington, il Reverendo King e Rosa Parks, i fiori nei cannoni e gli scontri nei ghetti e gli scioperi nelle fabbriche; Edgar Hoover che ride, Edgar Hoover che gioca a poker, Edgar Hoover che mangia il suo hamburger, Edgar Hoover che ordina omicidi, Mc Carthy che brucia pellicole, Miles under arrest, le parole nel vento di Bob Dylan e Joan Baez, Star Spangled Banner di Jimi Hendrix nell’alba catartica di Woodstock ed il riff di Alabama che esplode nel sax di Coltrane; e Lady Bird, Lady Day che dopo aver urlato la sua disperazione dentro un microfono, che è disperazione di un popolo intero, come per un volo terminato per sempre di un angelo senza ali è seduta ad un tavolo nel retro palco, sola, aspettando solo la morte, davanti ad una bottiglia di pessimo whisky di quart’ordine da negri, perchè lo champagne da bianchi nei tavoli in prima fila sotto il palco dove solo poco prima ha cantato, lei che è la più grande cantante del Novecento, le è precluso. Perché lei, Lady Bird, Lady Day, camelia tra i capelli e sigaretta tra le dita, accolta in Europa da e re e regine come una regina, ai quei tavoli dei bianchi non può sedere.

Guardo Kerry Kennedy parlare e vedo tutta la bellezza, fierezza, gentilezza, rabbia, equilibrio di una donna straordinaria ed al contempo comune e penso e mi vergogno di questo mio Paese in cui le donne sono oggetto di scambi e favori, merce per gli appalti, cubiste per il potere; decadenti e geriatrici pavoni imbottiti di viagra che assolvono, promuovono, premiano, eliminano, arraffano; e poi tette, culi e cosce esposte ogni giorno in teche mediatiche senza ritegno ne vergogna alcuni, e tutto questo accade come se fosse normale e giusto, sempre, ogni giorno, senza tregua.

Guardo Kerry Kennedy parlare e comprendo la forza che c’è in una parola, dipende da come la dici e se la dici bene vuol dire che la pensi bene e che di parole nei possiedi tante, tantissime da usare, ed ogni giorno ne impari di nuove, così come il loro suono perché il Mondo è talmente bello, complesso, strano, crudele, intenso e differente che per descriverlo e capirlo non ti bastano tutte le parole del Mondo; perché tutto non puoi comprendere e spiegare, ma riconoscere tuo fratello in quello sconosciuto che incontri per strada e che ha bisogno di tutto, un tetto, un pezzo di pane, una coperta, un sorso d’acqua, perché ha perso tutto, perché vaga solo per il Mondo, perchè conosce solo una vita ingiusta che non ha scelto ma qualcuno gli ha imposto.

Guardo Kerry Kennedy parlare e so che puoi cambiare, migliorare la vita di un rifugiato che ha paura, un uomo, una donna, un bambino che soffre e che chiede di essere trattato, né più, né meno, da essere umano, e non c’è nemmeno bisogno di parole, basta solo un sorriso, un abbraccio, una strizzata d’occhio. Basta solo il coraggio di essere umani.

Kerry Kennedy è stata ospite della città della Spezia il 17 febbraio al Teatro Civico nell’ambito della rassegna “Cittadinanza e Costituzione” organizzata da Fondazione Carispe. Kerry ha regalato agli studenti delle scuole spezzine una straordinaria lezione sui diritti umani ed il bellissimo manuale “Speak Truth to Power”.

http://www.rfkennedyeurope.org

“Pochi avranno la grandezza di trasformare la storia; ma ognuno di noi può adoperarsi per modificarne anche una piccola parte.”
Robert F. Kennedy


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