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Goodbye Harold, messaggero di Pace

Goodbye Harold, messaggero di Pace

- Se esiste una frase che forse può raccontare l’uomo, l’artista, l’intellettuale Harold Pinter, può essere questa, estrapolata dalla “lectio magistralis” che tenne presso l’Università di Torino nel 2002, quando gli fu conferita la laurea honoris causa:

“Chi non è con noi è contro di noi, ha detto il presidente Bush. E ha anche detto: non permetteremo che le peggiori armi rimangano nelle mani dei peggiori capi di stato del mondo. Giusto! Guardati allo specchio, bello. Quello sei tu.”

Una frase che riassume l’impegno civile ed il gusto per l’ironia e la provocazione, elementi fondanti della carriera e della vita di Pinter. Premio Nobel nel 2005 e, fino a pochi giorni fa, il più grande drammaturgo vivente.
Una perdita immensa per la cultura mondiale, e ancora di più per l’umanità tutta. Perché chi non ha avuto la fortuna di assistere ad un suo spettacolo teatrale, ad un film tratto da una sua sceneggiatura o leggere una sua poesia, magari ha potuto ascoltare le sue lucide parole contro la guerra e l’arroganza del potere.
Pinter, finché rimase in vita, fu un’autentica spina nel fianco soprattutto per Tony Blair e tutto l’establishment inglese supino alla politica estera degli Stati Uniti. Specialmente in riferimento a quella che è stata e che rimane una delle più grandi tragedie a cavallo tra questo e lo scorso secolo, la questione irachena, culminata con la guerra e l’invasione da parte degli americani al comando di George W. Bush.
Una guerra scellerata, nata da bugie palesi, in contraddizione con le regole del Diritto internazionale e con la volontà di assoggettare uno stato sovrano per impossessarsi indebitamente delle sue risorse energetiche. Una guerra che ha provocato circa 100mila vittime irachene, 4.000 tra le truppe americane e più di 300 di altre nazionalità, raso al suolo le infrastrutture di un paese tra i più moderni ed organizzati di quella Regione ed i suoi monumenti, accresciuto il risentimento verso l’occidente di milioni di cittadini del Medio oriente e del mondo Arabo, aumentato la conflittualità e la violenza del terrorismo che doveva invece eliminare, contribuito al collasso economico e finanziario degli Stati Uniti ed alla crisi mondiale.
Una guerra alla fine rinnegata dai suoi sostenitori e di cui ha chiesto scusa proprio il suo leader supremo, George W. Bush, uno dei peggiori Presidenti che gli Stati Uniti abbiano mai avuto e che il mondo ha dovuto sopportare.

Harold Pinter non aveva paura ad affermare semplici verità. Sempre dalla “lectio magistralis” di Torino:

“Gli Stati uniti pensano che i tremila morti di New York siano gli unici morti che contano. Sono morti americani. Gli altri morti sono irreali, astratti, senza importanza.
Dei tremila morti in Afghanistan non si sente mai parlare.
Delle centinaia di migliaia di bambini iracheni che sono morti a causa delle sanzioni inglesi e statunitensi che li hanno privati dei farmaci essenziali non si sente mai parlare.
Degli effetti dell'uranio impoverito, usato dagli Usa nella guerra del Golfo, non si sente mai parlare. Il livello di radiazioni in Iraq è spaventosamente alto. Nascono bambini senza cervello, senza occhi, senza genitali. E dagli orifizi delle orecchie, delle bocche e dei retti esce soltanto sangue. Dei duecentomila morti di Timor Est, nel 1975, di cui è responsabile il governo indonesiano, ma con il consenso e l'incoraggiamento degli Stati uniti, non si sente mai parlare.
Dei cinquecentomila morti in Guatemala, Cile, El Salvador, Nicaragua, Uruguay, Argentina e Haiti, tutte iniziative appoggiate e finanziate dagli Stati uniti, non si sente mai parlare.
Dei milioni di morti in Vietnam, Laos e Cambogia non si sente più parlare.
Della sofferenza palestinese, fonte principale dell'inquietudine mondiale, se ne parla pochissimo.
E' una pessima cognizione del presente e una ancor peggiore interpretazione della storia”

Anche il nostro Andrea Camilleri, per avere detto cose simili dopo la tragedia delle Twin Towers in relazione agli attacchi americani in Iraq ed Afghanistan, nel migliore dei casi fu additato come un demente senile da molta stampa e da molti politici nostrani sempre pronti a calarsi l’elmetto sulla testa. Ed invece raccontava solo la verità.

Pinter, e Camilleri naturalmente, sono esempi di come un artista ed intellettuale possa uscire da facili intimismi estetizzanti e calare la sua ricerca, le sue opere, il suo linguaggio nelle contraddizioni della realtà in cui vive; denunciare i soprusi, prendere le difese dei deboli, lottare contro l’arroganza dei più forti e le ingiustizie del mondo senza macchiare il proprio lavoro e la propria vita con una sola goccia di retorica. Un pò come Pasolini, Brecht, Garcia Lorca, Picasso, Marquez, solo per fare qualche esempio, e tanti altri che hanno nobilitato l’ingegno e la sensibilità degli uomini in un secolo attraversato da orrori come il Novecento.

La morte di Harold Pinter ha funestato questo finale di anno, che certo di brutte notizie non aveva davvero bisogno. Speriamo solo che la sua scomparsa, come a volte succede, almeno serva ad avvicinare più persone alla sua opera. Una debole consolazione, certo, ma è già qualcosa. A questo scopo, consiglio l’acquisto del volume di Pinter “Poesie d’amore, di silenzio, di guerra”, edizioni Einaudi. Una piccola somma da spendere, magari al posto del solito film polpettone demenziale di Natale o di un giro in un centro commerciale.
Ed anche un piccolo sogno: che la RAI si ricordasse di essere una televisione pubblica, al servizio dei cittadini, con lo scopo di favorire la crescita culturale del nostro Paese e, tra una fiction ed un'isola dei famosi, mettesse in programmazione i film sceneggiati da Pinter. Capolavori come “il servo”, “messaggero d’amore”, “gli ultimi fuochi”, “la donna del tenente francese”. Sono sicuro che ci sono, negli archivi RAI, sepolti tra scaffali polverosi. Tirateli fuori, allora.

Marco Ursano

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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