Il Cielo sopra La Spezia. A viso aperto
- Ogni giorno nella nostra Provincia le organizzazioni sindacali incontrano migliaia di persone. Lavoratori, pensionati, studenti, disoccupati. Donne, anziani, ragazzi ed immigrati. Il contatto avviene nei luoghi di lavoro e di studio, in cui i delegati sindacali assieme ai lavoratori organizzano iniziative di vertenza e di mobilitazione a difesa del lavoro e della sua qualità; nelle sedi delle organizzazioni sindacali, diffuse capillarmente sul territorio, in cui i cittadini possono usufruire di servizi di tipo fiscale, legale, previdenziale e molti altri ancora. Questa estrema sintesi non restituisce affatto la completezza delle attività che i sindacati svolgono al servizio dei lavoratori e dei cittadini. Estrapoliamo solo un aspetto: tutto si svolge alla luce del sole, in modo trasparente e con strumenti diffusi di controllo. A viso aperto.
Gli attivisti, funzionari e dirigenti sindacali sono persone che ogni giorno, sulla base delle loro passioni, competenze, convinzioni, fanno in modo che quel meccanismo complesso d’idee, progetti, identità, contrattazioni, lotte, servizi, assistenza che compone il lavoro sindacale si attivi, funzioni ed offra delle risposte ad un corpo sociale che, altrimenti, non avrebbe. Il sindacato è un macrocosmo articolato, un’organizzazione di massa permeata in ogni sua declinazione organizzata da un flusso continuo di discussione e confronto. Un esercizio costante della democrazia praticata che non ha, probabilmente, eguali a livello qualitativo e quantitativo. E tutto ciò è caratterizzato da un aspetto: si svolge alla luce del sole, in modo trasparente e con strumenti diffusi di controllo. A viso aperto.
Gli attivisti, funzionari e dirigenti sindacali sono persone capaci di dialogare con chiunque. Il sindacalista basa il suo mestiere sulla sua capacità di confrontarsi, argomentare, fare sintesi e mediazione. Governare il conflitto, rappresentare legittimi interessi, bisogni e tensioni ideali. Difendere i più deboli contro i più forti. Difendere il lavoro. I diritti sociali. La libertà e la democrazia. A viso aperto.
Il Sindacato commette degli errori. Come tutte le organizzazioni. E, naturalmente, si può criticare. Anche duramente. Pubblicamente. A viso aperto.
Una delle condizioni essenziali per la pratica della democrazia reale è che sia esercitata a viso aperto. A meno che non si viva in una dittatura che costringe con la violenza e la repressione alla clandestinità, all’anonimato. Perché se parli, se esprimi il diritto di critica rischi la prigionia, l’esilio, la tortura, la vita. Come avveniva durante il fascismo. Ma il fascismo è terminato molto tempo fa, grazie alla Resistenza. Ora viviamo in democrazia. Imperfetta, traballante, piena di contraddizioni e di limiti, sicuramente. Però è comunque un contesto democratico, in cui i diritti di critica e di dissenso si possono esercitare a viso aperto.
Chi affigge per le vie cittadine manifesti che mettono alla berlina coloro che sono considerati avversari politici, con tanto di foto e frasi ingiuriose, firmati da sigle non identificabili e riconosciute, si pone al di fuori della dialettica democratica. Nasconde il viso. E trasforma delle persone in carne ossa, con le loro vite, le loro storie, le loro identità, in simboli astratti. In bersagli senza umanità. Così facendo, non ha diritto di risposta. Merita solo oblìo.
E sconfitta. Perché l’atto di vigliaccheria della fantomatica “rete delle precarietà” è stato sconfitto dagli stessi soggetti sociali che pretendeva di convincere, i lavoratori. In questi giorni, praticamente tutte le RSU dei lavoratori del privato e del pubblico hanno condannato i manifesti ed espresso convinta solidarietà ai dirigenti sindacali attaccati. E le RSU, per chi non lo sapesse, e forse questi precari fantasma non lo sanno, sono la massima espressione della democrazia nel mondo del lavoro. Sono organi in cui i lavoratori eleggono liberamente altri lavoratori che li rappresentano.
Cari “precari” fantasma, in questi mesi di lotte per il lavoro, dove siete stati? Nessuno vi ha visto, per esempio, davanti ai cancelli della San Giorgio occupata. Forse perché nascondente il viso, quindi è impossibile vedervi, riconoscervi.
Questo articolo non è una risposta a voi, non lo meritate. Non meritate tutta questa visibilità, che poi è il solo vostro obiettivo. Perché voi esistete solo nella dimensione mediatica, quando vi è concessa. Ma una presa di posizione del nostro giornale su questa vicenda era doverosa, perchè noi crediamo nella democrazia e nel nostro diritto/dovere d’informazione e perché quando i cittadini sono attaccati, noi ci schieriamo dalla loro parte.
CDS scriverà di voi in futuro solo in caso d’eventi di cronaca, come quello dei manifesti di questi giorni, ma non offrirà mai una occasione di visibilità ai vostri deliri. E stiamo parlando di un giornale che, per linea editoriale, ha sempre offerto spazio di discussione e di promozione a tutti coloro che si riconoscono nel dibattito democratico, nel rispetto delle differenze e delle idee di tutti. A viso aperto.
Domenica 21 giugno 2009 alle 11:00:00
MARCO URSANO
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