Felice Anno Nuovo. Sotto le bombe.
- Mi piacerebbe scrivere di cose belle, affascinanti, mi piacerebbe essere felice, leggero, natalizio, festaiolo, strappare un sorriso e, perché no, una risata al mio lettore.
Invece, mi tocca scrivere di un orrore, con una tristezza lancinante nel cuore.
Semplicemente, perché è un orrore che in questi momenti sovrasta tutto il resto e ci chiama a riflettere, altro che preparativi per il Cenone di Capodanno. In culo al Cenone.
Al pezzo di colore, di costume, su pandoro, botti, luminarie, petardi, cotechino & lenticchie, bollicine e panettone.
In culo. Mi si consenta, e mi si perdoni.
Uomini che per difendersi, dicono loro, bombardano altri uomini e, soprattutto, donne e bambini. Ma cosa c’entrano le donne ed i bambini con le guerre? E’ domanda retorica?
Eppure, ci sono sempre entrati, da quando il primo essere umano ha capito che per risolvere il contenzioso con il vicino era più comodo, e più rapido, spaccargli la testa con una mazzata. Dopo, con calma e tranquillità, si potevano violentare sua moglie e sua figlia. Sono troppo crudo? Succede ogni giorno che Dio manda sulla terra, in molti parti del mondo, a migliaia di donne e fanciulle, nella quasi totale indifferenza.
In questo momento, mentre sto scrivendo, alle 9.55 di martedì 30 dicembre, le vittime palestinesi del bombardamento israeliano su Gaza sono 345, di cui 61 civili. Tra questi 23 bambini. Gli israeliani uccisi dai razzi di Hamas: 3.
Non vi sembra abbastanza? Fermatevi. Tutti quanti.
Fermatevi.
Gli assassini hanno un nome ed un cognome. Andiamoli a leggere, si trovano sui mezzi di informazione. I nomi dei capi.
Si trovano le loro dichiarazioni, che parlano di libertà, diritto e pietà per le vittime. Mai di violenza e di morte. Ricordiamoli. Ricordiamo le loro parole. E le loro azioni.
Non hanno nemmeno la giustificazione che eseguono degli ordini, come un super pilota supersonico che spara un missile inquadrando l’obiettivo su di uno schermo impersonale, in cui non vede gli occhi di chi sta per uccidere.
Perché gli ordini loro li danno.
Anche gli assassinati hanno un nome. Ma questo non si trova quasi mai sui mezzi di informazione. Tranne che quando fa notizia sulla notizia.
Come le 5 sorelle palestinesi uccise nel sonno, tutte insieme, da un missile: Jawaher, 4 anni, Dina, 8, Samar, 12, Ikram, 14, Tahrir, 17 anni. Una notizia di colore sulla guerra. Capirai, ammazzate in 5, tutte sorelle….
Eccoli, i loro nomi. Che alla fine di questo pezzo avremo già dimenticato.
Il 2008 ci ha raccontato ancora di guerre, in cui le vittime muoiono e soffrono sempre per gli stessi motivi. Interessi economici, sete di potere, strategie geopolitiche, con differenze etniche e religiose come camuffamento. Afghanistan, Iraq, Repubblica Democratica del Congo, eccetera.
Adesso, il degno finale, a Gaza, in un tragico copione che si ripete da decenni.
Il 2009 non ci promette niente di meglio. Nonostante le speranze di Pace, che non devono mai morire. Staremo a vedere. Per esempio, se Obama chiuderà davvero Guantanamo.
E se si adopererà veramente per risolvere la questione israelo-palestinese.
Intanto, qualcuno fermi questo ennesimo massacro. Urliamolo forte, tutti, ciascuno con la propria potenza di voce, quella che ha a disposizione.
Parole al vento, lo so. O meglio, che muoiono sullo schermo di un computer.
Ma che bisogna, lo stesso, scrivere.
Comunque, felice Anno Nuovo.
Marco Ursano
Giovedì 1 gennaio 2009 alle 07:00:28
MARCO URSANO
© RIPRODUZIONE RISERVATA