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Difendere una città

- Il caso della SPEL ex San Giorgio è davvero emblematico. Specialmente per come si è evoluto da Gennaio ad oggi, una storia recente e significativa, che inizia da un annuncio di mobilità per 150 lavoratori. Di fatto, nella testa e nella sensibilità sociale e civile della Proprietà, tutti a casa.
150 famiglie a rischio, una situazione assolutamente drammatica, che si va a sommare con quella più generale della nostra Provincia, che ormai si sta profilando come emergenza sociale ed occupazionale vera e propria.
Basta citare i 250 posti di lavoro persi nell’edilizia dall’inizio del 2009 ad oggi, o i continui annunci di cassa integrazione anche in realtà di eccellenza e di competitività internazionale come Schiffini ed in alcune aziende di assoluto prestigio della cantieristica.
Domani mattina i lavoratori di COMDATA sfileranno per le vie della città, ed in questi primi mesi dell’anno non c’è stata categoria sociale e produttiva che non sia scesa in piazza o che non abbia comunicato dati di recessione a doppia cifra.

Ma torniamo ai freddi giorni di gennaio. Subito, avviene un fatto piuttosto inusuale per la nostra città. Si mobilitano i sindacati con una protesta piuttosto dura ed a ruota si aggiungono i politici, di maggioranza e di opposizione, le Istituzioni (il ruolo che ha avuto il Prefetto Vincenzo Santoro è stato centrale) le associazioni di categoria, il volontariato, la stampa, gli intellettuali, la Chiesa. L’immagine di Monsignor Moraglia con il megafono in mano davanti ai cancelli della EX San Giorgio è forse quella che racconta meglio questo fenomeno di aggregazione e compattezza, assolutamente raro nella storia della nostra città.
Questa mobilitazione generale, che trova terreno fertile in tutto il tessuto civile spezzino sino ad approdare anche sull’erba dello Stadio Picco, produce i primi importanti risultati.
La Proprietà si trova costretta a ritirare la procedura di mobilità e a chiedere l’attivazione della cassa integrazione per i 150 lavoratori, ed arriva così un po’ di respiro per quelle famiglie; politicamente, il dato più importante è che tutti gli attori liguri coinvolti (e diciamo liguri non a caso, come vedremo in seguito), concordano che la destinazione d’uso dell’area debba rimanere a vocazione produttiva.

Si arriva così al lancio del Protocollo di Intesa nella famosa riunione al Ministero del 27 gennaio, che segue di pochi giorni l’accordo sulla cassa integrazione sottoscritto nella sede di Confindustria di La Spezia da RSU, Sindacati, Regione, Comune, Provincia e Paolo Nocivelli per la Proprietà.
Il protocollo di intesa del 27 gennaio, di cui il Ministero dello Sviluppo Economico si fa promotore e garante, è sostanzialmente lo strumento da sottoporre a tutte le parti per trovare una soluzione condivisa sulle aree, con l’impegno di convocare un nuovo incontro entro poche settimane.
Infatti, nelle settimane seguenti il Ministero raccoglie una serie di suggerimenti, modifiche e ratifiche formali che giungono da tutte le parti coinvolte, tranne che da una, la proprietà rappresentata dal Dottor Paolo Nocivelli.
Tanto che, ed è storia recentissima, lunedì 16 marzo arriva un fax dal Ministero, destinatari RSU, Sindacati, Comune, Provincia, Regione Liguria e SPEL, in cui si comunica che tutti hanno sottoscritto il Protocollo, tranne, per l’appunto, Paolo Nocivelli per SPEL ex San Giorgio.
Il resto, è storia di questi giorni. Riunioni in prefettura, nessuno riesce a contattare Nocivelli, nemmeno il Prefetto Santoro. Sembra svanito nel nulla. Porta chiusa. Sbarrata.

Le considerazioni da fare sarebbero molte, ma ne faremo una sola. Questa vicenda, oltre che riguardare i posti di lavoro (assolutamente preminenti su tutto il resto, non scherziamo) e gli assetti economici, investe anche il rispetto verso i cittadini e le istituzioni di questo territorio. La dignità di un’intera comunità.

Ora, l’affare Ex San Giorgio si complica terribilmente, le soluzioni finali che s'intravedevano sino a pochi giorni fa sono state messe in discussione da un atteggiamento di chiusura, e ci fermiamo qui.

Esiste, intanto, una possibilità intermedia. Raccogliendo una proposta unitaria dei sindacati, il Consiglio Comunale deve "blindare" la destinazione d’uso dell’area a fini produttivi. Lo può fare, rientra nei suoi poteri. L'obiettivo è, oltre quello di disegnare concretamente nuovi scenari futuri di sviluppo industriale e continuità occupazionale, rendere impossibile ogni tentativo di speculazione immobiliare.

Alla politica chiediamo anche un pronunciamento forte, senza tentennamenti, ai più alti livelli. Chi rappresenta Spezia in Parlamento ed al Governo, si deve fare sentire, prima di tutti.
Al Sindaco Federici, che si è già espresso nettamente e con forza e coraggio nelle sedi preposte e gliele diamo sinceramente atto, chiediamo di ripetere ed amplificare il più possibile le sue prese di posizione.

Abbiamo bisogno di una sorta di Linea del Piave, da cui non si deve passare, perché ci piacerebbe che nessuno possa più nemmeno pensare di trasformare Spezia in terra di saccheggio e conquista.
Qui non siamo fans dei film di cappa e spada, con i pirati come protagonisti. E nessuno ha nostalgia del passato.

A questo punto, i nodi vengono al pettine, inesorabili. Difendere una città, il suo lavoro, il suo onore e la sua intelligenza è dovere primario di ognuno di noi.

Domenica 22 marzo 2009 alle 07:00:56
MARCO URSANO
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