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C’è una ragazza che mi vuole bene

- Ci vediamo in media una volta il mese, perchè lei organizza per me una cosa molto piacevole: mi lava la testa. Mi chiede se la temperatura dell’acqua va bene, quando mi sono lavato i capelli l’ultima volta, ed, base alla mia risposta, decide quale shampoo utilizzare. E’ giovane, ha poco meno di trent’anni. Laureata, parla correttamente tre lingue. La sua, l’inglese e l’italiano. Parla così bene l’italiano che se io parlassi altrettanto bene lo spagnolo, la lingua ufficiale del suo paese di provenienza, l’Honduras, solo dopo un paio d’anni di permanenza laggiù, significherebbe che sono davvero portato per le lingue e dotato di grande capacità d’apprendimento, cosa che non è. Lei mi parla sempre, quando mi lava i capelli, è una ragazza simpatica, solare e socievole, ed io, siccome tengo gli occhi chiusi, non ho altre distrazioni e mi concentro sulla sua voce e su quello che mi racconta. Così, maledetta deformazione professionale, le faccio un sacco di domande. Lei non risponde a tutte, però a molte sì. Adesso, dopo qualche mese di interrogatori al buio, so che ha un fidanzato, che è in Italia da tre anni e a Spezia da due, che vive nel quartiere Umbertino e che il suo sogno è sposarsi, avere dei bambini e lavorare, un giorno, come insegnante di lingue. Quello per cui ha studiato nell’università del suo paese. Ha il permesso di soggiorno. Lavora nel negozio di parrucchiere in regola, assunta con un contratto regolare. Siccome lavora bene, con giudizio e professionalità, il contratto, per ora, le è sempre stato rinnovato. Ah, so anche il suo nome, ma non lo dirò.

Secondo il decreto sulla sicurezza, se questa ragazza dovesse, per qualsiasi motivo, perdere il suo lavoro e per sei mesi non riuscisse a trovarne un altro regolare, allo scadere dei sei mesi, diventerebbe una criminale. Perché si trasformerebbe automaticamente in clandestina e quindi, se trovata per caso da un qualsiasi pubblico ufficiale con il permesso di soggiorno scaduto, dovrebbe essere espulsa dal nostro paese, così, su due piedi.

Se riuscisse a nascondersi e sfuggire all’espulsione, non potrebbe: trovare un lavoro, perché alla scadenza del permesso di soggiorno dopo sei mesi di disoccupazione ne sarebbe priva ed il permesso di soggiorno è condizione indispensabile per avere un lavoro, ma non potrebbe rinnovarlo non avendo un lavoro; pagare l’affitto di casa, perché il proprietario della casa in cui vive, il locatore, non potrebbe affittare casa ad un clandestino, anzi, sarebbe obbligato a denunciarla, pena una sanzione e la denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; se fosse, malauguratamente, investita da un’auto non potrebbe recarsi presso il pronto soccorso di un Ospedale per avere delle cure, perché gli infermieri ed i medici avrebbero l’obbligo di denunciarla come clandestina; se, ancora più malauguratamente, dovesse essere violentata, non potrebbe non solo ricevere le cure del caso, ma anche denunciare i suoi aggressori, perché se si recasse in un posto di polizia per farlo i poliziotti avrebbero l’obbligo di denunciare lei, ed espellerla. E così via.

Articolo 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

L’articolo parla forse di cittadini italiani o stranieri? Regolari o clandestini? Esseri umani di serie A e B? Parla, semplicemente e chiaramente, di cittadini.

Articolo 13 della Costituzione Italiana: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, s’intendono revocati e restano privi di ogni effetto…”

E’ molto chiaro, quindi, che qualsiasi restrizione della libertà personale deve essere commutata dall’autorità giudiziaria (il giudice) e non dall’autorità di pubblica sicurezza (il poliziotto), la quale può trattenere solo per un limitato periodo di tempo un indiziato di un reato. Quando l’autorità di pubblica sicurezza può fare le veci dell’autorità giudiziaria, come nel caso del decreto sulla sicurezza, allora entriamo in uno stato di polizia. Che non è certamente uguale ad uno stato democratico.

Il reato di clandestinità, a mio avviso, si può configurare come un’aberrazione giuridica. E, per assurdità della storia, nella Patria del Diritto. Perché sanziona una persona non per quello che FA, ma per quello che E’. Questo è uno dei principi che stavano alla base delle leggi razziali in Italia.

Scriveva Primo Levi, ne “I sommersi e salvati”: “Se comprendere è impossibile (l’olocausto N.d.R) conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate. Anche le nostre.”

Noi italiani siamo un popolo di lavoratori, che sanno cos’è la solidarietà. Un popolo che ha pagato un prezzo altissimo all’emigrazione. Basta chiederlo ai nostri vecchi, a quelli che ci sono ancora, che l’hanno vissuta direttamente o indirettamente e sono tanti. Spezia è la città dell’immigrazione, nata dall’immigrazione. Non dobbiamo farci fregare dalla paura. Da quelli che con la scusa della paura dell’immigrato, del diverso, nascondono i veri problemi ed inventano queste leggi millantando che le vuole la “gente”, come loro chiamano i cittadini.

Con tutto il cuore, mi auguro che la ragazza honduregna che mi lava ogni mese la testa non perda il suo lavoro e che riesca a realizzare i suoi sogni e le sue aspirazioni. Come tutti i 5 milioni di immigrati regolari nel nostro Paese. Come quel milione di immigrati “clandestini” nel nostro paese. Ognuno di noi può rintracciare persone e storie come quelle della ragazza che mi vuole bene. Basta guardarsi intorno con piccola attenzione. Scopriamole, e raccontiamole. Difendiamole.



Domenica 12 luglio 2009 alle 10:00:00
MARCO URSANO
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