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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

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Le vacanze dei signori Belfiore

di Chiara Bodrato

Le vacanze dei signori Belfiore

- “Ti ripeto per la centesima volta che non abbiamo denaro per andare in vacanza a Cuba! Lo vuoi capire si o no?” disse il signor Belfiore a sua moglie
“Non c’è bisogno che alzi la voce, mio caro! Lo so anch’io che non abbiamo denaro, guarderemo di trovarlo... io senza vacanze non ci sto.”
“E dove lo prendiamo? Non possiamo andare dai Belcolle, siamo in debito con loro di duemila euro e non possiamo andare nemmeno dal parroco, siamo in debito anche con
lui... ma io mi chiedo è proprio così indispensabile andare in vacanza fino laggiù?
“Sì, perché quest’anno le persone più importanti del Canaletto sono andate o stanno per andare a Cuba. Noi non dobbiamo essere da meno.”
“Mia cara moglie, sei completamente idiota!”
“Lo sono diventata dopo che ho sposato te!”
“State ancora litigando per le vacanze? Io vi dico una cosa, io solo qui non ci sto. Va bene? Mi cercherò un albergo in zona.”
Chi aveva parlato era il padre del signor Belfiore. “Lo vedi? Alla difficoltà finanziaria si unisce anche il fatto che mio padre giustamente non vuole star solo durante la nostra
assenza.” Il signor Belfiore figlio era proprio adirato.

“Ci sono i ragazzi, gli faranno compagnia loro!”
“Mai aspettarsi niente da quelli! Fanno i comodi loro e non sono mai in casa!”
“Colpa tua che li hai educati male.”
“E tua no, povera stella? Tu dov’eri? Non c’eri anche tu a fare la madre?”
“Lasciamo stare, calmati! Senti, facciamo una cosa, portiamo con noi tuo padre. Ha una bellissima pensione e potremmo convincerlo a darci tutto questo mese e non metà
come gli altri mesi. Così ci aiuterebbe nel pagamento del viaggio e dell’albergo.”
“Lascio a te il compito di convincerlo. Io non ci riuscirei comunque.”
La signora Belfiore cominciò a parlare al suocero di questo magnifico viaggio illustrandogli tutte le bellezze del luogo e dell’albergo situato fra due lingue di mare!
“Papà tu sei sempre stato un uomo di mondo, ti porti via lo smoking che indosserai nella Hall dell’albergo alla sera e tutti guarderanno te!” la nuora era tutta sorrisini e paroline
dolci.

“A ottantacinque anni posso far poco. Ma ci vedo bene, mangio con piacere e forse una vacanza è proprio quello che ci vuole. Ma quanto dovrò spendere?”
“Vale la pena di spendere qualcosa, papà per passare dei momenti così belli in un ambiente esotico impensabile qui da noi!”
“Si spende tremila euro a persona, per dieci giorni tutto compreso. È un ottimo prezzo visto che l’albergo è a cinque stelle ed il servizio è accuratissimo. Guarda ti faccio
vedere il depliant. Non è una meraviglia?”
Il nonno sembrava interessarsi più di quanto la nuora pensasse. Ora poteva venir fuori con l’altra domanda, e doveva stare attenta come porla!
“Ci aiuteresti, papà, noi non abbiamo soldi per andare a Cuba, lo sai abbiamo avuto anche dei lavori da fare in casa...”
“So che siete dei pozzi senza fondo, faccio bene io a darvi duemila euro al mese e per voi tutto è sempre poco!”
“Ma con cinquemila euro al mese, papà hai una pensione unica! Lo so che sei molto parsimonioso e che ti metti da parte il resto, hai un ottimo conto in banca! Per una
volta... via pagaci il viaggio!”
“Non l’avete pensata male! Venite sempre da me a battere cassa! Se decido di venire quando torneremo a casa vi passerò mille euro al mese così mi restuirete il debito. A
proposito quanti siamo a partire?”
“Siamo solo noi tre, papà, i ragazzi non vogliono seguirci.”
“Quelli hanno più giudizio di voi!”

E così partirono. La signora Belfiore era felicissima. Suo suocero faceva quello che voleva lei, con due moine lo conquistava. Sapeva infatti che non avrebbe restituito il prestito
quando sarebbero ritornati, lei aveva il modo di farlo. L’aereo con cui partirono era talmente vecchio e scomodo da far paura, ecco giustificato il prezzo stracciatissimo
del biglietto. Stare nove ore là dentro... era proprio un supplizio.
Ad un certo momento quando stavano sorvolando l’Atlantico il signor Belfiore padre disse che voleva scendere che non voleva sentirsi compresso, legato al sedile con una cintura e con quella cosa sulla testa che gli dava proprio noia.
La cosa sulla testa era una delle televisioni che in spagnolo trasmetteva un film di cow boys. Ce ne volle per convincerlo che non era un posto in cui l’aereo potesse fermarsi,
non c’erano aeroporti al si sotto. Glielo dissero gli stewards, le hostess nel loro migliore spagnolo “no se preoccupe, Senor... stiamo per arrivare.”
Chi lo convinse fu però il pilota che lasciato il suo secondo ai comandi, si recò da lui e gli disse che era pronto a fare tutto quello che voleva.
“Faccia atterrare questa carretta e subito!” gli intimò il signor Belfiore
“Lo farò senor. Ma prima mi deve dire se sa nuotare, non abbiamo salvagente! E di sotto abbiamo l’Oceano Atlantico! Anche se chiamo qualche nave vicina, dovremo stare nell’acqua
parecchio tempo! È meglio che cerchi di stare qua dentro, manca poco all’arrivo!”
Il poco all’arrivo erano solo cinque ore. Fortunatamente il signor Belfiore si lasciò convincere. All’aereoporto c’erano gruppi musicali e bambini a distribuire loro fiori per dare il
benvenuto. L’albergo era splendido.
La signora Belfiore si rincuorò, si era fatta un po’ di rabbia durante il viaggio ma ora era di nuovo quella di sempre. Alla sera, nella splendida terrazza della loro camera parlava
con suo marito del programma del giorno seguente.
“Questa volta dovrai tu convincere tuo padre a stare in albergo, non può venire con noi, ci rovinerebbe l’escursione!”
“Non sei tu quella brava a persuadere le persone? Fallo tu!”

Ma non ci fu bisogno di convincere il signor Belfiore padre; a colazione aveva detto che preferiva stare in albergo ed aveva detto che stava studiandosi lo spagnolo, aveva infatti fra le mani alcuni libretti che aveva comprato.
Felicissimi i Belfiore partirono per le “Dune di cristallo”, sarebbero tornati alla sera. Il rispettivo padre e suocero aveva ricevuto tutte le raccomandazioni da parte loro: fare attenzione al denaro e ai documenti, non fidarsi della gente, rimanere nei pressi dell’albergo.
Quando ritornarono non trovarono il signor Belfiore padre né nella sua stanza né nell’albergo. Con un diavolo per capello la nuora chiese alla receptionist: “Il senor Belfiore? Sta benissimo è uscito questa mattina verso le dieci con degli amici e ha detto che non sarebbe ritornato per i pasti...” fu la risposta che ottenne.
“Com’è possibile? E ora dov’è?”
“Non se preocupe senora, verrà fra poco. È simpaticissimo el senor Belfiore! Sembrava entusiasta quando partì con i suoi amici!”
“Amici! Siamo appena arrivati e lui ha già gli amici! E tu dì qualcosa, non stare lì impalato e duro!”
“Cosa posso dire? Hai detto tutto tu.” In quel momento arrivò un taxi ne scese il signor Belfiore cantando a squarciagola (cantava quel mazzolin dei fiori) aveva in mano una brocca dalla quale stava bevendo qualcosa, era circondato da due donne giovanissime e da tre ragazzi che suonavano alcuni strumenti locali.
“Come siete seri, miei cari! Io mi sono divertito da matti, mi sembra di avere vent’anni...”
“Ci hai fatto stare in pensiero, papà!”
“Eppure sono arrivato in orario, anzi in anticipo, dieci minuti prima del vostro arrivo. Non avevate motivo di stare in pensiero, anzi dovreste essere contenti che io abbia passato
una bella giornata. E voi?”
Ma al figlio e alla nuora del signor Belfiore non andava certo di parlare della giornata.
“Chi è questa gente?”
“Da quando devo rendere conto a voi? Questi sono miei amici. Persone piacevolissime che ora devo salutare.”
E con tanti Adios! Hasta la vista e Hasta mañana, il signor Belfiore si congedò da loro. Suo figlio era furioso.
“Cos’è questo comportamento papà? Io mi domando cosa ti sia venuto in mente!”
“Non ti devo spiegazioni. Intendo godermi le vacanze a modo mio e tu pensa alle tue.”
Allora la nuora cercò di fare opera di persuasione con tutto il suo tatto ma non riuscì a muoverlo dalla sua idea.
Per tutto il loro soggiorno il caro signor suocero se ne andava via e non diceva dove andasse.Alla fine della vacanza i Belfiore emisero un sospiro di sollievo, in Italia le avventure del signor Belfiore padre sarebbero state dimenticate e loro avrebbero potuto vantarsi della bella vacanza.
Ma non fu così facile dimenticare perché il signor Belfiore venne fuori con una strabiliante notizia.
“Cari figlioli, mi sono fidanzato!”
Allibiti nuora e genero chiesero: “Con chi?”
“Con Eunice la bella brunetta presso la quale passavo le serate. È un po’ troppo giovane ma è molto più matura della sua età... ha venticinque anni ma ne dimostra quaranta...”
“E così ti metti con una che ha sei anni più di tuo nipote! E poi sarà bravissima a spiumarti come un pollo! Fai attenzione a cosa fai, papà!”
“Quanto a spiumarmi come un pollo verrà a prendere lezioni da voi, in questo siete insuperabili. Ho deciso di trasferirmi in un appartamento in Via Gianturco in attesa che
arrivi. Questo è quanto.”
“Ma non ci puoi lasciare così, pensa allo scandalo!”
“Che scandalo? Io intendo sposarla davanti a Dio e quindi niente scandalo!”
Il signor Belfiore figlio era veramente preoccupato, voleva risolvere da solo la questione e non aveva altro da fare che pregare Maria Santissima Ausiliatrice che lo aiutasse. Si vergognava di parlarne e con sua moglie non trovava mai una soluzione.
Un giorno gli parve che dalla statua della Vergine, in quella chiesa enorme e vuota si muovesse qualcosa, come una luce intensa. La guardò fissa e gli sembrò che i lineamenti
del viso si animassero come per dirgli di avere fiducia. Quando giunse a casa vi trovò una vera e propria sorpresa. Era arrivata la fidanzata di suo padre, ma lungi dall’essere
la bella venticinquenne era un’attempata elefantessa dallo sguardo penetrante e dai modi decisi.
“Il signor Belfiore ha promesso di sposarmi e io sono venuta; portatemi da lui!”
“Non ci risulta una cosa del genere!”
“Portatemi da lui!”

Non ci fu bisogno di portarla davanti al signor Belfiore perché era proprio arrivato lì in quel momento.
“Che cosa ci fai qui, Teresa?” le disse.
“Sono venuta per sposarti, come d’accordo!”
“Ma io non voglio sposare te ma tua figlia, anzi volevo sposarla. Ma visto che lei mi ha preso in giro mandandomi sua madre... beh te ne puoi tornare indietro.”
Ci fu un’altra lotta per mettere fuori di casa l’aborrita intrusa e da quel momento i Belfiore non parlarono più di vacanze e tanto meno di portare il rispettivo padre e suocero
con loro.

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