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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

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Le terme di ...

di Marcello Albani

Le terme di ...

- L’umidità, come noto, provoca i dolori. Il nostro ne aveva assai; dovuti, a parer suo, all’aria malsana dei bacini e delle sentine delle navi. Veramente, a sentire il Raguseo, traspariva che nei vent’anni d’Arsenale a bordo ci fosse andato si e no dieci volte, e che i reumatismi se li fosse presi a casa, a legare le vigne e a costudire il porco, unici scopi della sua vita. La Commissione Medica, comunque, smentì il Raguseo e gli riconobbe, quale causa di servizio, l’invalidità per “Spondiloartrosi osteofitica diffusa con persistente brachialgia bilaterale...” e tante altre parolacce incomprensibili.
Lui, quindi, fece la sua brava domanda al Ministero per ottenere, a gratis, il godimento delle cure termali consistenti in dodici fangature calde e dodici bagni curativi presso le Terme di...

Lì giunto gli assegnarono il fango giornaliero delle tre del mattino e alle sue rimostranze a fior di labbra replicarono, mellifluamente, che era il turno più ambito in quanto dalle tre e mezzo in poi uno aveva tutta la mattinata libera per passeggiare, o fare quello che cavolo voleva. Va be... si presentò alle tre in punto per la seduta, anzi la sdraiata. Al perentorio invito del fanghino si sedette a cavallo del lettino ed osservò, con la coda dell’occhio, l’energumeno che stendeva il fango fumante sul lenzuolo, in corrispondenza della sua schiena invalidata, come detto, da spondiloartrosi ecc...

Quindi il belzebù gli poggiò le mani sulle spalle e lo spinse giù, a godere di quel fango, il primo e il più bollente del mattino. Riuscì a trattenere solo la metà dell’urlo disumano, gli occhi schizzarono dalle orbite per sei, sette millimetri;
l’uretra mollò in pieno, ma in quella bolgia di lava e di lapilli nessuno se ne accorse. Non appena riebbe l’uso di parola rivolse rispettosa istanza al fanghino – scusandosi, in primis, di non aver dietro la carta da bollo da dieci euro – affinché esaminasse l’opportunità di effettuare, l’indomani, una fangazione ad una temperatura più bassa di almeno cinquanta
gradi.

“Che” fu l’altezzosa risposta: “volete fare un fango triste?... fosse mai”.
A mezzogiorno e mezzo, ora del pranzo presso l’Hotel delle terme – sempre a gratis – si sorprese ad ascoltare un
altro commensale, suo vicino di tavolo, che narrava al dirimpettaio gli esiti della prima applicazione: “Mminchia, quel fetuso del fanghino la schiena mi ustionò; tutta l’eppidemmide si staccò.”
“Scusi, a che ora ha fatto il fango?” s’intromise il nostro sporgendosi di lato.
“Alle tre e mezzo, e pensasse che alle tre n’altro meschinello se puppò la prima infonnàta, ancor più calda assai.”
“Oh belin, a ne son miga San Lorènso”... il nostro attivò i neuroni e si precipitò alle terme, sperando di ritrovare il
fanghino prima della fine del suo turno. Lo colse, a bùgo a bùgo, che si fumava la sigaretta del riposo e sussurrava, con aria complice, nelle orecchie della fanghina delle donne.

Rispettosamente attese che finisse la MS e quindi si avvicinò, col fare allegro della vispa Teresa: “Ohh, caro signore, sono quello del turno delle tre, sono venuto per ringraziarla, sapesse come mi ha fatto bene il fango. Pensi che sollevo già le braccia” e le allungò quasi al soffitto...
“Prima non andavo più sù delle spalle, sembravo l’uomo di Vitruvio. Devo proprio ringraziarla, la prego, non si offenda,
accetti questo in segno della mia gratitudine. ”E gli mise in mano una bella filigrana verde da tanti euri e, chiocciando, proseguì: “Al termine delle cure le sarò ancora più riconoscente.”
“Ma no, ma no, non mi sembra il caso” squittì il fanghino e se la mise in tasca.
“Ma sì, ma sì, ci mancherebbeeee, ho pensato a Lei con gratitudine durante la lunga passeggiata che ho fatto dalle tre e mezzo del mattino sino a mezzogiorno e trenta... bella passeggiata, peccato che mi facciano male le gambe, sa, non sono
più un ragazzo.”
“Ma certo” profferì Mangiafuoco con le lacrime agli occhi: “ma, aspetti... porco cane” e si battè il palmo della
mano sulla fronte... “mi è venuto in mente che un signore ha rinunciato al turno delle otto, se vuole è suo per tutta la durata delle cure”
“Ma no, ma no, non è il caso, non vorrei darle disturbo” pigolò l’ipocrita.
“Ma sì, ma sì, si figuri, l’attendo domattina alle otto” terminò il filantropo.
L’indomani fuochi d’artificio... fanghi a perfetta cottura come le lumache della Baffona, bagno con essenze e gorgogliamento di ozono e reazione sudorifera nel lenzuolo. E poi tante altre meravigliose cure: inalazioni caldo-
umide, aerosol, docce nasali antiriniti, insufflazioni endotimpaniche, irrigazioni intestinali gutta-gutta antistitichez-
za; insomma tutto quanto ti risana, ma proprio tutto, persino un ciclo di irrigazioni vaginali immediatamente
sospeso per problemi insorti nel reperire il sito. Il tutto condito da frizzi e lazzi degni di un salotto papalino, alla faccia di Inps, Inail, Inpdap, Ministeri e Mutue varie.

L’ultimo giorno l’uomo del fango sussurrò al nostro, avvolto in lini e unguenti:
“Caro Ingegnere (lì per lì honoris causa), la fanghina mia collega mi ha parlato assai di lei.”
“Ah sì?... e cosa le ha detto?” rispose il nostro, con nonchalance, esalando una boccata di fumo azzurrino dell’avana.
“M’ha detto che è rimasta colpita dal suo far da gran signore, e che riterrebbe un grande onore far sua conoscenza.”
Non sapemmo mai se la conobbe.
Il Raguseo disse di no e che, piociòso com’era... era tùta un’invensione.

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