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Le prodezze dello zio Enrico

di Chiara Bodrato - Parte seconda

Le prodezze dello zio Enrico

- Ebbi ancora notizie dello “zio Enrico”. Questa volta da una delle sue cugine, una bella ragazzina che si veste sempre di nero per far risaltare i suoi biondissimi capelli. Ci incontrammo alla presentazione di uno dei miei libri. Alla fine della lettura di uno dei racconti lei mi disse: “Mi ricorda Enrico quel personaggio! Lo sai che Enrico scriveva in fondo al modulo di richiesta rimborso spese, ogni volta che ritornava da un viaggio: l’uomo non è di legno e vicino metteva la cifra?”
“Lo so che ha girato il mondo ed ha guadagnato moltissimo denaro ma non capisco cosa voglia dire quella frase.”
Paola rideva di gusto. “È semplice da capire, stava via dei mesi e...”
“Che cosa?”
“Ma si, mi stupisce che tu non abbia ancora capito che aveva bisogno di qualche bella signora e se non bella per lo meno comprensiva!”
“Non c’ero arrivata. E sua moglie, la signora Leila come ha reagito?”
“Non lo sa. Ma sono sicura che se lo sapesse non le distruggerebbe la vita.”
“La frase che mi hai detto è probabilmente in uso nel mondo maschile ma mi stupisce sempre! E sono anch e curiosa! Gli ha rimborsato le spese la sua multinazionale?”
“Non lo so. Enrico è quello che è, non è facile tenere il passo con lui! Sua moglie ha più di una ragione per essere risentita con lui.”
“Sembra una persona molto tranquilla.”
“Sembrava. Ora è cambiata tanto da non riconoscersi più.”
“Probabilmente il signor Enrico le ha fatto perdere la pazienza!”
“Gliel’ha fatta perdere del tutto! Non vede infatti l’ora che se ne vada e quando non se ne va lui, si prende una vacanza lei!”
“Con le figlie naturalmente! E lui ci sta da solo?”
“Non è mai solo. C’è un cugino che gli fa compagnia, vanno anche a pesca insieme quando hanno del tempo libero. Dopo che i vicini hanno brontolato le visite del cugino Edoardo
sono sempre più frequenti.”
“Come mai hanno brontolato i vicini?”
“Per le scenate che avvenivano di giorno e di notte a seconda dell’ora in cui Enrico arrivava a casa.”
“Come sarebbe a dire?”
“Sì, quando arrivava dall’estero a volte il suo aereo atterrava a Pisa alle undici di sera e lui non era a casa prima dell’una. Sua moglie e le figlie dormivano ma lui urlava che voleva
tavola apparecchiata e una pasta asciutta con i fiocchi, oltre al resto s’intende.”
“E la signora Leila come si comportava?”
“Per una o due volte gli mise davanti quello che aveva, visto e considerato che non veniva mai avvisata dell’ora in cui il marito rientrava a casa. Poi c’era la storia della biancheria
e dei vestiti...”
“Li portava a casa sporchi?”
“Sempre. Lei gli diceva di andare a mangiare in trattoria e di portare i panni sporchi in lavanderia o di comprarseli nuovi!”
“Suppongo che si comprasse abiti nuovi abbastanza spesso, l’ho sempre visto elegantissimo e molto compiaciuto con se stesso per il suo abbigliamento!”
“È vero, ci tiene moltissimo e trova sempre da ridire se le camicie non sono stirate come vuole lui. – Ma chi vuoi che vada a vedere se c’è una piegolina vicino alla manica, porti sempre la giacca! – gli dice ogni volta la moglie ma la risposta di lui è sempre secca – Ma io lo so che c’è! -”
“Mi viene un sospetto!”
“Scommetto che pensi male, vero?”
“Dopo essere stata erudita su certe abitudini del signor Enrico è facile pensare che in ogni evenienza ci sia la compagnia di qualche compiacente signora.”
“Ma la più bella non l’hai ancora sentita. Accadde qualcosa di molto interessante durante una vacanza di Leila, le sue figlie e sua madre.”
“Sono tutta orecchie.”
“Quando Enrico doveva tornare dal Messico sua moglie gli lasciò un messaggio sul tavolo di cucina. – Sono in vacanza con mia madre e le bimbe in Val d’Aosta. Sul tavolo trovi fagioli, ceci, piselli secchi, falli bollire e ci vien fuori minestra e pietanza. – seguivano nome dell’albergo e numero di telefono.”
“E quando arrivò cosa successe?”
“Non arrivò da solo. Il cugino Edoardo era con lui. Ma l’imprevisto successe alla sera.”
“Suppongo che il signor Enrico fosse adiratissimo!”
“Molto di più, spaventatissimo!”
“E per quale ragione?”
“Devo precisare che la più spaventata di tutti fu proprio Leila.”
“Spiegami, non mi tenere in sospeso!”
“La povera Leila si sentì chiamare al telefono la sera stessa dell’arrivo di suo marito alla Spezia. – Parti subito! È successa una terribile disgrazia! - e prima che avesse il tempo di
chiedere cosa fosse successo Edoardo, il cugino di suo marito aveva chiuso la comunicazione.”
Quasi disperata decise di partire da Courmayeur con il primo taxi per giungere ad Aosta e prendere il primo treno per La Spezia. Il treno aveva un forte ritardo, cosa che fece innervosire Leila fino all’inverosimile. Più tentava di telefonare e meno ci riusciva. La linea era sempre occupata. Invano sua madre tentava di calmarla.
“Se ci fosse qualcosa di molto serio la polizia ti avrebbe avvisato. Sta tranquilla fra poche ore sapremo tutto.”
“Ma che si preoccupasse di telefonarmi lui! Mai e poi mai! Avevo ragione quando non volevo sposarlo! Ma lui, sempre insistente come suo solito, riuscì a convincermi a
fare come voleva lui.”
Le bimbe avevano ben altre preoccupazioni. “Mamma ho fame!” disse la più grande “E io lo stesso” fece eco l’altra.” “Lasciatemi in pace. La nonna vi darà qualcosa.”
Finalmente giunsero alla stazione della Spezia. Altra delusione. Non c’era nessuno ad attenderle. “Sarà successo qualcosa di grave. Per non essere qui né Enrico né Edoardo... che siano all’ospedale?”
“Calmati, Leila, ora telefoniamo.”
E la signora suocera telefonò al pronto soccorso chiedendo di suo genero o di qualche altro Veissini visto che anche il cugino portava lo stesso nome. La risposta fu che nessuno
di tale nome era stato soccorso il giorno prima.
“In che lingua ti devo dire di metterti l’anima in pace? Ora andiamo a casa.” Così dicendo spinse la figlia e le nipoti nel primo taxi e qualche minuto dopo erano arrivate a casa.
Dall’esterno del loro appartamento si sentiva la televisione a tutto volume.
“Inutile bussare” disse Leila “Se Enrico sta guardando il telegiornale non sente niente.” Tirò fuori le chiavi ed aprì.
“Pensa che Enrico non si alzò dalla sedia e così pure Edoardo” aggiunse Paola.
Leila si precipitò in sala di soggiorno “Cos’è successo? Di quale incidente parlavi?”
“Ah, si. Ma proprio nel momento del TG1 dovevi arrivare?”
“Voglio sapere cosa è successo!” ripeté Leila in tono di rimprovero.
“Vengo, un momento!”
“Per l’ennesima volta mi vuoi dire cosa è successo?”
Enrico si era diretto verso la cucina. “Ecco il luogo della disgrazia. Mi si sono bruciati i fagioli e non solo, anche la pentola, mentre con Edoardo stavo guardando un giallo!”
“E per questo mi hai fatto partire dalla Val d’Aosta mettendomi una paura infernale in corpo? Sei un... – seguirono due serie di parolacce che sarà meglio tacere.”
Siccome Enrico rispondeva in egual maniera, Leila, difesa da sua madre, pensò bene andarsene a casa di quest’ultima.
“E non ritornò a casa sua?” chiesi con un po’ di apprensione
“Certamente che ci ritornò, Enrico l’andò a prendere e le fece una paternale degna di un marito di due secoli fa.” “E la signora Leila non reagì?”
“Non subito. Aspettava il denaro della trasferta in Messico e non voleva perderlo. Era il suo solito modo di difendersi da un marito unico al mondo.”

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