Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Dicembre - ore 23.19

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

Le astuzie di Giovannino

di Chiara Bodrato

Le astuzie di Giovannino

- “Non avrei mai creduto che tu potessi comportarti in questo modo! Vergognati! Un ragazzo diligente come te portare un quattro d’italiano! Fino a tre mesi fa eri il primo della classe!”
La signora Lilia quasi piangeva dal dolore. Era stata sempre orgogliosa di suo figlio, se ne vantava con le sue amiche, lui e suo fratello erano le sue consolazioni in un momento così difficile. La signora Lilia aveva scoperto infatti che suo marito la tradiva. Ma, per il momento, aveva pensato di tacere. Giovannino e suo fratello Teodoro erano improvvisamente diventati svogliati e il loro profitto era proprio scadente. Teodoro aveva sette anni e Giovannino dodici ed erano la disperazione dei loro insegnanti.
“Non te la prendere, mamma! Sulla cartolina della scuola c’è il nome di papà quindi dovrà andar lui dal preside, non riceverà altri che lui.”
“Bella scusa! Papà ha molto da fare...”
“Troverà il tempo per andarci, e poi dovrà anche parlare con le maestre di Teo!”
“Anche Teo ha seguito il tuo esempio?”
“Perché no?” rispose Giovannino per niente turbato.
“Per oggi ne ho avuto abbastanza di voi! Andate dalla zia Cristina e portatele la spesa... ritornate presto!”

I due fratelli si trovarono soli per la strada. Avevano qualche tempo prima sentito, senza essere visti, un colloquio della madre con la zia Cristina. Da quel momento avevano pensato a diverse strategie per far ritornare l’equilibrio fra i genitori.
Teo era molto orgoglioso di essere l’alleato di Giovannino. I due si erano messi in testa di riportare il loro padre a casa, ma questo la loro madre non lo doveva sapere.
“Devo proprio continuare a far male a scuola? La sapevo benissimo la lezione ma ho detto tutto sbagliato...”
“Cos’hai detto di sbagliato?”
“Tutto. Ho detto che i Pirenei sono le piramidi e che la capitale degli Stati Uniti è Riomaggiore... i miei compagni ridevano... e io più di loro. Ma la maestra Tamara era proprio abbaiata, voglio dire arrabbiata ha detto che chiamerà la mamma e io, come tu mi avevi suggerito, le ho detto di chiamare papà.”
“Bravo! Sei stato geniale. Ora devi fare una cosa difficile.”
“Cosa devo fare?”
“Devi tirar fuori dalla casa di quella donna quell’esemplare di maschio che è nostro padre...”
“Come faccio?”
“Te lo dico io. Vedi quel palazzo là di fronte? Tu devi suonare il campanello in cui è scritto Locusta. E sta bene attento a cosa devi dire.”
Giovannino lo istruì per qualche minuto e Teo partì a suonare il campanello come se fosse andato in combattimento.
“Chi è?” chiese una voce femminile
“Mi mandi subito giù mio papà, mi sono perso e devo andare a casa.”
“Chi sei? Qui non c’è nessun papà.”

“Non faccia finta di non capire, sono Teodoro La Mira e se non mi manda giù subito mio papà chiamo la polizia!”
Giovannino si era nascosto dietro l’angolo del porticato ed osservava ogni movimento di suo fratello. Evidentemente la Locusta, sentendo nominare la polizia, aveva preferito dire al suo amico di andare ad accompagnare suo figlio a casa.
“Cosa fai da queste parti? Discolo che non sei altro! Come hai fatto a sapere che ero qui? Fra te e tuo fratello siete due figli impossibili!”
“Siamo figli tuoi papà, tutti dicono che assomigliamo a te!”
Mentre il signor La Mira stava camminando con suo figlio per mano ecco che spunta Giovannino.
“Ecco che vi trovo tutti e due!”
“Ci mancavi anche tu! Sono molto adirato con te! Il tuo preside mi ha convocato... ma io non ci andrò. Che ci vada qualcun altro. E poi, cosa ci fa tuo fratello in giro da solo?”
“Veniva a cercare te papà! Ma tu eri in buona compagnia!”
Il signor La Mira arrossì. “Non ti sembra che dovresti dedicarci un po’ più del tuo tempo? Non sei mai con noi” continuò Giovannino. Provvidenzialmente la signora Lilia non era in casa quando arrivarono suo marito e i suoi figli. Anche se il padre era furioso per la trovata di Teo di suonare il campanello della Locusta, le cose non andarono poi così male perché Giovannino riuscì a convincerlo ad andare a parlare con il preside riguardo alla terribile cartolina.
“Teo, quanti soldi hai nel tuo salvadanaio?” gli disse Giovannino quando furono soli.
“Vuoi un prestito? Guarda che li rivoglio indietro!”
“Sì te li renderò, dimmi quanto hai.”
“Dieci euro.”
“Dammeli!”
“Cosa te ne fai?”
“Voglio mandare un mazzo di fiori alla Locusta a nome di papà. Con i miei dieci euro e i tuoi ci viene un bouquet.”
“No, non te li do. Io fiori a quella non ne voglio mandare.”
“Non ho finito il discorso. Le mando i fiori e le dico che papà l’aspetta stasera al ristorante “Da Sivieri” alle otto, mentre papà ha già accettato l’invito ad andare con noi a cena dalla zia Cristina.”
“E così va là e mangia tutto lei?”
“No. Si arrabbierà come un cane!”
Il mazzo di fiori arrivò a destinazione. La Locusta si meravigliò che fosse così modesto ma poi, visto l’invito a cena cambiò idea. Avrebbe detto, quella sera al La Mira che era tempo che si decidesse a lasciare la sua famiglia per andare
con lei. Ma, arrivata al ristorante, nessuno arrivò e nessuno rispose al telefono. Giovannino aveva provveduto a spegnere il telefono di suo padre. La Locusta era veramente idrofoba. Avrebbe fatto i conti con il suo amico l’indomani. Successe infatti il finimondo. La Mira insisteva che non aveva mandato nessun biglietto e lei insisteva di si e che era proprio la sua calligrafia! Glielo mostrò e La Mira dovette essere molto sorpreso perché sembrava proprio che l’avesse scritto lui. “Se trovo chi mi ha
fatto questo scherzo, lo ammazzo” aveva detto La Mira andandosene dalla casa della Locusta.
Ma il temporale durò poco e lui ritornò da lei. Giovannino cominciò a marinare la scuola. Al mattino faceva il detective, seguiva a debita distanza la Locusta che andava sempre in Piazza Cavour e suonava un campanello di un palazzo all’angolo di Corso Cavour e Via dei Mille. Giovannino sapeva il nome di quella persona che apparentemente stava a cuore alla Locusta. Era un certo architetto Enzo Noncipenso, famoso conquistatore di donne, ma questo Giovannino non lo sapeva ancora.
Fu la zia Cristina a fornirgli, non volendo, la spiegazione. Un giorno mentre era andato da lei per consegnarle la spesa, la sentì dire al telefono:
“Guardati bene dal frequentare quell’uomo! Quel Noncipenso, dissoluto libertino! Lascialo perdere, bambina mia!”
“È il nuovo fidanzato di Elisabetta, vero zia? E a te non piace... ho capito.”
“Tu capisci troppe cose. Comunque non è il fidanzato di tua cugina e a me non piace proprio.”
“Ecco dove va la Locusta!” pensò fra sé e sé Giovannino. “Bisogna che mio padre lo sappia!”
Andò all’ufficio della Western Union e spedì un messaggio a suo padre: “La Locusta va tutte le mattine alle dieci dall’architetto Enzo Noncipenso. Noi non siamo soli, lei ha
quanti amici vuole, in barba a te e a me.”
Ricevere quel messaggio fu un colpo per La Mira. Naturalmente sulle prime non volle crederci ma poi seguì la Locusta e la vide entrare nel portone di Noncipenso. Lo
trovò stranamente aperto e salì al primo piano. Si fermò davanti alla porta dell’architetto e sentì la Locusta ridere di gusto e dire ad alta voce che lui, La Mira, era vecchio, noioso e sopportabile solo per il suo denaro. La Mira scese le scale con una rabbia quale mai aveva avuto in vita sua. Ritornò a casa e lasciò perdere la Locusta. All’improvviso i suoi figli furono di nuovo diligentissimi a scuola e molto lodati dai loro insegnanti. Sua moglie non era poi così male, lui non la conosceva bene, se l’avesse saputo prima non si sarebbe mai confuso con la Locusta. Era
stata però una buona lezione che non avrebbe mai dimenticato. Nessuno seppe della parte molto importante che Giovannino e Teo avevano avuto nella vicenda.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure