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La salsa della signora Doralice

di Chiara Bodrato

La salsa della signora Doralice

- Doralice Cantagalli si è trasferita alla Spezia dal Piemonte all’epoca del suo matrimonio, sono quindi molti anni che abita in cima alla Scalinata Spallanzani. Passa però i mesi estivi nella sua casa di campagna, nelle vicinanze di Rivoli Torinese coltivando il suo orto e curando i suoi fiori.
L’ho conosciuta a Spoleto, ad un seminario di storia medioevale al quale lei partecipò con molto più profitto di me perché seguì tutte le lezioni. Io letteralmente “marinai la scuola” e non fui presente al ciclo di tre giornate durante le quali un professore, che veniva anche lui dalla Spezia, parlava su San Francesco.
Devo precisare che San Francesco mi interessava moltissimo ma l’idea di passare otto ore al giorno a sentire l’oratore dalla voce forte e stridula non mi andava proprio, preferivo andarmene per le vie di Spoleto a fare la turista.
Come molte volte mi succede, anche in questo caso non avevo pensato che avrei urtato non solo il professore ma anche le signore che avevano organizzato il nostro viaggio, anzi che le avrei proprio imbestialite perché due partecipanti al corso preferirono seguire me e disertarono le lezioni.
Quando rientrammo in albergo trovai la signora direttrice del seminario pronta a farmi la ramanzina che accettai di buon grado senza pentirmi di aver girato per le strade di Spoleto!
La signora Doralice non mi disse niente di tutti i discorsi che erano stati fatti dietro le mie spalle, notai che cercava di non scontrare nessuno, tanto meno il professore. Quando rientrammo alla Spezia avemmo ancora occasione di rivederci anche perché avevamo scoperto di aver amici in comune.
La salsa era l’argomento principale dei nostri discorsi, poi venivano le marmellate e i sottaceti. E non la storia medievale! Davanti all’efficienza della signora Doralice in materia di salsa io dovevo ritirarmi in buon ordine.
Con cura meticolosa la signora Doralice preparava la salsa con i pomodori del suo orto e la metteva in tantissimi vasetti di vetro di varie misure, li conservava nella freschissima cantina della sua casa di Rivoli e, a seconda del bisogno, ne portava una certa quantità alla Spezia.
Ne faceva assaggiare un po’ alle amiche proprio amiche di Rivoli Torinese e poi si assicurava di avere una certa quantità di salsa per tutto l’inverno. Ci fu un altro seminario di storia medioevale, questa volta alla Spezia, in Sala Dante tenuto dalla stesso professore. Decisi di non andare anche perché avevo avuto qualche difficoltà a fargli accettare la mia versione di qualcosa, per esempio sull’etimologia di Hollywood che lui insisteva essere due parole che significavano Santa Croce ed io avevo una versione molto diversa; per me il significato delle parole era bosco di agrifoglio.
Avrei dovuto lasciar correre, queste cose non sono poi così importanti. Alla fine della prima giornata del seminario la signora Doralice e la signora Eufrosine, l’organizzatrice dei corsi, fecero tanti elogi del professore che io chiesi di cosa avesse parlato. La risposta fu che non se ne ricordavano. Ma nessuna delle due voleva dirgli qualcosa che in qualche modo lo avrebbe disturbato.
Fra me e lui non correva buon sangue. Era però sempre gentile anche se sfuggente e ora so che mi sopportava, che gli ero molto indigesta.
Ma la signora Doralice e le altre signore che erano sempre con lui dovunque andasse pendevano dalle sue labbra accettando così tutto quello che lui diceva. Devo riconoscere di aver molto imparato da lui e questo glielo dirò non appena avrò occasione di rivederlo.
L’anno scorso, proprio nel mese di agosto 2010, la signora Doralice partì per il Piemonte dicendo che sarebbe tornata per Natale. Invece, alla fine di settembre era già rientrata nella sua residenza spezzina.
Era tristissima. Pensai a suo figlio, forse si sentiva male, e lei aveva dovuto accelerare i tempi del ritorno, forse suo fratello o suo cognato, visto che era vedova, avevano bisogno di lei alla Spezia. Niente di tutto questo.
La incontrai in piazza del mercato e vidi che in realtà aveva il viso molto pallido e l’aria di chi ha sofferto.
“Come sta, signora Doralice?” le chiesi.
“Come vuole che io stia! Ho il morale a pezzi, quello che mi è successo è terribile, lo hanno detto anche il professore e la signora Eufrosine!”
“Ma che cosa è successo?”
“Sono venuti i ladri nella mia casa di campagna...”
A questo punto smise di parlare, le scendevano le lacrime dagli occhi.
“Le hanno portato via qualcosa di grande valore?”
“La mia salsa... me l’hanno portata via tutta! E poi anche le marmellate e i sottaceti... tanta fatica e poi...”
Attesi un istante, avevo capito che voleva continuare il discorso.
“E poi?”
“E poi c’è dell’altro! La casa è solitaria ed il cane non è bastato, quella povera bestia... quanto deve aver sofferto!...”
“Le hanno ucciso il cane?”
“No, ringraziando Dio... ma l’hanno davvero traumatizzata... pensi che ero andata a Torino a fare acquisti perché avevo invitato il professore e la signora Eufrosine a passare una settimana con me in Piemonte e avevo lasciato Strielka in casa con i gatti. Vanno molto d’accordo.”
“Probabilmente l’hanno picchiata. Mi dispiace povera bestiolina” dissi alla signora.
“Penso di no... Le racconto tutto dall’inizio. Doveva essere gente che seguiva i miei movimenti da tempo... sapevano che quando andavo a Torino mi trattenevo due o tre giorni in quella città e che la donna che dava da mangiare a Strielka e ai gatti, ne ho cinque, vi andava solo la mattina... così quando ritornai da Torino... né Strielka né i gatti mi vennero incontro...”
“Li avevano portati via?”
“No. Mi guardai in giro e i gatti, che erano sul cornicione del tetto, mi guardavano con curiosità e non avevano nessuna intenzione di scendere. Entro in casa e cosa non trovo? La sala da pranzo con la tavola apparecchiata per cinque, i piatti sporchi come pure i bicchieri e i tegami... i ladri si erano fatti un’ottima cena con la pasta condita con la mia salsa! E poi avevano mangiato il coniglio fritto con le mele! Il tutto annaffiato con il mio vino!”
“E il cane?”
“Non riuscivo a trovarlo... ma non le ho ancora detto che i ladri avevano svaligiato la mia dispensa e non trovando denaro si erano presi tutta la mia biancheria alla quale tenevo moltissimo, era la biancheria di mia nonna!”
Io insistevo che volevo notizie del cane. In una casa solitaria un branco di ladri fa presto a picchiare un cane che cerca di fare il suo dovere abbaiando.
“Dopo due ore di ricerche, ho ritrovato Strielka dentro un baule in soffitta, c’era andata da sola perché il baule era aperto ed era stato messo dietro molte altre cose. Aveva cercato un rifugio.”
“Quindi aveva senza dubbio abbaiato.”
“Non solo era andata fino alla casa vicina, si fa per dire, a 10 km di distanza abbaiando a più non posso ma non aveva trovato nessuno... quindi era tornata indietro e si era nascosta...”
“Come ha potuto essere certa che la cagnolina era arrivata fino là?”
“Dal pelo che aveva perso strisciando sotto i cespugli... penso che ritornando a casa Strielka abbia pensato, sono convinta che i cani pensano, che non doveva farsi scorgere dai ladri se fossero stati ancora là e così si era rifugiata in soffitta.”
“Ma non è riuscita a trovar niente della refurtiva, signora Doralice?”
“Ah, quei criminali, mi hanno fatto trovare tutti i vuoti della salsa e del resto davanti alla mia porta di casa e vi hanno messo un biglietto in cui era scritto:
Ottimo tutto, signora Doralice! Ma la sua salsa è insuperabile!
“Naturalmente non era firmato il biglietto...” cominciai un discorso ma lei non mi lasciò finire: “Lo vede anche lei che la mia salsa piace anche ai ladri!”
Con questa convinzione si consolò presto del furto subito.

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