Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

La psicologa

di Chiara Bodrato

La psicologa

- La signora Amneris amava parlare di se stessa con chiunque incontrasse, non finiva di elogiare sua figlia che da poco tempo aveva aperto uno studio di psicologa e soprattutto
non finiva di esaltare la sua bellezza che, secondo la sua convinzione, risplendeva anche se gli anni avevano lasciato una forte traccia su di lei.
“Mi dicono tutti che sono bella, elegante e di classe!”
Mentre così parlava con me arrivò suo figlio Giorgio che mi salutò dicendomi: “Buon giorno, bella biondina!” era molto complimentoso suo figlio e lo era con tutti.
“Giorgio non le dire così altrimenti finirà per crederci!” disse convinta. Provvidenzialmente Giorgio se ne andò ma, con disappunto della signora Amneris, ecco che arriva il capitano
Ulisse di Sangiusto. Quella era la mattina degli incontri.
Il capitano ci salutò cordialmente e proseguì la sua passeggiata sotto i portici. Ciò rincuorò la signora che poté continuare il suo discorso, anzi, poté iniziarne uno nuovo.
“Quel signore lì è un paziente di mia figlia. Vanno da lei le persone importanti, come lei può vedere.”
“Non sembrerebbe, a prima vista, tipo da analisi, il capitano...”
“No, no, è molto complessato e solo mia figlia gli può togliere tutti quei complessi... a quanto pare soffre di frustrazioni perché non ha successo con le donne...”
“Mi sembra proprio strano!” aggiunsi “Lo conosco da molto tempo...”
“Come strano? E poi come fa a conoscerlo?” ribatté in tono fra il meravigliato e il quasi seccato. “Prima, quando era passato aveva salutato me e non lei!”
“Può essere” risposi con calma “ma il capitano e io eravamo compagni di scuola.” E senza aspettare le altre domande, inevitabili, ed agguerrite finii la conversazione.
La signora Amneris è sempre felice di incontrarmi, le piace parlare con me e mi tiene ad ascoltarla tutto il tempo che può. Il nostro non è un dialogo, è un monologo. Sono convinta
che il suo interesse per me deriva dal fatto che molti altri, quando la vedono spuntare da lontano, la evitano con piacere. Lei mi parla sempre di sua figlia, quella figlia prodigio
che è il suo orgoglio.
“Pensi che Loretta si è laureata in medicina con il massimo dei voti, come si dice sum ca la lode...”
La interrompo: “Vuol dire summa cum laude, vero?”
“Sì, quello lì. E poi ha battuto tutti i record ed è diventata psicologa. Ora ha uno studio in Via Tazzoli. Sono proprio orgogliosa di mia figlia, la mia unica figlia! Gli altri due
maschi sono dei patatoni in confronto a lei. È un genio. Peccato che abbia sposato quello lì.”
Non sapevo chi fosse “quello lì” e chiesi qualche informazione.
“Non è all’altezza di mia figlia, si occupa di musica jazz e molto spesso è in giro per concerti, la lascia sola.” “Forse la sua carriera è incompatibile con quella di suo
marito.”
“È lui che non capisce quale genio ha sposato. Dovrebbe cercarsi un lavoro stabile, qui alla Spezia e lasciar perdere la sua musica. Loretta deve continuare, fra pochi anni il mondo
parlerà di lei.”
“E anche prima, signora Amneris!” le dissi con aria da prendi in giro. Evidentemente il mio tono ironico non fu recepito perché la risposta fu alquanto lusinghiera per me.
“Lei si che è una persona intelligente, ha capito quale prodigio sia mia figlia senza neanche conoscerla!”
Una volta la incontrai sotto i portici di Corso Nazionale. Non l’avevo riconosciuta. Era vestita, ai miei occhi, in maniera assai comica. Aveva un paio di pantaloncini bianchi, che
sembravano biancheria da uomo, con sopra una camicetta a quadretti rosa e neri sbottonata quasi fino in fondo. Evidentemente non si era guardata allo specchio prima
di uscire e si fosse guardata avrebbe fatto finta di niente.
“Non è vero che sono moderna?” mi disse e non aspettò la mia risposta “me lo dicono tutti e mi trovano molto bella!” poi cambiò discorso e ritornò a chiedermi come mai conoscessi il capitano.
“Abbiamo frequentato le scuole medie inferiori insieme, ed eravamo anche compagni di banco!”
La conclusione del discorso non piacque evidentemente alla signora Amneris che preferì terminare di parlare con me dicendomi che lei aveva da fare e non poteva perdere altro
tempo con me. Del mio tempo, non le importava proprio niente!
Pensai che anche lei sarebbe stata un buon oggetto di studio da parte di sua figlia, a meno che non la conoscesse già e volesse evitare di aprire un caso direttamente nella sua famiglia. Non era raro incontrare il capitano Sangiusto in giro per il Canaletto nei periodi in cui non era imbarcato, e così, una mattina lo vedo venire verso il parco della Maggiolina con
tre o quattro quotidiani sotto il braccio.
“Chiara! Cosa ci fai da queste parti?”
“Potrei dire la stessa cosa per te, Ulisse! Vai a fare un po’ di lettura al parco?”
“Avevo questa intenzione. Ora vorrei parlare con te. Se hai tempo di fare un giretto nel parco...”
Non avevo niente che me lo impedisse e così accettai.
“Che cosa ti ha detto di me quella donna?”
“Mi ha detto che tu sei un paziente di sua figlia, la psicologa che rivoluzionerà le teorie psicanalitiche di oggi e che, fra non molto, avrà fama mondiale, mi ha detto che
sua figlia segue le persone molto importanti e soprattutto quelle!”
“Ti ha anche detto quali sono i disturbi che accuso e per i quali vado da quel genio a farmi analizzare?”
Preferii tacere su questo punto. Nella gente che incontro ciò che non accetto è il complesso di superiorità perché niente è più smentito dalla realtà dei fatti. Eppure c’è chi non vuole accorgersene. Il complesso di superiorità non tiene conto di niente neanche delle più elementari regole della discrezione.
Chi toglieva i complessi ad Ulisse di Sangiusto se non la figlia della signora Amneris? Gli altri psicologi erano un mucchio di spazzatura.
“Te l’avrà detto senz’altro. Sono convinto che quando va a casa racconta tutto a sua madre.”
“Ma può fare una cosa simile? Non è contro l’etica professionale?”
“Lo sarebbe. Ma, da una madre curiosa è difficile salvarsi!”
Non potevo spiegarmi come mai un uomo come quello che mi stava davanti avesse bisogno della psicanalisi. “Ma perché, Ulisse, hai avuto l’idea di andare dalla psicologa, psichiatra o psicanalista che dir si voglia?”
“Perché mi ero innamorato di una psicologa.”
“Cosa vuoi dire?”
“Lo sai che sono sensibile al fascino femminile. Ero andato in Versilia, con degli amici in discoteca, e là vi incontrai questa poderosa bellezza dai capelli rossi e gli occhi verdi...
feci qualche indagine su di lei e venni a sapere che faceva la psicologa e che riceveva su appuntamento.”
“E ci sei andato?”
“Sì. Il suo studio fu la prima delusione, due stanzette divise da uno stretto corridoio. La sala d’aspetto aveva soltanto alcune sedie e un tavolino vicino alla finestra, notai che
c’erano dei giornali talmente vecchi da non destare più il minimo interesse. Intenso odore di chiuso e di sporco. Tutto sommato l’ambiente era lugubre. Il suo studio non era da
meno, aveva la sola variante che i titoli accademici erano stati incorniciati e facevano bella mostra di sé attaccati al muro.”
“E poi?”
“Polenta e coi. Abbi pazienza un momento.”
“Non ti interromperò più ma l’argomento mi interessa molto.”
“La prima cosa che fece la psicologa fu di chiedermi di pagarle l’onorario, 80 euro. Glieli posai sulla scrivania.”
“Devi aver soldi da gettare dalla finestra, mio caro Ulisse!”
“Ti ho detto di non interrompermi! Ero combattuto dall’idea di mandarle un mazzo di fiori o... di andarci di persona. E così ho scelto di vederla. Non ho buttato via il mio denaro visto che mi ha procurato ciò che volevo.”
Si fermò un momento di parlare e mi guardò. Non dissi nulla per evitare che mi rimproverasse perché l’avevo interrotto. Egli continuò: “Mentre la Stupenda, così avevo cominciato a chiamarla, si riforniva di una vecchia agenda per scrivere tutto quello che riguardava il mio caso, io la studiavo e la guardavo con molta attenzione. Era ben proporzionata, l’avevo vista in piedi e l’avevo esaminata da piedi a testa, robusta ma ben distribuita, aveva un bel viso anche se i lineamenti erano duri e i capelli rosso fiamma facevano un bel contrasto con il carnato bianchissimo... .lo so cosa vuoi chiedermi...
non mi interrompere... te lo dico io.
Uso il passato perché ora, dopo una dieta dimagrante, si è ridotta molto male rispetto a prima e non mi piace più.”
Non potei trattenermi dal dire: “E così andrai dalla psicanalista, interessante!”
Ulisse non si adirò anzi continuò a fornirmi tutti i particolari. “Sì, mi ci ha mandato lei, l’ex Stupenda. Quando la psicologa cominciò a parlare fu la prima delusione. Non mi piaceva la sua voce ed ancor meno la scelta dei vocaboli.
Con due parole faceva un discorso: normale e problema venivano da lei pronunciate sessanta volte al minuto. Faceva un mucchio di domande indiscrete ma ero pronto ad accettarle. Penso di essere stato cattivo con lei perché cominciai a metterla a disagio con le mie risposte che erano più pesanti delle sue domande e poi non le toglievo gli occhi di dosso mettendola a disagio. Quasi alla fine lei mi disse che il mio caso era così grave che dovevo farmi seguire da una psichiatra e psicanalista di sua conoscenza, la dottoressa Lora Rivalta alla quale lei, per bontà sua mi avrebbe raccomandato.”
“E non mi dire che ci sei andato, così a scatola chiusa?”
“Dovevo pur fidarmi della mia psicologa... visto che sapevo quasi tutto di Lora Rivalta!”
“Ma lo sai che sei un birbante? Con un comportamento del genere, meglio perderti che trovarti! Allora la conoscevi già la dottoressa Rivalta!”
“Non lei, suo marito. Io ero il confidente di suo marito.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure