Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Dicembre - ore 23.19

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

La macchina infernale

di Marcello Albani

La macchina infernale

- Quella macchina era il pezzo forte dell’officina; bilanciava le eliche delle navi con la stessa disinvoltura con cui il gommista equilibra le ruote dell’auto, cambiava soltanto il peso, un poco, solo qualche tonnellata. Ai tempi del piano Marshall, il Capofficina era andato a prendersela negli arsenali americani e l’aveva piazzata al centro del capannone, dove faceva bella mostra di sé. Impressionava, effettivamente, vedere quelle eliche enormi girare vorticosamente, creando turbinii di vento che spazzavano via ogni cosa più leggera. Main, l’imbriaghèla, la guardava da lontano, senza mai avvicinarsi, impaurito ed affascinato. Non era un ubriacone perenne, era un alcolizzato miserello, cui bastavano un quartino del vinaccio della mensa ed un paio di bicchieri raccattati tra i banchi per farlo andare in orbita meglio dello sputnik. E, fatalmente, cadere preda degli altri arsenalotti che, nell’amministrare un soggetto, non avevano rivali.

Pian pianino, giocando sul suo perenne stato ebbrosemisobrio (sobrio non lo era mai), provarono a convincerlo che la macchina era un’invenzione del demonio. Che, dal vento che emetteva, procurava la polmonite. Che, con il sibilo bestiale, lacerava i timpani dei lavoratori. E che il Capofficina era andato a comprarla giù all’inferno, altro che in America. Pertanto, una missione di coraggiosi della quale anche lui faceva parte, la parte più importante, doveva annientarla... definitivamente. “Mah...veramente a me er sòr Càficina i me sembra en bràvo cristo, i mà fàto accompagnàe tante vote a cà quand’èo enbriàgo e quando quei strònsi i me vorèvo licensiàe i m’hà difeso.” si permise di obiettare il buon Main: “Ma pòi... à sé proprio segùi che stà bilancia l’è così disgràsiata... la travàgia doi o trèi vote ar mese che à podèmo andàe a fàse en gòto ào spàcio.”

Le obiezioni, tuttavia, furono vane e l’imbriaghela, sottoposto a enologico ricatto, fu istruito all’operazione da commando. La bilanciatrice, assetata d’energia, era alimentata da una gigantesca macchina elettrica scoperta e recintata – per evitare folgorazioni – da una rete a maglie larghe con una porticina chiusa a chiave. Lì, si doveva colpire.
“Te vedi Main, noi a ne podèmo entràe ma te, che tei potente, fà nà cosa: quando er tràbicolo i è en moto te pisè-
ghe sorve, ma sta attento de pisàe sur coletòe, dove la ghèno e spàsole de càrbon.” Così disposero: “E n’àutra cosa, quando à fèmo er corpo ricòrdete de ne pisàe per tùta a màtina, che così te ghè tanta autonomia.”

Main dapprima fu scettico... poi si credè veramente la Pulzella e fu visto, di soppiatto, infilare il pisello nella
rete, per prender le misure della pisciata segnata dal destino. Scoccò infine l’atteso giorno. La sera prima era stata montata l’elica di una fregata ai lavori, la mattina presto fu sgombrata l’officina da tutto ciò che potesse volar via e, quindi... il lancio. La macchina infernale si avviò pian piano e, in un’orgia di sibili e vibrazioni, si stabilizzò a regime.
Lui, siccome pantera rosa, anzi rosè come l’ultimo goto tracannato – tipo sakè del kamikaze – si avvicinò al mostro
incustudito ed iniziò il count down, tutto come da piano già studiato nei dettagli: meno cinque: sbottonare la tuta, fuori la spingarda che, lì per lì, non si voleva far trovare. quattro: introdurre la stessa nell’ottava maglia della rete. tre: mirare con fermezza, per quanto permettesse lo strumento, e rilasciare lo sfintere.

La missione, completata la fase tre, effettivamente ebbe successo. Dal collettore allagato si levarono sinistri scintilloni color viola e la macchina calò bruscamente di giri, gemendo d’artrosi meccanica. Quindi, sussultando, s’inchiodò, e con essa l’elica da bilanciare. Il nostro, spaventato a morte, forse con altri sfinteri semiaperti, tentò la carta dell’ecclisse.
Il dottore della sala medica che lo ebbe a visitare gli spiegò, con pazienza... perbenino come a un bimbo:
– Che l’urina, per i sali contenuti, conduce ottimamente la corrente.
– Che la sua, di urina, per la più alta concentrazione di metanolo, fermenti alcolici e bisolfiti vari, la conduceva ancora meglio.
– Che non era rimasto fulminato poiché non aveva descritto un bell’arco continuo, come Benigni il diavoletto, ma che, per problemi di prostata, aveva pisciato a schizzi.
– Che il Capofficina, dopo essersi informato del suo stato, lo voleva vedere con urgenza. Imbriaghela – visto che la macchina dopo il lavaggio si rimise in moto e che la cosa, se risaputa, avrebbe comportato il suo licenziamento in tronco – se la cavò con una memorabile strigliata che gli tolse, per qualche ora, persino il gusto di farsi un buon gotin.
Meno bene se la cavò la banda degli onesti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure