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I racconti della domenica - Licabetto

di Andrea Derchi - In collaborazione con Edizioni Cinque Terre.

I racconti della domenica - Licabetto

- Sola, inebriata di profumi e di vino resinato, di dubbi e di estatico rapimento, l'avvocatessa era salita sul Licabetto poco prima della chiusura.
Ad Atene da qualche giorno per un convegno in cui si era parlato molto di leggi e poco di uomini sottoposti ad esse, aveva cercato refrigerio e solitudine sulla celebre collina panoramica.
Schivati numerosi mosconi, per lo più in toga, aveva rifiutato la frugale cena sociale a base di melanzane, feta e dolmades e, preso al volo uno degli undicimila taxi circolanti, era finalmente giunta sul colle.
La vista era eccezionale: come un giubbotto double-face la città mescolava le sue luci irregolari da megalopoli indocinese alle piccole lanterne della Plaka, alla grandiosa e muta mole dell'Acropoli, ironico contraltare al disordinato sviluppo sottostante.
Quella duplicità, quella presenza ingombrante e conflittuale di due mondi, di due storie, di due antitesi, le sembrò improvvisamente uguale al momento particolare della sua vita.
Un matrimonio decennale come tanti altri, prima d'amore poi di affetto e consuetudine, una figlia sulla soglia delle scuole superiori, piena di obiezioni e richieste, ma restia alle confidenze; una vita spesso sacrificata alla carriera, ma non avara di soddisfazioni, una vita che ripagava lo stress e la velocità con le gratificazioni, i viaggi, i successi in tribunale, le cene, le lusinghe e lo stesso miracolo di aver fatto convivere lavoro e famiglia.
Era sempre stata considerata una donna molto interessante: magra, bruna, proporzionata, dolce di modi e spesso in grado di smussare gli spigoli altrui, così placida da essere giudicata a volte insensibile, ma in realtà sempre in grado di capire le emozioni altrui e di controllare le proprie.
In un ambiente pieno di adulteri veri, presunti e più ancora desiderati, aveva sempre mantenuto un'imperturbabile serenità, stroncando sul nascere ogni tentativo di approccio altrui: era bravissima a sviare ogni discorso "pericoloso" prima del prima, con sorrisi che talora si tramutavano in imperscrutabili ghigni; sembrava anticipare anche i pensieri, non solo le parole e usava il pudore come un mezzo, utile se non fortemente sentito.
Il marito era un uomo atletico e sportivo, rispettoso e gentile, cui si riconosceva grande devozione familiare in relazione alla cospicua avvenenza fisica.
Raggiunta e superata la soglia dei quarantanni, si era rilassata nella constatazione delle difficoltà superate; una sera, però, guardandosi allo specchio e travisando, forse, un certo contemporaneo disinteresse del marito al suo corpo, prima idolatrato, aveva scorto sul proprio viso degli impercettibili segni di invecchiamento che l'avevano turbata.
Piccole rughe, lievi appesantimenti alle palpebre, che forse solo lei vedeva e che avevano comunque funzionato da detonatore.
Come terrorizzata dall'invecchiamento fisico, aveva desiderato qualcuno o qualcosa di diverso, come se fosse l'ultima occasione...
...e aveva accettato la corte di un uomo che proprio in quei giorni le aveva rivelato, a caso o con intenzione, di essere sempre stato innamorato di lei e di averla sempre trovata “stratosfericamente bella”.
In breve aveva iniziato una storia come tante altre nel suo ambiente, una storia fatta di ritrosie e slanci, di passione e di dubbi, una storia con un uomo che non era nè bello nè interessante, un intellettuale pacato e pingue che si traformava in camera da letto; una storia che ora vedeva esemplificata in quelle fantasmagoriche luci, col Partenone a fare da silenzioso, implacabile ed eterno monito morale al mondo e a lei medesima.
Ora si sentiva combattuta, ma liberata da quella visione, fermava i suoi ricordi in un attimo, con la lucidità di chi sta per abbandonare la persona con cui li ha vissuti.
Nello spazio dell'imbrunire e dell'annottare, nel trascolorare delle nuvole, da porpora a bianche, esplorò tutte le possibili vie d'uscita a quella situazione e sentì più acuto che mai il desiderio del consorte.
Poi le sembrò che la decisione dovesse venire dal basso, dalla città e in un attimo si spensero le luci della Plaka e di alcune pubblicità automobilistiche: in un attimo tutto divenne più buio e uniforme e...
...scese commossa, convinta di dover raccontare tutto al marito e di essere mutata al punto di dover lasciare entrambi i suoi uomini, almeno per un periodo.
O di tornare al Licabetto il mattino dopo per cambiare ancora la sua vita.

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