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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

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Capodanno di sangue e di paura al pronto soccorso

di Luca Pratticò - In collaborazione con Edizioni Cinque Terre

Capodanno di sangue e di paura al pronto soccorso

- – Pronto? Ciao ma’, sono io. Come va? – Ciao, bene. Tu? Sei in partenza? – Sì, sono già in macchina, vado un po’ prima come sempre, così cerco di vedere un po’ di gente che è in attesa e spero di finire presto. Poi sono un po’ agitato e la mia ansia anticipatoria mi porta ad arrivare sempre presto, ma in fondo fa comodo a tutti. Poi sta sera, la notte di capo d’anno in Pronto Soccorso mi da un po’ di sana euforia. – Fa freddo? – Sì però se non c’è vento non si sta male, c’è una nebbiolina strana, non piove ma c’è un cielo coperto e basso, sembra di essere avvolti in un atmosfera inglese (vabbè che io in Inghilterra non ci sono mai stato). – Qui oggi c’è stato il sole e faceva freddo però se si stava nei posti riparati si stava bene. – Anche qui ci sono dei posti dove puoi stare senza giacca anche di inverno. Addirittura se vai a San Terenzo sotto il castello se non è proprio freddo puoi anche stare solo con la felpa anche in questi giorni. Sono quasi arrivato. Ci sentiamo domani, domattina dormirò, nel pomeriggio ti chiamo così ti dico come è andata. Non credo che succederà niente, La Spezia è una città tranquilla, magari dopo le due, finito il cenone, qualche indigestione o qualche ubriaco. – Ma la notte di capodanno è sempre particolare. – Mi fanno un po’ paura le lesioni degli spari, le amputazioni, le brutte ferite. Non avendo molta esperienza non saprei bene come fare, comunque c’è la Micaela che già da cinque anni lavora in Pronto, e poi c’è sempre il chirurgo di guardia. Bene dai. Auguri. Ci sentiamo domani, vado a timbrare. – Ciao, a domani. Buon lavoro. Arrivò mezz’ora prima, come sempre. Quella sera però era un po’ ansioso. Aveva sempre lavorato nelle notti di Capo d’anno degli ultimi anni, ma la notte in pronto soccorso ha sempre un fascino particolare, niente a che vedere con le tranquille notti di guardia medica nei paesi dell’entroterra ligure dove aveva lavorato fino all’anno prima. Quando passò la sbarra dell’ingresso dell’ospedale rivolse lo sguardo verso la sala d’attesa, poche persone sedute, forse parenti dei pazienti già visitati o forse pazienti in attesa. Tutto però sembrava tranquillo, nessuna ambulanza davanti al Pronto Soccorso, nessuna sirena nel tragitto da casa all’ospedale. Ma mentre tirava un sospiro di sollievo un brivido e un sorriso ansioso lo pervasero. Sicuramente la temperatura rigida aveva la sua responsabilità ma anche l’inizio di una notte speciale contribuiva a questa strana sensazione. Timbrò e si avviò velocemente in Pronto. – Ciao a tutti – col suo solito sorriso e lo zainetto sulle spalle, sembrava un buffo boy scout più che il medico di guardia. Ogni volta che varcava la soglia sembrava andasse ad uno spettacolo di cabaret piuttosto che a lavorare in una sala d’emergenza. Tutto per lui era tranquillo e sereno. Diceva spesso alla Raffa: la vita è un gioco. Basta avere rispetto degli altri e non far male a nessuno, per il resto è tutto un gioco, e a giocare ci si diverte. – Già qui? – gli disse Claudia appena lo vide – Dai dai che la notte è lunga, e questa notte poi... ma no, sai che io porto fortuna. Non succederà niente. – Ah per me, tra un’ora me ne vado e può succedere qualsiasi cosa. Ma gli altri anni come andava? Eh, ma dipende. Comunque la notte di capo d’anno è sempre particolare. Dai vatti a cambiare, comincia che c’è gente che aspetta. In pochi secondi si cambiò. Fonendoscopio e ricettario in mano. Due penne nel taschino che di lì a poco avrebbe perso su qualche scrivania e baldanzoso come sempre andò a prendere le consegne dalla collega smontante. Iniziò a lavorare, visitò alcune persone accorse in pronto soccorso per le urgenze più disparate. Visitò la signora Cinzia che aveva mal di pancia da qualche giorno e voleva essere tranquilla per il cenone. Visitò Andrea che giocando a pallacanestro aveva ricevuto una pallonata sopra il sopracciglio destro che si era pure gonfiato, giunse anche il signor Antonio perché nel pomeriggio aveva avuto un dolore al petto che ora non c’era più ma la moglie preoccupata preferiva una visita di controllo al pronto soccorso. E infine c’era la signore Adele, accompagnata dalla figlia e dalla cognata, già vestite di tutto punto pronte per il veglione; ma la Adele non stava bene, era difficile da spiegare cosa si sentisse, ma si sentiva “le formiche nelle mani”, però non sempre, dopo che aveva lavato i piatti e poi anche nel pomeriggio mentre guardava la televisione, e in più erano già tre giorni che non andava di corpo. Le propose di fare alcuni esami avvisandola che ci sarebbe voluta almeno un’ora per avere i risultati. Dopo qualche occhiata e qualche commento con i parenti preoccupati per i sintomi riportati, la famiglia riunita decise che non sarebbero stati necessari gli esami proposti perché alle dieci avevano appuntamento dagli zii a Vezzano, però, già che era lì, se gli avessero misurato la pressione... Alle nove arrivò Francesca con dipinto sul volto il suo solito entusiasmo da veterana che non vede l’ora di andare in pensione, fece la sua sfilata nelle sue griffes, jeans e camicetta, con bracciali e anelli in perfetto abbinamento, trucco accurato e acconciatura da Cleopatra ai tempi d’oro. Pronta per il Veglione da passare in quel posto così poco eccitante, attraversò il corridoio del Pronto Soccorso per andarsi a cambiare. Buttò un’occhiata nella sala di visita. Lui vide, la guardò ridendo. – Cosa c’hai sempre da ridere? – Sono allegro! – la solita risposta di ogni giorno da mesi. Francesca scosse il capo con aria di sconforto – Non ce la posso fare! – e proseguì lungo il corridoio. – Sei pronta? – gli urlò aspettando che indietreggiasse; e strofinandosi le mani appena lei riapparve. – Succederà qualcosa almeno stasera? – ridendo e aspettandosi la solita risposta. Ma stai zitto. Lo sai che te le chiami e che porti sfiga. Ma siamo qui per lavorare. Siamo a disposizione della popolazione spezzina. – commentò col solito sorriso. Comunque la notte di capo d’anno è sempre particolare... Due giorni dopo vicino al Civico la strada era deserta. Il paesaggio sembrava surreale. Un raggio di sole malato faceva capolino ma non riusciva a scaldare neanche a mezzo giorno. Le strade brillavano dalla pioggia della notte, il riverbero rendeva difficile guardare verso il mare. Per tutta via Prione non aveva incontrato che quattro o cinque persone. In qualche bar si sentiva musica lontana o il rumore di stoviglie e tazzine. Arrivo al bar dove aveva appuntamento. – Ciao Richi. Scusa il ritardo, ma... – Non ti preoccupare, stavo leggendo il giornale. Guardavo cosa hanno scritto sulla notte di capo d’anno. Bella notte, tutto tranquillo vedo, vi sarete annoiati. Avete festeggiato almeno? – commentò con aria sarcastica. – Guarda, non me lo aspettavo proprio. Ero pronto ad una notte difficile, ma così non me la sarei mai aspettata. Non mi sono fermato un attimo. Sai che sono riuscito a brindare alle due e poi ho ricominciato subito? Brindare a cosa poi non lo so, comunque... Cosa dice il giornale. – Guarda qui “La Nazione”: “La Spezia. S. Silvestro di sangue con quattro arresti.” – Addirittura! Di sangue mi sembra un po’ tanto. Il solito sangue del Pronto. – “Notte da incubo per polizia e carabinieri che sono intervenuti per sedare due furiose liti: tre i feriti accoltellati, due sono gravi. Uno è fuggito dall’ospedale.” – Notte da incubo sì, te lo assicuro, ma chi è scappato? Aspetta. Ordiniamo qualcosa e fammi vedere gli articoli. Cosa prendi? – Cappuccino e una pasta di riso. Spezzino DOC eh? Pasta di riso o zeppole, a seconda della stagione, e cappuccino. Rivolgendosi al cameriere: – Per me un caffè macchiato e una brioche alla crema. Grazie. Dai, dimmi cosa dice il giornale Questa invece è la colazione del ponente, visto che sono quattro anni che ti conosco e continui a prendere sta brioche alla crema. E si vede che hai studiato a Genova, caffè macchiato eh. – E basta con sta storia del caffè macchiato come cappuccio dei genovesi. Dai, dai, discorsi, come si dice da queste parti. Fammi vedere il giornale. – Guarda qui. Due pagine piene. “Capo d’anno di sangue e di paura al pronto soccorso.” WOW! Sei diventato una star! Manca solo la tua foto. – Sì, sì, intanto tu ha cambiato il turno e ci hai abbandonato. adesso vediamo cosa hanno scritto perché sai bene che i giornali... – E allora raccontami tu, non ho ancora sentito nessuno degli altri. – Ma, guarda, subito dopo le cazzatine solite delle persone che si annoiano a casa e vengono a trovarci per passare un po’ il tempo è arrivata una poveretta picchiata e col viso rovinato. Non si è capito bene cosa sia successo. È una ragazza rumena. È stata picchiata da due ragazzi marocchini ad una festa in casa del fidanzato credo. – Hai qualche dubbio? Il giornale te lo risolve. Senti qua: “Stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno un gruppo di amici romeni tra cui la diciottenne Irina”. È lei? – E chi si ricorda i nomi. Va già bene che sono riuscito ad alzarmi dal letto stamattina. – “... Hanno suonato due connazionali che non erano tra gli invitati” – Allora non erano marocchini? – “Hanno iniziato a fare apprezzamenti su Irina”. Era almeno carina? – Dai scemo. Poverina, era sfigurata. Due denti rotti, ematomi in viso ovunque, sanguinava dal labbro, un occhio completamente chiuso, il naso sembrava una patata. Guarda, un film dell’orrore poverina. Tra l’altro sembra che si sia buttata dalla finestra col fidanzato per scappare. – Dicevo “apprezzamenti su Irina che è fidanzata con un marocchino clandestino” – Ah, vedi che un marocchino c’è in questa storia. – Sì ma è il fidanzato, non i due che l’hanno picchiata. Mi sa che questa notte ti ha proprio segnato. Anzi dice che il fidanzato non era presente, che lei lo ha chiamato e quando è arrivato i due lo hanno accoltellato al collo. – Ah sì, ho capito.
Lo ha visitato Micaela. Io stavo visitando la ragazza. Non ne so molto di lui. So che gli hanno fatto una TC, ma che la ferita non era brutta. In fondo siamo a Spezia, mica nel Far West. – Ma te lo dice il giornale: “Il marocchino è stato portato dall’ambulanza”... ecc... Ah senti qui: “Aveva anche un vistoso ematoma sul collo” sì gli è stata fatta una TAC. “Ma sapendo di essere clandestino, nell’attesa è riuscito a fuggire ancora con l’ago infilato nel braccio” e qui entri in gioco tu “vanamente inseguito dal medico”. – Ma figurati! Ma mi ci vedi. Io che rincorro i pazienti che vogliono andare via. Ma se l’avessi saputo gli avrei pure chiamato un taxi. Ti assicuro che non ho inseguito nessuno, tanto meno questo qui, accoltellato, clandestino e incazzato con l’Italia e con il mondo. – Effettivamente mi viene da ridere a pensare a te mentre corri con gli zoccoli nella discesa del Pronto inseguendo un paziente. Chi è questo che scrive? – Non lo voglio sapere. – Comunque come sta la ragazza? – L’ho ricoverata in medicina d’urgenza. Niente di importante a parte quella faccia frantumata. Alla TC si vedono fratture ovunque, oggi andrà probabilmente a Genova al maxillo-facciale. – Beh comunque mi sembra un buon inizio serata. – Sì. Questo è stato effettivamente solo l’inizio. Ma il clou c’è stato intorno a mezzanotte. Veramente mi è sembrato di essere nel Bronx. Sono arrivati ad un certo punto due ragazzi, uno l’ho visto io e uno la Mica. Due dominicani. Credo una lite in un bar del porto. – Comunque questo arriva, ovviamente in ambulanza. Sfoggiando il mio fantastico spagnolo riesco a comunicare e a capire che gli faceva male la pancia. Lo scopro, e... sorpresa delle sorprese... una bella ferita da arma bianca come quelle che si vedono sui libri, con un po’, non tanto per il vero, un po’ di intestino all’esterno. – Non ci credo! – A questo punto ho ingoiato la saliva tipo con un bel Gulp tipo cartone animato, ho guardato i due infermieri, Tiziano e Francesca e ho pensato di essere in un film, e neanche tanto comico. – Aspetta aspetta che leggiamo. Deve essere questo: “due feriti gravi nella rissa scoppiata alla festa. Fuggi fuggi all’arrivo dei carabinieri: in manette i due accoltellatori.” – Fuggi fuggi? Sai dove sono andati? In Pronto. Saranno arrivati in cinquanta. Tutti in sala d’attesa, e ogni tanto qualcuno cercava di entrare per farsi medicare, ma non avevano niente gli altri. Niente è un po’ poco, erano tutti sporchi di sangue e con le maglie strappate, comunque… – Fammi leggere. – Aspetta. Questo non c’è scritto. ero tanto stressato da quell’intestino che non sapevo come rimettere al suo posto e innervosito da tutta quella gente che, all’ennesimo dominicano che insisteva per farsi visitare gli ho urlato di uscire dal pronto soccorso, di lasciarci lavorare e che non lo avrei visto perché non aveva bisogno di noi. – Tu?!? – Sì. Ma quando mi sono reso conto di aver parlato così ad un malavitoso dominicano ripieno di muscoli e con la maglietta sporca di sangue chissà di chi, ho iniziato a tremare solo al pensiero di cosa sarebbe potuto succedere a questo corpicino da studentello di filosofia. Non so con che coraggio mi sono uscite quelle parole e con quel tono. L’adrenalina fa veramente miracoli. – Leggi dai. – Dunque... qui dice quello che mi hai detto tu... poi vediamo, i due feriti... “oltre a loro altri dominicani delle opposte fazioni che si sono incontrati e hanno dato sfogo ai rancori” – Eh sì. Qui mi è sembrato il Bronx. Hanno iniziato a litigare nella sala d’attesa. – “Sono stati attimi di paura al pronto soccorso: ad un certo punto la saletta si è trasformata in un campo di battaglia. Alcuni parenti di persone visitate sono stati fatti entrare provvidenzialmente all’interno, per evitare che venissero coinvolti nella rissa”. No. Non ci posso credere, come direbbe la Francesca. – Eh sì invece. Ci siamo veramente spaventati. Io ho fatto entrare i parenti dei pazienti che erano in attesa di accertamenti e che erano nella sala d’aspetto dove si iniziavano a menare, li ho fatti entrare all’interno del pronto soccorso, dove normalmente non si può stare. Patrizia ha abbandonato la postazione del triage e ci siamo chiusi dentro. Poi abbiamo chiamato la volante che ha sedato la rissa. Ci siamo presi davvero paura. – E infatti lo dice – Sì ma anche se non lo dicesse, ti assicuro... – “È stata una notte di inferno per medici e infermieri, costretti a lavorare in un clima di paura”. E poi come te la sei cavata con l’intestino? – Come rientriamo nella saletta a vedere sto poveretto, in un attimo la situazione peggiora. Il ragazzo non risponde più, la pressione scende e diventa tachicardico. Così ho chiamato il chirurgo di guardia che avrei chiamato comunque, e mi sono dedicato a ripristinare le funzioni vitali, ho iniziato a infondere liquidi, a somministrare i farmaci e per fortuna dopo un po’ si è ripreso e l’ho ricoverato in chirurgia. – Veramente da ER. La Spezia come Chicago. – Sì, bravi, complimenti! A quel punto sono riuscito a mangiare qualcosa e a bere un goccio di spumante giusto perché non potevo non brindare a quella notte così unica. – Ma che ora era? Saranno state le due, eravamo davvero sfiniti. Più che la fatica fisica, la tensione, e anche la paura perché quando hanno iniziato a picchiarsi, a tirarsi le sedie, a buttarsi per terra, non sapevamo fin dove potessero arrivare. Se non fosse arrivata subito la volante? Se fossero entrati in Pronto a far casino? In fondo è andata bene. Ma ti assicuro che non mi sarei mai aspettato una notte così. – E questo: “Jaguar tampona una Clio. Giovane donna rischia la paralisi” – Questa è stata la ciliegina sulla torta. Sta povera donna stava andando in macchina con la sua famiglia. Un imbecille andava sparato in autostrada, tampona la macchina con a bordo papà, con un lieve trauma toracico, ragazzina, un po’ contusa ma niente di che, e questa donna che ha riportato la frattura di due vertebre, quindi una volta fatta la TC e consultato il neurologo, dopo le cure immediate, l’ho mandata subito in neurochirurgia a Genova, lei davvero rischia la paralisi. – “I cinque feriti venivano tutti trasportati al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea”. cinque? – Sulla macchina che ha tamponato c’erano una ragazza che ho visitato io che era un po’ contusa ma non aveva grosse cose, e l’autista, che come sempre, non si è fatto assolutamente niente, e questo mi ha fatto ancora più incazzare. – “Il caso più grave è subito apparso quello di Rosetta: i medici le hanno riscontrato la frattura di due vertebre lombari con grave rischio della funzionalità delle gambe. A scopo precauzionale, la donna è stata trasportata in ambulanza alla divisione di neurochirurgia dell’ospedale San Martino di Genova.” – A scopo precauzionale neanche tanto. Rischia davvero. C’è da intervenire subito. – Stavo notando che dell’autista della Jaguar non c’è il nome, ci sono le due iniziali. – Sarà un personaggio noto, che quindi se fa una cazzata, non deve essere riconosciuto. Invece scommetto che ci sono i nomi di tutti gli altri. – Sì, e dei domenicani e dei rumeni nome e cognome. Siamo veramente in Italia. Va bene dai, vado che tra un po’ torna Antonella. Ci vediamo domani pomeriggio al lavoro. Però mi dispiace un po’ che vi siate divertiti senza di me. Magari un altr’anno… – Ah ci sarò sicuramente! Contaci! Anzi, mi prenoto già ora. – Comunque pensa che un turno peggio di così sarà difficile che accada. – Ah sì. Lo penso anch’io. Speriamo che sia un anno buono, ma se il buon giorno si vede dal mattino... – Ma non era ancora mattino. E te lo avevano detto. La notte di Capo d’anno è sempre particolare!

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