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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Dicembre - ore 23.19

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Alla ricerca di una moglie

di Chiara Bodrato

Alla ricerca di una moglie

- Ubaldo aveva cinquant’anni e non si era ancora sposato. Un giorno, all’improvviso gli era balenata l’idea di trovarsi
una donna che fosse più o meno della sua età e che avesse un lavoro, non gli andava l’idea di sposare una casalinga senza redditto fisso.
Non era un Adone, Ubaldo. Ma si sa, per gli uomini la bellezza non è così importante come per le donne. Non era
da escludere però che anche per questa ragione nessuna donna si fosse avvicinata a lui quando era giovane.
Era una di quelle persone che si fa fatica a sopportare, oltre ad un aspetto alquanto sgradevole era antipatico con una voce cavernosa ed uno sguardo ebete. Parlava dei suoi progetti con le sue sorelle. Sofia e Geltrude erano più vecchie di lui di qualche anno e lo trattavano come un bambino.
“Ma cosa ti è venuto in mente! Ci siamo noi, c’è Sabino che presto rientrerà dall’America ed allora verrà a vivere con
noi!” gli ripeteva Sofia.
“Saremo due fratelli e due sorelle, siamo tutti di noi, senza estranei!” faceva eco Geltrude che soffriva già all’idea che
Ubaldo si sposasse. Per lei, quel fratello minore era un possesso, ne era gelosissima. Quando usciva gli chiedeva sempre dove andasse e non vedeva l’ora di rivederlo. Nessuno della famiglia di Ubaldo frequentava qualcuno tantomeno la parrocchia.
Sofia diceva: “In chiesa ci si va per un motivo: per il bat-tesimo, la cresima, la prima comunione e poi a Natale e a
Pasqua.”
“E poi quando ci si sposa” diceva Geltrude.
“Sì ma non tutti si sposano, non è poi così necessario. Dobbiamo togliere di mente questa idea ad Ubaldo.”
“Certamente. Dovrà restare con noi. Ci sarà davvero una donna nella sua vita?”
“Mi domando se ce ne siano mai state.”
“Penso di no. Ubaldo è un timido ed ha troppa coscienza.”
“Cosa vuoi dire? Ci vuole coscienza per avere un’avventura galante?”
“Si vede che vivi in un altro mondo! Le avventure costano dei soldi e nostro fratello è talmente coscienzioso da fare
attenzione al centesimo. È molto avveduto. Non spende neanche quelli per un caffè, ma se glielo offre qualcuno è tanto gentile da accettarlo.”
“Ah, si. Non avevo pensato a questo dettaglio. Comunque è bene togliergli questa idea dalla testa.”
Questi erano i discorsi che le due sorelle facevano in continuazione. Con il passare dei giorni divennero piene di ansia
per il virtuale pericolo in cui si trovava il loro fratello. Una domanda le assillava: “Chi gli avrà messo in testa di sposarsi?”

Qualcosa venne in loro aiuto per avere una risposta a questa domanda. Ogni domenica Sofia preparava un buon pasto,
Ubaldo rientrava dalla sua passeggiata lungo mare con un pacchettino con tre paste, non più di tre. Dopo le lasagne fatte in casa da Geltrude veniva servito il coniglio alla cacciatora, senza olive perché costavano troppo.
Ubaldo comprava ogni settimana il coniglio da un collega di lavoro che aveva una fattoria in quel di Marinella. Mentre lo stavano mangiando, una domenica Ubaldo disse che fra non molto sperava di non spendere più quei dieci euro.

“Come mai speri che te lo regali, il tuo collega Agrigenti?”
“Perché forse diventeremo cognati. Mi ha proposto di sposare sua sorella Cosima.”
“Ah, ecco chi ti ha messo in testa l’idea! Quel disonesto di Agrigenti!” disse Geltrude al massimo della preoccupazione.
“Perché lo chiami disonesto?” questa volta era Ubaldo ad essere preoccupato.
“Mio caro,” gli rispose Geltrude piangendo “Ti vuole derubare dei tuoi soldi ed anche dei nostri! Non sappiamo nien-
te di questa donna, sarà senz’altro vecchia e brutta e tu non puoi confonderti con lei!”
“Com’è, Ubaldo? Quante volte l’hai incontrata?” gli chiese l’altra sorella.
“Non l’ho ancora vista” disse Ubaldo senza scomporsi. Con il suo sguardo da ebete guardò le sorelle in faccia e
continuò a mangiare il coniglio che era buono, anche senza le olive.
“Non precipitare. Ubaldo, stai attento, attento Ubaldo!”
Geltrude pensò bene di metterlo in guardia ripetendogli questa frase molte volte.
Quando ebbero finito di mangiare, quella domenica, le due sorelle uscirono nel giardino della loro casa.
“Siamo sole?” disse Sofia guardandosi intorno con circospezione.
“No, siamo insieme” le rispose Geltrude.
“Voglio dire, Ubaldo non può sentirci?”
“No. Dorme davanti alla televisione. Bisogna scoprire dove abita Agrigenti e bisogna sapere tutto su sua sorella.”
“Guardiamo sull’elenco telefonico sotto Agrigenti, là troveremo il suo indirizzo.”
“Dobbiamo cercarlo sotto gli abbonati di Sarzana.”

Le due improvvisate investigatrici trovarono indirizzo e numero telefonico di Astorre Agrigenti, si preparono e
saltarono sul primo autobus per Marinella. “Dobbiamo far presto a tornare” disse Sofia “Non possiamo lasciare il bambino solo per tante ore.”
Il bambino, naturalmente, era Ubaldo. Giunte a Marinella si recarono subito all’indirizzo che avevano tro-
vato sull’elenco e videro davanti a loro una casa di campagna con un bel po’ di terreno intorno.
“È qui che Agrigenti alleva i conigli. Fa certo buoni affari. Ne porta parecchi ai colleghi... e poi... Ah, guarda, Sofia,
esce qualcuno!”
Dalla casa stava infatti uscendo una donna. Le due neopromosse investigatrici la classificarono subito: di media
statura, magra, vestita di abiti costosi ma senza gusto, capelli tinti, personale slanciato ma con un viso... che era meglio non guardare.
“Chi sarà? Potrebbe essere la sorella di Agrigenti oppure sua moglie!”
“Non è possibile che sia sua moglie. Non è sposato.”
“Già, chi vuoi che lo voglia, poveretto è orribile! Va bene fra i suoi polli e conigli!”
“Ma quella donna è senza dubbio sua sorella. Assomiglia tanto a lui!”
“Quando la vedrà Ubaldo cambierà idea... non è possibile che un giovane come lui sposi una vecchia come lei!”
Arrivate a casa Geltrude e Sofia fecero finta di niente ma ripeterono al loro fratello di stare attento alla rete che
alcune donne sanno gettare su uomini così timidi e miti come lui. Anche Astorre Agrigenti faceva la raccomandazioni a sua sorella: “È bene che tu prenda questo, Cosima. Forse questo ti sposa, a differenza dei tanti altri che ti hanno illusa e lasciata.”

Cosima ascoltava attentamente. L’idea di sposarsi la entusiasmava. Lei non poteva star sola, in nessun modo.
Avrebbe preso chiunque anche un gorilla vestito con un frac. Tutta la sua vita aveva sperato e ora, grazie a Dio,
qualcosa si muoveva in senso concreto. Ubaldo non parlava della sua probabile fidanzata. Le sue sorelle continuavano però ad interrogarlo.
“È inutile che tu mi dica di stare attento, Sofia. Io sto attento.”
E non aggiungeva altro. Geltrude allora cominciava a fargli le domande.
“L’hai vista? Dimmi se l’hai vista.”
“Sì.”
“E com’è? Devo sempre tirarti fuori le risposte con le tenaglie.”
“Non l’ho guardata tanto bene. Ha quarantanove anni ed ha un lavoro.”
“È vecchia. E poi che lavoro fa?”
“Più giovane non l’ho trovata. Fa l’operatrice ecologica, un lavoro di prestigio!”
“Mi cascano le braccia! Tu, Ubaldo, sposare una spazzina!”
“No, Geltrude. Lei si occupa del servizio interno. Non di scopare le strade.”
“E quindi tu avresti intenzione di sposarla comunque?”
“Sì. Le ho anche comprato l’anello.”
Sofia fu così emozionata che dovette sedersi. Con un fil di voce disse: “E hai speso un patrimonio per l’anello! Ecco
dove finiscono i risparmi dei nostri genitori! Ubaldo sei stato stregato!”
Geltrude livida di rabbia gli disse: “Mostraci questo anello!”
Ubaldo lo andò a prendere e lo mostrò alle sue sorelle. Era una anello minuscolo con una pietra bianca piccolissi-
ma. “L’ho pagato cento euro.”
Le sue sorelle si consolarono, Ubaldo sapeva come spendere i suoi soldi e poi la loro futura cognata non meritava
niente. Non riuscirono a convincerlo a non sposarla. Il matrimonio ebbe luogo e in casa di Ubaldo entrò una Santippe.
Fra una lite e l’altra gli sposi vanno avanti. La sorella più grande però ha cambiato idea riguardo ad Astorre Agrigenti.
Spera che le faccia la corte. Non si sa mai. Se son rose fioriranno.

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