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Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Dicembre - ore 22.18

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"Dodici corde", il nuovo racconto della domenica

di Mario Manzo

`Dodici corde`, il nuovo racconto della domenica

- "Dodici corde" è il nuovo racconto che vi proponiamo a puntate, in collaborazione con Edizioni Cinque Terre, nell'edizione domenicale del nostro giornale. Racconti come cocci di un mondo frammentato, dove le creature più emarginate sono capaci di afferrare pochi istanti di infinito, ognuna a modo suo, nel pieno della tragedia o al culmine del ridicolo. Un collage di figure sghembe ed eterogenee, eppure, in qualche modo, assonanti tra loro, come un accordo di chitarra...

L'AUTORE
Mario Manzo, spezzino del ’62, prima studicchia medicina, poi lavora in una comunità terapeutica, e poi entra nel mondo del farmaceutico (attualmente è informatore scientifico). Scrive sin da ragazzo, pubblica un romanzo nel lontano 1997, L’Ondivago immemore, (in cantiere il sequel), ottiene apprezzamenti per alcuni racconti (Lotus, Norm) in occasione di vari concorsi letterari. Di recente si dedica alla sceneggiatura teatrale e cinematografica, ma scrive poco perché, nel tempo libero, va a pescare a bolentino o zappa l’orto.

IL LIBRO
Racconti come cocci di un mondo frammentato, dove le creature più emarginate sono capaci di afferrare pochi istanti di infinito, ognuna a modo suo, nel pieno della tragedia o al culmine del ridicolo. Un collage di figure sghembe ed eterogenee, eppure, in qualche modo, assonanti tra loro, come un accordo di chitarra...


VIAGGIO IN SVIZZERA
giorno 1 Albergo “Les Rondès printanierès”, nei pressi di Lugano - ore 6.35 È quasi l’alba quando Alvin si alza dal letto nella piccola stanza d’albergo vicino a Lugano. Osserva distratto il cronografo al polso, senza memorizzare l’ora. Poi afferra con delicatezza la piccola campana d’ottone riposta sul comodino alla sua sinistra, e osserva con un sorriso beffardo la propria immagine riflessa sulla superficie. Svuota i cassetti dei suoi oggetti personali, senza tralasciare un plico di lettere ancora profumate che infila nell’agenda di pelle. Ha ancora da fare un paio di commissioni per la sua azienda di abbigliamento sportivo, poi potrà fare ritorno a casa, in Italia. Il nodo alla cravatta non gli riesce bene le prime due volte. Al terzo tentativo, con determinazione, produce un nodo stupendo, con una piccola piega appena accennata. Si specchia compiaciuto e raggiunge il buffet per la prima colazione. Sorseggiando il cappuccino bollente, è tentato di dare un’ultima occhiata alle lettere, poi si limita a ricordare con leggerezza la sera precedente, a casa di Laura, e la magica atmosfera sapientemente creata: la luce soffusa delle candele, l’incenso che brucia lentamente, e gli sguardi di Laura, Betta e Uliana che gli sorridono intriganti. C’era riuscito! Era stato semplicemente magnifico, come al solito; ma invece che proporre tute sportive e racchette da tennis, questa volta aveva piazzato ben altra merce: i suoi migliori amici! Bar “Le Follie”, dintorni di Sarzana, La Spezia - ore 11.00 “Bernardo, questo caffè?” “Arriva subito..” Arturo era seduto al tavolino con Pino; scorreva distrattamente i titoli del giornale, sbuffando nuvole aromatiche della Kim appena accesa. “Oggi torna Alvin! “ “Mmm..” “Ma cosa stai leggendo su quel dannato giornale? Ti interessa così tanto?” “No, no.. Cosa stavi dicendo?” “Ho detto che nel pomeriggio dovrebbe tornare Alvin dalla Svizzera. Non è oggi che aveva detto?” “Sì, certo.. E allora?” “Cristo, Arturo, ma cos’hai? Sembra che viaggi in un’altra dimensione! Ci ha detto per telefono che avremmo dovuto aspettarlo qui al bar, ricordi?” “Ohh, ecco Berni col mio caffè! Fammelo bere in santa pace!” “Oggi torna Alvin!” “Giusto; lo stavo dicendo ora ad Arturo, ma il ragazzo mi sembra un po’distratto.” “Cosa c’è Arturo? Com’è andata ieri sera con Anna?” “Noon-beh-tsk tsk-uhmm.. Berni, lascia perdere; fammi prendere il caffè. Oggi arriva Alvin!” “Arturo, mi preoccupi! Va beh, torno al banco, che c’è un sacco di gente; comunque oggi ci vediamo qui, ok?” “A che ora ha detto?” “Porco diavolo, Pino, ma possibile.. Oggi torna Alvin dalla Svizzera, e allora? Che cosa dovrebbe succedere di così importante? Ci ho un sacco di cose a cui pensare, che, me le risolve tutte lui? Non è mica il Padreterno!” “Beh, scusa tanto, era solo per dire.. Anch’io ci ho i miei, di pensieri, non sei mica l’unico! Comunque mi fa piacere, ecco!” “Ma sì, anche a me fa piacere, che cavolo.. Comunque, a che ora torna?” “Ha detto verso le cinque..” “Sì, sì, va bene, ok! Alle cinque, d’accordo; può darsi che sarò un po’in ritardo.” “Non fare come al solito, Arturo, cerca di esserci!” “Mmmh.. “e si accende un’altra Kim. Entra Enrico con la sua ragazza. “Ciao, Arturo, mi offri una sigaretta?” “Mmmh..” “Ehi, oggi torna Alvin dalla Svizzera!” “Lo so!” Bar “Le Follie “ore cinque e un quarto “Ma arriverà?” “”Arriva, arriva; viene da Lugano, mica da Ortonovo, Cristo!” “Ma Arturo? Ha detto che veniva?” “Lui è sempre in ritardo!” “Cosa ha detto di Anna?” “Mah! Mi sembra d’aver capito che c’è un po’di tempesta.. stamane sembrava rimbambito!” “Caro Pino, son sempre le solite storie.. Con le donne marca male!” “Bernardo, porca Eva, allora perchè non cambiamo tutti sesso, così azzeriamo il problema?” “Ma no, volevo dire..” “Ecco Arturo!” L’Alfasud di Arturo sgomma nel parcheggio del bar, lasciando nell’aria un pesante aroma di pneumatici bruciati.” “Arturo, mi sembri ancora di cattivo umore!” “No, no, va benissimo; è arrivato?” “Non ancora, ma ormai dovrebbe essere qui.” Parte all’improvviso la musichetta digitale del telefonino di Pino. “Si’” “Sono io, sto arrivando.. ci siete tutti?” “Ciao, Alvin.. sì, siamo già qui; tu dove sei?” “Sto uscendo ora dall’autostrada; arrivo! Ciao!” “Ciao, ti aspettiamo. Ha detto che sta arrivando..” “Mmmh..” Si accendono tutti una sigaretta. “Va beh, possiamo anche aspettare dentro, seduti al tavolo, no?” “Dai, Arturo, ha detto che ormai è qui!” “Porco diavolo, va beh, ormai è qui, e allora? Se non ci trova sul ciglio della strada si offende?” “Ma no, è solo che ormai siamo qui, e allora..” “Non vi capisco: sembra che stiate aspettando il Messia. Ma guardatevi: Alvin sta arrivando, Alvin ormai è qui; che palle! Che poi non si chiama neanche Alvin. Il suo vero nome è Albino!” “A te oggi t’ha morso la tarantola, Arturo; belìn, ormai sono anni che lo chiamiamo Alvin; a te piacerebbe essere chiamato Albino? Sembra un dispregiativo, fa venire in mente una malattia!” “E allora? Non gliel’ho mica scelto io, il nome. Anche a me Arturo non è che piaccia molto, ma non mi faccio mica chiamare Arthur!” “Ma che cavolo dici.. Arthur! Ci manca anche questa; e comunque puoi farti chiamare come ti pare. Oggi ti chiamerei Brontolo!” “Pino ha ragione; che diavolo ti prende? Sei intrattabile.” “Sono intrattabile? Va beh, lasciamo perdere..” “Eccolo che arriva.” “La Lancia Thema color canna di fucile riempie con grazia lo spazio del parcheggio. “Ciao a tutti; un abbraccio!” “Ciao, Alvin.” “Ciao, Alvin: mi fa piacere che tu sia tornato.” “Ciao, anche a me fa piacere.” “Ciao, Albino: bentornato.” “Ciao, Arthur!” Lugano - via delle Capinere - ore 17.30 Tre tazze di tisana alla rosa sono sul tavolo di cucina, invitanti. Laura assapora un primo sorso, socchiudendo gli occhi; Betta e Uliana la raggiungono subito, sedendosi attorno al tavolino. Nessuna parla, ma gli occhi di tutte e tre ridono. Ancora qualche sorso, poi è Betta che rompe il silenzio: “Quel tuo amico, Alvin, è cosìì..” “Carino? Vuoi dire questo?” “Non proprio! Mi ha colpito; potevi presentarcelo prima.” “Sì, Laura; ce ne hai parlato tante volte che ormai eravamo troppo curiose di conoscerlo. Quanto tempo è che non lo vedevi?” “Beh, circa tre anni.. Ma ci sentivamo regolarmente per telefono. Lui è uno che ama le telefonate a sorpresa. Penso che sia ancora un po’innamorato di me!” “A me sembra innamorato della vita; lo trovo così equilibrato, limpido..” “Non farti troppe idee strane, Uliana; Alvin ha detto che sei perfetta per il suo amico Pino.” “Sì, ieri sera sembrava tutto così normale, naturale; ma siete convinte che sia una buona idea?” “Cosa c’è da perdere? E poi, ormai abbiamo scritto le lettere. È stato così affascinante: scrivere i propri pensieri, descriversi in maniera così intima a ragazzi che non conosciamo ancora..” “Ma è come se li conoscessimo già: Alvin ne ha parlato così intensamente che sembrava di averli qui davanti a noi. “ “Betta, mi raccomando: non farti le solite illusioni. Noi viviamo qui, la nostra vita ormai è qui: non fantasticare troppo. Quei ragazzi, anche se fossero meravigliosi come li ha descritti Alvin, ci verranno a trovare solo per passare un week-end un po’diverso. Magari in questo istante stanno inventando qualche scusa con le loro ragazze per recuperare una domenica libera.” “O forse staranno già parlando di sesso, ridendo fra loro, vero, Laura?” “No, non credo; se sono amici di Alvin, penso che siano un po’come lui: non pensano sempre al sesso!” “Dimmi una cosa, Laura: Alvin, con te, è sempre stato cosi trasparente e sincero?” “No!” “Come no?” “Beh, non sempre! Comunque non ce lo vedo proprio, adesso, a parlare di noi come prede sessuali, seduto al bar con i suoi amici.” Bar “Le Follie “ore 18.00 “Caro Pino, dovresti vedere le tette di Uliana, prima di cedere allo scetticismo. Sfidano la forza di gravità!” “Ma è, bionda? Sicuro?” “Sì, è bionda; l’avevi chiesta bionda, e te la farò conoscere bionda.” “Ma cos’avrà? Una quarta? Una quinta?” “Una quarta, direi; ma il corpo, nel complesso, è da dieci!” “Ma che impressione hai avuto? Pensi che potrebbero starci?” “Senti, Pino, fai una cosa: comincia a leggere la tua lettera, così ti fai un’idea e la smetti di fare domande stupide. Tieni: Uliana! Per te, Bernardo: Betta; per te, Arturo, Laura!” “Mmmh..” “Cosa c’è, Arturo? Appena ti ho visto mi sei sembrato un po’strano..” “Niente, Alvin: il fatto è che è strana proprio la faccenda.. Ma ti rendi conto? Ma chi sono queste tre qua? Chi le conosce?” “E tu, che problemi hai? Le vuoi conoscere o no?” “Ma sì, posso anche conoscerle, comunque è strano! E tu, poi?” “Io cosa?” “Tu, Alvin: ci fai conoscere queste tre ragazze. E tu?” “Io cosa?” “Ma Laura non è una tua ex? Hai qualcun’altra adesso? Perchè non torni anche tu in Svizzera?” “Ascolta, Bernardo: A me non interessa più Laura, nè tantomeno le altre. Ero da quelle parti, e le sono andate a trovare. Poi mi siete venuti in mente voi tre. Tutto qua.” “Tutto qua? Ma hai imbastito una faccenda da commedia americana!” “Ma, Arturo, non essere sempre pessimista: la mia lettera è bellissima. Leggi la tua, prima di criticare! “interrompe Pino. “Sì, sì, ora la leggo.. Ma non credo alle favole; spero che non sia uno dei tuoi scherzi, Alvin, se no questa volta..” “Questa volta cosa, Arturo?” “Niente!” “Ricordati che, a volte, la fortuna ci passa vicino e noi non sappiamo riconoscerla.” “La fortuna non esiste: è solo questione di giocar bene le proprie carte, cercando di conoscere le probabilità!” “E tu cosa ne sai delle probabilità, caro Arturo?” “So quando è il caso di rischiare, e quando è meglio tirarsi indietro; gioco a poker, io!” “Ah sì? E quand’è che tu rischi, sentiamo?” “Mmh.. ad esempio, ieri notte, ho attraversato un incrocio senza guardare, a tutta velocità! Ma non sono pazzo: era notte, e sapevo che le probabilità che passasse un’altra macchina in quell’istante erano minime.
Se ieri notte avessi dovuto morire, sarebbe stato più probabile un infarto che un incidente.” “Bravo, bravo.. e quante sarebbero, secondo te, le probabilità di avere un infarto, ora come ora?” “Sicuramente non tali da dovermi preoccupare!” “Sicuro?” “Sicuro, sicuro.. Cristo, mi stai facendo agitare.. Come sarebbe, sicuro? Certo che sono sicuro!” “Bene, buon per te..” “Certo, che è bene per me.. Mi fai agitare come.. Nemmeno la mia ex moglie mi faceva agitare così tanto, Alvin!” Arturo fa per accendersi una sigaretta, ma gli casca per terra il pacchetto; fa una smorfia, poi, goffamente, rovescia il bicchiere che si frantuma sul pavimento. “Arturo, ti senti bene? Sei pallido.. ma stai scherzando o fai sul serio?” Lo sguardo di Arturo è perso nel vuoto, una smorfia di dolore gli segna le labbra. Gli altri lo guardano, preoccupatissimi. “No, niente.. sto bene.. sto bene! Cristo, mi fai proprio agitare! “ giorno 2 - partenza casa di Pino ore 6.00 “Allora, siamo pronti?” “A me sembra un po’una pazzia, comunque andiamo!” “E tu, Alvin, sicuro che non vuoi venire?” “Grazie, Bernardo, ma ho viaggiato abbastanza, per questa settimana; ora me ne tornerò a dormire, poi penso che leggerò un libro.” “Ci vediamo domani sera?” “Sì, chiamatemi al vostro arrivo, poi ci vediamo domani sera, così mi raccontate.” “Ma siamo sicuri di non essere un po’invadenti? Non le abbiamo neanche avvisate!” “Belìn, Arturo, vogliamo andare o no? Sono loro che ci hanno invitato, e poi, così, facciamo una bella sorpresa.” “Ma sì, Arturo; quando saremo quasi arrivati le chiameremo. Vedrai che saranno entusiaste.” “D’accordo, però, Pino, guida piano. Tanto non c’è fretta! Quando arriviamo, arriviamo.” Il motore della 156 vibra silenzioso; Pino è alla guida, Bernardo al fianco con la cartina stradale. Arturo si apposta nell’ampio sedile posteriore, farfugliando qualcosa. La cassetta con la compilation di Battiato inizia a girare, insieme alle ruote dai luccicanti cerchi in lega. “A presto; salutatele da parte mia.” “A presto, Alvin; ti chiamiamo all’arrivo!” “Non domandarti dove porta la strada.. tu seguila e cammina soltanto..” Autostrada Genova-Ventimiglia - ore 8.30 - ripensando alle lettere Uliana: “Caro Pino, mi sembra di conoscerti da tempo, grazie alle parole di Alvin. Sarei felice di poterti incontrare. Tu credi al destino? A volte penso che qualche entità invisibile diriga i nostri pensieri e le nostre azioni, come ora che sto scrivendo questa lettera cercando di immaginare il tuo viso e la tua vita. Spero che avremo modo di parlare, noi due, magari davanti ad una tazza di millefiori, con l’incenso che, lentamente, ci brucia accanto..” Betta: “Ciao, Berni; è così che ti chiamano i tuoi amici, vero? Beh, io non ti conosco ancora, ma sento che anche noi due potremmo essere buoni amici. Alvin mi ha detto che sei un tipo esuberante, ma, sotto sotto, sei timido e dolcissimo. Mi sembra strano dire queste cose ad uno sconosciuto, ma io ho tanto bisogno di conoscere persone con l’animo gentile: qui in Svizzera è tutto così formale, asettico.. L’Italia mi manca. Se un giorno verrai a trovarmi, portami uno di quei fiorellini gialli che crescono vicino al mare, e un po’di sabbia della spiaggia dove vai d’estate. Non mi prendere per sciocca, sono solo una sognatrice professionista..” Laura: “Arturo, Arturo.. Pronuncio il tuo nome cercando di immaginarti; di te so già alcune cose importanti, me le ha dette Alvin, e di Alvin sento di potermi fidare. Sai che tiene tantissimo alla tua amicizia? Mi ha detto che, a volte, siete in contrasto su alcune questioni; ma ha anche ammesso che tu gli hai insegnato tante cose, e, in qualche maniera, l’hai fatto cambiare. Sai, io ho voluto molto bene ad Alvin, e gliene voglio tuttora; in questo momento della mia vita mi sento bloccata: è come se mi vedessi seduta accanto alla finestra della mia camera, aspettando qualcosa, forse un passerotto che si posi sul mio davanzale e che mi indichi cosa fare.. Sono sempre stata una che piange facilmente. Ora è da molto tempo che non piango più.. non provo più emozioni forti. Però, mentre ti scrivo queste righe, mi sento serena, come se aprissi il mio cuore ad un fratello maggiore..” “Fratello maggiore.. mmmh!” “Cosa farfugli, Arturo? Non si sente qui davanti!” “No, è che stavo pensando alla mia lettera; c’è qualcosa che non mi è piaciuto molto.” “La mia è bellissima; stamane, quando era ancora buio, sono andato sulla spiaggia di Marinella e ho raccolto questi. Me li ha chiesti Betta!” “E cos’è? Terra?” “Ma che terra.. Non vedi che è sabbia? E questo è un fiorellino giallo, come lo vuole lei.” “Mah, sembra fango.. E poi, quel fiore fa un po’schifo; non ce n’erano di meglio?” “Ma no, è che si è un po’sciupato.. e poi il vento li aveva appassiti quasi tutti, non c’era granchè.” “Ma cos’è il millefiori? Mi toccherà bere una cosa che si chiama millefiori.. Ma cos’è, una specie di miele?” “Ma no, sono tisane, bustine da tè alle essenze di fiori.. Ma te, Arturo, si può sapere cosa ti ha scritto Laura?” “Mah, è tutto un cip cip-bau bau.. Non ci ho capito granchè, speriamo bene. So solo che Alvin deve averla un po’plagiata, e che ora aspetta un passerotto..” “Un passerotto? E saresti tu, il passerotto?” “No, semmai io sono un falco; una poiana affamata!” Ortonovo - casa di Alvin - ore 10.00 “E così vi siete lasciati un’altra volta..” Alvin si appoggia sullo schienale del letto tenendo la cornetta fra la spalla e il mento.. Anna parla con la voce rotta dal pianto. “Sì, Alvin, abbiamo ancora litigato; ma questa volta è definitivo: non avremo mai un futuro insieme, Arturo me l’ha detto chiaramente.” “Cosa intendi per futuro insieme?” “Beh, sai, Arturo sta per ottenere il divorzio da sua moglie, potrebbe risposarsi, potremmo avere bambini, vivere insieme.Ma tanto è inutile, a lui non interessa! È come se ci fosse un ostacolo fra di noi, qualcosa che gli impedisce di accettarmi fino in fondo..” “Vuoi che venga lì da te?” “No, Alvin, è meglio che noi due non ci vediamo più da soli.. Anzi, ho paura che Arturo sappia qualcosa; lo sai com’è fatto: se sapesse, non direbbe niente, si chiuderebbe in se stesso.” “Arturo non sa niente, stai tranquilla!” “Come fai ad essere così sicuro?” “Perchè io non gliel’ho detto, e tu neanche; e poi, in ogni caso, in quel periodo voi non stavate insieme.” “Comunque non avremmo dovuto.Siete così amici.. Oh, Alvin, è che sento che mi capisci davvero! A volte mi ritrovo così sola..” “Sicura che non vuoi vedermi?” “Lo sai come finirebbe.Ma come fai ad essere così tranquillo nei suoi confronti? Se venisse a sapere di noi?” “Ma non lo verrà mai a sapere; in questo momento è in viaggio per la Svizzera con Pino e Bernardo.” “Come, in Svizzera? Non me l’ha neanche detto.Ma cosa va a fare in Svizzera?” “Va a trovare delle amiche. Non è il caso di allarmarsi. Vedrai che domani sarà già da te.” “Lui va a trovare delle amiche! No, no: questa volta è davvero finita! Se ne è andato senza dirmi niente.Alvin, scusami, ma vorrei stare un po’da sola a pensare..” “Sicura? Se vuoi che vengo, telefona.” “No, no.Ci sentiamo presto. Scusa, Alvin, cerca di capirmi.” “Ma certo, Anna; ti abbraccio!” Arrivo in Svizzera - h. 11.30 “Cristo, che tirata. Sono tutto anchilosato!” “Ti avevo detto che potevo darti il cambio alla guida, ma sei geloso della macchina più che di una moglie!” “Vabbè, tanto ormai siamo arrivati; ecco Lugano” “Ora vai dritto, poi passa il ponte e taglia a destra.” “Ma, Berni, sei sicuro? Io girerei a sinistra.” “Vai tranquillo, Pino, ho la cartina di Alvin qui davanti: dopo il ponte, a destra!” “Come va, Arturo?” “Bene, siamo arrivati?” “Eccoci: ancora due chilometri e giriamo in via delle Capinere.” “Ci siamo!” “Io voglio tornare a casa!” “Arturo, sai dov’è che devi andare? Ma rilassati, goditi questo momento. La vita ti sorride.” “In questo momento avrei voglia di prendere a pugni qualcuno..” “Ma cosa dici? Ormai stai degenerando: sei di un negativo..” “Di negativo c’è che mi sono lasciato trascinare in questa impresa ridicola; e poi, i miei pensieri, sono rivolti a casa.” “Perchè a casa, Arturo? Pensi ad Anna? Perchè non la chiami, così ti togli il pensiero.” “No, lascia perdere, tanto ormai..” “Ormai cosa? Sei ermetico come una statua di sale!” “Ormai basta: sono in ballo, e allora, balliamo!” “Ok, allora balliamo, ma il ballo è un esercizio che si deve affrontare con gioia! Basta con le mezze frasi; se ci vuoi rendere partecipi dei tuoi pensieri, esprimiti, ma fallo ora, perchè fra pochi minuti conosceremo tre persone interessanti, e allora voglio ballare come si deve, prendere il meglio, e dare il meglio di me stesso, va bene?” “Ma cosa significa? Il meglio, ballare.. Dici che sono ermetico? Vuoi che ti spieghi come stanno le cose? Allora ascoltami bene!!!” .

MARIO MANZO
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