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Lerici si smarca: "Destra e sinistra curiosamente unite su Acam-Iren"

L'assessore Aldo Sammartano: "Noi unico comune di rilievo a prendere una posizione diversa sull'aggregazione. Il sindaco Leonardo Paoletti: "Un'operazione che vede vincere le banche sui cittadini".

Lerici si smarca: "Destra e sinistra curiosamente unite su Acam-Iren"

Golfo dei Poeti - L'amministrazione comunale di Lerici, sull'aggregazione Acam-Iren, si smarca. E lo fa rivendicando la libertà insita nell'aver conquistato Palazzo civico con una lista civica che, per quanto evidentemente vicina al centrodestra, non ha dietro i partiti e le liste della 'rivoluzione arancione' che nell'ultimo quinquennio ha ritinteggiato Liguria e Spezzino. Una situazione, questa, che l'assessore a bilancio e partecipate Aldo Sammartano stasera ha rivendicato in consiglio comunale trattando la delibera relativa all'aggregazione tra la travagliata municipalizzata spezzina e la multiutility. Un passaggio al quale, come già raccontato da Cds (QUI), Lerici va incontro come 'venditore non sottoscrittore', cioè preferendo alle azioni Iren (che significherebbe per il Comune una partecipazione ben inferiore all'uno per cento) la liquidazione cash delle quote lericine, cioè poco più di tre milioni di euro. Una via che, certo, implica - come recita la delibera - presa d'atto e approvazione dell'accordo che porta all'aggregazione. Ma nelle premesse della deliberazione - nonché nella scelta di non essere sottoscrittori - l'amministrazione lericina sottolinea il suo giudizio negativo in merito alle nozze - cosa fatta - tra Acam e Iren.

Secondo Sammartano, ci troviamo di fronte a una "cosa sinceramente molto curiosa, che vede amministrazioni di centro sinistra e di centrodestra (compresa quella spezzina, ndr) condividere la linea dell'aggregazione. Lerici è l'unico comune di un qualche rilievo, detto con rispetto di tutti, che ha deciso di prendere una posizione diversa. Forse perché è un Comune effettivamente amministrato da una lista civica e che quindi può assumere le sue posizioni in libertà, senza dover rendere conto a nessuno e senza che nessuno gli spieghi come deve votare". Per l'assessore "in Acam sono state fatte scorribande che hanno fatto sì che una società che gestiva monopoli è riuscita a fare perdite e debiti di straordinaria dimensione". Come anticipato sabato scorso in commissione, l'ingegnere ha anche spiegato che non è stata scelta la via 'radicale' del non vendere né sottoscrivere in quanto il Comune sarebbe rimasto socio Acam con una partecipazione liquidabile con valore nettamente inferiore rispetto a quanto incamerabile cedendo ora le quote ad Iren, "facendo un danno a mio giudizio anche probabilmente perseguibile, e in ogni caso non avremmo fatto gli interessi della comunità". Sammartano ha aggiunto che "noi avremmo voluto il completamento del risanamento - che era possibile, perché i valori di redditività attuale dell'azienda sono alti - e poi la ricerca di un partner industriale". L'assessore ha anche menzionato il referendum sull'acqua pubblica: "Chi ha votato per l'acqua pubblica ora si trova l'acqua quotata in borsa, cosa non banale".

Ha rincarato la dose il sindaco Leonardo Paoletti. "La nostra - ha tuonato - è una posizione fortemente politica che vuole mettere in luce come in questi anni, su Acam, sia mancato proprio il peso della politica. Una mancanza grazie alla quale oggi, ancora una volta, le banche vincono sugli interessi dei cittadini. Questa operazione è un colpo di spugna, una soluzione sbrigativa". Il sindaco, facendo leva in particolare su fatti vercellesi, ha espresso infine dubbi sul rispetto dei punti dell'accordo da parte di Iren: "Vedremo se manterrà i livelli occupazionali e tutto il resto. Abbiamo visto che Iren non lo ha fatto in altre realtà dove il soggetto pubblico (Comune di Vercelli, ndr) aveva ben il 40 per cento...".

Nel corso del dibattito è intervenuta anche la capogruppo di maggioranza Claudia Gianstefani che ha confermato come, indipendentemente dal fatto che Lerici non sarà più azionista, avrà comunque Iren come gestore, al pari del resto della provincia. "Il servizio sarà rinegoziato in forme che dovremo vedere, ma intanto noi riteniamo che la cosa migliore per i nostri concittadini sia non partecipare all'aggregazione", ha precisato.

La delibera che 'autorizza' il Comune a prendere atto dell'aggregazione senza sottoscriverla e vendendo le quote a Iren è stata approvata con i nove voti della maggioranza. Voto contrario dal gruppo Pd (presenti i consiglieri De Luca e Perotto), da Andrea Ornati di 'Cambiamo in Comune' e dall'ex sindaco Emanuele Fresco. Quest'ultimo e i Dem convinti della bontà dell'operazione, l'ex segretario di Sel - storicamente contrario all'aggregazione - che ha rimarcato di non voler votare un testo che, in ogni caso, parla di approvazione dell'accordo di investimento

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